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Cristo vince.

Il nuovo libro di
Enrico Maria Radaelli.

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INTERVISTA PER LA COLETTI

Enrico Maria Radaelli *

INTERVISTA SUL TEMA DI
“LA BELLEZZA CHE CI SALVA”.

Di Francesco Bonomo a Enrico Maria Radaelli.

Per richiedere il libro rivolgersi: o alle librerie Hoepli di Milano
o Coletti di Roma, o all’Autore con una
.



copertina de: LA BELLE CHE CI SALVA.

La copertina

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Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaL’esperienza che l’uomo fa dell’opera d’arte e la filosofia che sottostà all’immagine come si specificano quando il cristiano sperimenta l’arte sacra in cui è il Mistero a essere interpretato e comunicato, o cosa succede se ne è privato?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuante domande in una domanda: ma la densità semantica è la caratteristica dell’arte, specie della sacra. L’arte è un passaggio dalla materia allo spirito, ma, rispetto alla pura astrazione intellettuale, ha la peculiarità – tutta sua – di essere non solo un varco, ma un varco di per sé bello, non solo una perforazione astrattiva (è una perforazione astrattiva il normale processo con cui cogliamo nei nostri discorsi le essenze delle cose), ma una perforazione astrattiva che di suo è incantevole, non solo una breccia, ma una breccia che aggiunge al volo dell’intelletto la leggiadria.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaL’arte è fatta dalla bellezza, no? Attraverso il suo commovente passaggio l’uomo vede, incantato, qualcosa che non è solo qualcosa, ma è qualcosa di bello, e attraverso l’adorabile squarcio della bellezza dell’arte sacra l’uomo vede non solo la verità, ma lo splendore della verità, ossia la verità con un valore aggiunto: la sua avvenenza. Dunque c’è una (delicatissima) corrispondenza tra arte e verità: più densa la verità della cosa da dire, più splendida la bellezza dell’arte per dirla. Questo è il primo punto di cui impossessarsi in la bellezza che ci salva, e per questo gli dedico lì tutto il Proemio.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaL’arte, si veda, da p. 115, il § 28, Eccole, le sorgenti della Bellezza: sono i quattro Nomi dell’Unigenito di Dio, è l’espressione di una verità, e, posto che la verità più decisiva, più centrale e più profonda è quella nascosta nel Mistero, l’arte riceverà la sua pienezza più satura e ridondante da quella verità che più di ogni altra richiede di manifestarsi, di parlare, di esprimersi, cioè propriamente di fare «arte», che è appunto la verità nascosta dal Mistero, la verità divina.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaArte e verità sono metafisicamente inscindibili, anche se da tempo è stata tentata, col relativismo e il soggettivismo cartesiani, la loro scissione, ed è stata tentata, da un secolo, persino nella Chiesa. Con l’arte ci si avvicina al dogma e Paolo VI, rivolgendosi agli artisti il 17 maggio 1964, rileva: «E se Noi mancassimo del vostro ausilio [artistico], il ministero diventerebbe balbettante e incerto e avrebbe bisogno di fare uno sforzo, diremmo, di diventare esso stesso artistico, anzi di diventare profetico. Per assurgere alla forza di espressione lirica della bellezza intuitiva, avrebbe bisogno di far coincidere il sacerdozio con l’arte».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome mai oggi l’arte sacra balbetta? Perché, all’opposto di ciò che temeva Paolo VI, oggi a mancare di certezze, a mancare di dogma è proprio la pastorale di quel magistero che dovrebbe guidarla. Si restituisca al dogma la sua potenza e anche l’arte tornerà a splendere commovente e luminosa come prima. La forza di ciò sta nel fatto che la causa dell’arte non è naturale, ma soprannaturale: così come risiede nel Logos la causa del contenuto di un’opera d’arte, della nozione che essa esprime, dell’idea che la germina (come dicevo: del dogma), così pure, in parallelo, la causa della forma dell’arte sboccia dall’Imago.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCos’è l’Imago? È il secondo dei quattro Nomi o qualità sostanziali dell’Unigenito di Dio (a questi quattro Nomi e al loro valore per dar vita a una filosofia dell’estetica trinitaria e dunque compiutamente cattolica dedico tutto il primo capitolo del libro, Alle origini della Bellezza). È per questa comune e contemporanea origine trinitaria sia della Bellezza che della Verità che il cristiano riceve dall’arte e specialmente dall’arte sacra che le esprime un insegnamento magisteriale denso di verità – come sottolinea anche Benedetto XVI, vedi p. 166 – tanto e a volte persino ben più dell’insegnamento magisteriale classico.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE se dunque l’arte, come avviene oggi, non parla, o parla poco, o male, o con segni e linguaggi inadeguati al suo compito e alla comprensione dei fedeli, a rendersi muta in realtà è la verità stessa, è il Mistero, è cioè il dogma: la responsabilità della caduta dell’arte, specie della sacra, nella bruttezza, è della Chiesa di oggi, vedi il § 60, Se Giotto fosse stato Andy Warhol o Haring, Michelangelo Renzo Piano o Fuksas, Palestrina Argüello o Frisina. È come se con l’arte, in altre parole, si sia ammutolita la Chiesa. È come se la nostra Chiesa, senza più voce, senza più il limpido timbro del dogma, senza la sonorità cristallina della parola assoluta e si può dire quasi deiforme, si sia messa a parlare a gesti. Chi l’ascolta più?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLei condivide il pensiero di alcuni pittori moderni che in vario modo hanno affermato che l’arte non rappresenta solo ciò che si vede ma l’Invisibile che è nel visibile?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome ho detto, l’arte è un canale privilegiato attraverso cui si manifesta a noi l’atto d’amore del Mistero, dell’Invisibile per eccellenza: anzi, discendendo direttamente da Imago, il secondo Nome dell’Unigenito, simmetrico a Logos, e da Splendor, il terzo (il quarto è Filius), l’arte è il luogo più carismatico dell’epifania divina: bisogna considerare che chiamiamo col Nome Imago lo Specchio che riflette nel Figlio il Verbum della Mente del Padre, e che indichiamo col Nome Splendor la divina Luce, il fulgore spirituale attraverso cui le due Persone si conoscono e, nella Terza, si amano.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDa questa conoscenza tra le due Persone, che nell’Imago, alla luce di Splendor si autorimirano nelle loro sublimi Paternità e Figliolanza, nasce nel Creato l’arte, a partire da quella sacra. Una volta incarnata tra noi, l’ineffabile “Arte” che è, agli occhi delle tre divine Persone, l’Imago del Figlio splendente di Luce, rappresenta nella materia natura sua, per sua natura, l’Invisibile nel visibile.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPerò l’Invisibile nel mondo dev’essere rappresentato attraverso ciò che i sensi vedono, cioè sempre attraverso il visibile, e non mai attraverso segni, convenzioni e simboli che pretenderebbero di mostrare con la loro presenza visibile una loro natura invisibile, nascosta, come reclamano di fare da decenni gli artisti con i segni astratti dell’omonima arte, o di quella dadaista, o della surrealista, o della concettuale, o della “povera” e via enumerando, giacché anche l’arte è soggetta al principio aristotelico-tomista per il quale la verità delle cose è conosciuta dall’intelletto solo e sempre astraendo attraverso i sensi le essenze invisibili delle cose a partire dalla loro materiale visibilità (cfr. T. d’Aquino, S. Th., I, 84, 7). Ogni altro procedimento artistico, per quanto spesso estremamente affascinante, incantevole, persino commovente, è gravemente sviante e fuorviante dalla realtà: è soggettivo, illusorio, relativista, vedi il § 15: Se non è garantita la verità non lo è neanche la bellezza, pp. 57-60, o il 37: Quella volta orribile e deprimente che ci vuole nascondere (in una chiesa) la ss. Trinità, pp. 154-59, o il 50: Secondo Intermezzo. La disparità tra «tradizione» e «audacia» ci trascina negli abissi della bruttezza, pp. 223-34, o il 59: Vandali ordinari e arcivandali misoneisti, pp. 266-86.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa santità di Dio, la sua trascendenza e tutta la serie degli attributi che possono essere predicati, come incontrano il Bello, come si concretizzano o manifestano nelle molteplici espressioni del bello? La suprema trascendenza di Dio viene diminuita dall’espressione artistica dell’uomo o il bello che egli rappresenta è uno strumento per tentare di esprimere la stessa alterità di Dio?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa risposta si trova nei termini in cui è posta la domanda: al contrario dell’immanentismo spinoziano-kantiano che va oggi per la maggiore infiltrandosi anche nelle cattedrali cattoliche, noi siamo costantemente dinanzi alla suprema trascendenza di Dio, che però appunto, in quanto infinitamente trascendente, è da noi diviso abbastanza da farci capire che anche la più sublime delle espressioni artistiche con cui proviamo a rappresentarlo – o a rappresentare una conseguenza qualsiasi della sua infinita misericordia, per esempio Maria Vergine (le sublimi Madonne con Bambino di Agnolo Gaddi, di Zanobi Strozzi, di Giovanni Bellini, di Botticelli) – non è che un passaggio verso l’arcano, verso il mistero, ma solo un passaggio, ed esso stesso è arcano, è mistero, ma non ancora Quell’Arcano, Quel Mistero, tanto che, come si sa, per certi versi un’opera d’arte sfugge anche a chi l’ha ideata.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome il pensiero è dono del Logos, l’arte (e in generale il linguaggio) è dono dell’Imago, e in entrambi si riscontra sia la familiarità di un campo d’azione che ci è connaturale – pensiero, arte e linguaggio ci sono ovviamente connaturali –, sia l’alterità di un campo d’azione che ci è donato, ossia la cui sopravvenente connaturalità con la natura divina avviene per grazia: Dio stesso si riserva di muovere i nostri cuori di fedeli, di artisti o di uomini di Chiesa verso il bene, e verso il Bene ultimo che Egli stesso è, attraverso la parola dei predicatori, uomini di Chiesa o pittori che siano, perché, come dice il filosofo luganese Romano Amerio (1905-1997), «la parola è più ed è prima del parlante»: è una parola increata; ma, per quel che si è detto, essa è anche un’increata immagine. Come si sa, tutte le parole e le immagini di verità prima di essere nel mondo sono pensate in Dio, Logos/Imago del Padre San Tommaso utilizza lo strumento dell’analogia per spiegare come le trascendenti verità e bellezza di Dio (Logos/Imago del Padre) possano essere espresse negli inchiostri e negli ori di noi poveri umani, adoratori suoi, senza creare indebite confusioni tra Dio e creazione. L’arte – la poesia, il lirismo, la bellezza, l’incanto, o comunque si voglia chiamare il passaggio inafferrabile a noi vicino-lontano delle nove Muse – è propriamente questa analogia.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica«La bellezza ferisce, ma proprio così richiama l’uomo al suo destino ultimo» (Joseph Ratzinger). L’arte, come la fede, ha lo scopo di far fremere, di scuotere, di ferire?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCi sono due modi per ferire il cuore dell’uomo: o con il bene, o con il male. L’arte e la fede hanno lo scopo di ferirlo con il bene. E non solo l’arte e la fede, cioè la bellezza e la verità, ma anche l’amore, anzi, si direbbe, soprattutto l’amore, perché con l’amore, gravido come si suppone sia di bellezza e di verità, sia vinta Laodicea, sia vinta cioè la tiepidezza, travolta la banalità, annientata la neutralità, scacciata la dabbenaggine. La bellezza, lo si è visto, non è di questa terra, ma del Cielo, come la verità e insieme alla verità.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa bellezza ferisce perché e tanto quanto ferisce la verità, che però a sua volta si manifesta con l’avvenenza della bellezza. La freccia della bellezza è un dardo tanto più aurico tanto più essa bellezza prevale, domina sulla verità, come nelle Madonne che si diceva dello Strozzi o del Giovanni Bellini, annientanti.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa la bellezza non è circoscritta alle arti figurative, alla musica, all’architettura: quante volte siamo incantati dalla bellezza di un ragionamento? quante da un gesto? e non diciamo forse della vita di un santo “Che bell’esempio”? Proprio così, perché la bellezza è, come dice san Tommaso (cfr. De potentia, 7, 2, ad 9), ciò per il cui piacere si gioisce e ci si allieta, feriti a subita vista, e le profondità dell’anima vengono trafitte, stordite dalla letizia anche solo di una parola allorché questa manifesta all’anima, attraverso il modo con cui si presenta, ossia attraverso il suo aspetto, il suo volto, la sua bellezza, potentemente una qualche realtà.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa da qui si capisce che allora la bellezza è sempre dietro una verità anche quando non ci sono pennelli, perché è la verità in sé che, con la sua manifestazione, deve forzosamente utilizzare gli elementi propri alla bellezza: nel momento in cui ci si manifesta un logos, una verità, questo logos, questa verità assume i contorni e l’aspetto della sua definizione, assume cioè un’immagine (una imago), e – secondo momento – con tale immagine essa si mostra, si manifesta, e in ciò utilizza una luce (uno splendore), e in tal modo il nostro assunto – il nesso tra verità e bellezza – è spiegato.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCosì si capisce perché l’arte ferisce il cuore e specialmente si capisce che questo, di ferire il cuore, è proprio il suo scopo, è lo scopo dell’arte (ma non lo scopo di molta arte dell’ultimo mezzo secolo, che infatti, tranne rari esempi (vedi p. 274), più non commuove nessuno): già, perché la bellezza porta in sé – e col suo splendore illumina – un contenuto nozionale di una qualche realtà, quel che diciamo una verità, e la verità – repetita iuvant – ha il grave compito di dover ferire l’uomo nel profondo perché deve potergli portare dentro la realtà, deve compenetrarlo di realtà, e questo è l’amore: la verità deve legare all’uomo la realtà in un solido e indistruttibile vincolo d’amore, quindi vincolo non esterno ma interno, intimo, e di ciò è la bellezza a essere il sommo se non l’unico strumento. Questa la tesi di fondo del libro.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl volto di Cristo «è l’immagine del Dio invisibile» (Col 1, 15): Dio che ha l’immagine carnale in Cristo. Dio è nell’ “immagine” di Cristo che riflette il mistero?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCristo, proprio in quanto «immagine del Dio invisibile», è il principio di tutti i nostri ragionamenti precedenti, è il nodo cruciale, l’incrocio centrale di tutto ciò che è stato detto. Egli non solo riflette il Mistero, ma lo è: la sua incarnazione ferisce la natura e, si badi, la ferisce, ossia la penetra fin nel più profondo del cuore, portandole vita a lei che era morta, travasandole sangue a lei esausta, immettendole forza a lei ormai ridotta a rena buona solo a essere dispersa. Tutto ciò e altro ancora, ovvero tutto quello che si dice di lui nella Scrittura, nella Patrologia, nella Tradizione, nella teologia, nella preghiera, nel Rito, Egli lo è proprio e soltanto per via del fatto che una delle quattro qualità sostanziali, uno dei quattro Nomi dell’Unigenito di Dio, è l’Imago che si diceva.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPerché questo? Perché, come dice san Tommaso: «Il concetto dell’intelletto implica somiglianza con il soggetto da cui procede [ossia, nel caso di Dio, con la Mente che è il Padre; nel caso dell’uomo con la cosa appresa]» (S. Th., I, 35, a. 2), che è a dire che se c’è connaturalità, come c’è e dev’esserci, tra Figlio e Padre, tra Concetto (o Verbo) e Intelletto (o Mente), essa è dovuta precisamente alla somiglianza; ma a cosa è dovuta la somiglianza di un concetto «con il soggetto da cui procede» se non al fatto che il concetto è, nella sua definizione, nei suoi confini e nel suo aspetto, un’immagine? Solo un’immagine infatti, e non un concetto, dà luogo alle qualità e quantità su cui si determinano le eguaglianze e le differenze tra concetti che li distinguono uno dall’altro.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDunque non si ha somiglianza senza immagine, non concetto senza somiglianza e da qui senza immagine; senza concetto, poi, non si ha verità, e senza verità non si ha riscontro con le cose, per cui senza immagine non si ha niente: non solo non si ha il creato, ma neanche si ha Dio, posto che Dio, come si può e anzi post Revelationem si deve dimostrare con i dati portati da Cristo (v. Inos Biffi, Come e perché esiste solo la verità dei Tre, «L’Osservatore Romano», 16 settembre 2011, a tardiva conferma, ma autorevole, della tesi portante del mio IL MISTERO DELLA SINAGOGA BENDATA, INTRODUZIONE di Antonio Livi, Effedieffe, Milano 2002), posto che neanche Dio esisterebbe, dicevo, se Egli non fosse anche questa qualità sostanziale specifica per la quale Egli è Parola, è Verbo, è Logos, ma prima ancora (nel senso visto) è Imago, è Volto, è Somiglianza.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa liturgia è il luogo in cui le arti sono state convocate. È il luogo in cui è necessario ritornare alla bellezza per dare dignità al dramma della celebrazione del Cristo. La liturgia è forse la grande via in cui l’arte e la fede si incontrano nell’incarnazione di Cristo? Difficoltà.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaProprio così: da quel che si è detto, se Cristo porta sulla terra le divine qualità del Monogenito del Padre e con esse «ricapitola» in sé (Ef 1, 9) ogni creatura, ebbene, tutto ciò lo compie proprio nel santissimo Sacrificio della Croce e poi nel Rito liturgico che ne consegue. Siamo all’apice, alla vetta (terrena) della Verità rivestita dagli ori della Bellezza: come mai «la liturgia è – come dice lei – il luogo in cui le arti sono state convocate»? Perché le arti sono state convocate là dove maggiormente si addensa il Mistero che hanno il compito di svelare e per il quale esse stesse esistono.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa oggi le arti, per dirla chiara, tradiscono se stesse, la Chiesa e l’umanità, e perpetrano questo triplice tradimento in due modi: in un primo, allontanandosi, come da almeno tre secoli si sono allontanate, dalla liturgia e dal compito primario cui, come ben dice lei, erano state «convocate», essendosi messe, per converso, a tematizzare e illustrare sempre più l’uomo e i luoghi materiali e simbolici ma naturalistici dell’uomo e non più Dio e i luoghi materiali e simbolici trascendenti di Dio, e questo è un allontanamento per così dire estrinseco, esterno alla liturgia, e intrinseco, interno alle arti; in un secondo modo poi attraverso la stessa liturgia, con quella che il cardinale Ratzinger definì «una devastazione, una fabbricazione banale del momento» (gli estremi a p. 44 del mio libro), parlo del Novus Ordo Missæ, ossia, sostanzialmente, presentandosi con una nuova estetica liturgica tutta sbilanciata sull’uomo invece che su Dio (su Dio Trinità), e ciò ha introdotto nel culto un elemento naturalistico e nella Chiesa una mentalità naturalistica conseguente; in tale secondo modo l’allontanamento delle arti dalla liturgia è intrinseco alla liturgia ed estrinseco alle arti, ma sempre di tradimento o almeno di voltafaccia estetico si tratta, se consideriamo per esempio il giro di orbita degli altari da ad Deum com’era a ad populum, lo sterminio quasi totale delle genuflessioni, il permesso di toccare le sacre Specie anche alle mani dei fedeli eccetera (vedi p. 53 del libro). Una nuova e diversa teologia impronta una nuova e diversa estetica, che è a dire una nuova e diversa ‘filosofia della conoscenza estetica’ che influisce e determina un approccio alle arti anch’esso del tutto nuovo e, quel che più conta, diverso (vedi il secondo capitolo, Tradizione e audacia).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSulla rigorosa base scientifica della scoperta di Imago quale imprescindibile veicolo estetico-formale del Logos, il libro può denunciare senza tema il distanziamento dalla realtà irrazionale (perché fuorviante e sviante) operato in liturgia (da qui divaricandosi in teologia per il suo contenuto e in arte per la sua forma) con la «fabbricazione» del Novus Ordo Missæ, distanziamento evidenziato in specie dal carattere preso dalle arti: apofatico, o, come dice il cardinale Ratzinger nel suo Introduzione alla Liturgia, «aniconico». Ma un’arte apofatica nei contenuti e aniconica nella forma è sostanzialmente e formalmente anticristica. Difatti, sul piano teologico la gente non crede più alla Presenza reale, e sull’artistico non vede più ciò che sopra è stato chiamato «l’Invisibile nel visibile».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLe difficoltà per l’arte di «ritornare alla bellezza per dare dignità al dramma della celebrazione di Cristo», come ben dice lei, sono enormi. Bisogna ricominciare dal dogma: solo il ripristino universale dell’unica forma liturgica adeguata al dogma, il Rito cui si nega il carattere ordinario che natura sua gli è proprio, consentirà alle arti di riscattarsi dal fango di insipienza, di relativismo estetico e, diciamolo pure, di spappolata bruttezza di cui sono lordate. Naturalmente non sarà questa la via perseguita, e gli uomini che governano attualmente la Chiesa continueranno a percorrere la via che sinteticamente possiamo chiamare dei «Cortili dei gentili», di Assisi, del richiamo alla fede in un comune denominatore soprannaturale che ormai è chiamato soltanto, molto genericamente, “Dio”, tralasciando il richiamo alla fede precisamente in Cristo. Via che dicono di combattere ma che invece, percorsa come vuol essere con un’ostinazione degna di miglior causa, non farà che spingere ulteriormente nel guazzo del relativismo le arti, e, quel che è infinitamente più grave – lo illustro che più chiaramente non si può nei §§ 59 e 60 su vandali e arcivandali – in quella stessa mota anche «il luogo in cui le arti sono state convocate».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa la Chiesa prima o poi dovrà tornare forzosamente al dogma e dovrà tornarvi perché il dogma è l’abito divino che la riveste natura sua, per natura. È già successo cento e mille volte che anche i Papi dessero indicazioni dottrinali spinti più dalle opportunità delle circostanze storiche che dalle pure esigenze della fede, vedi Leone III e la questione del Filioque, ma questi cedimenti sono sempre stati limitati nel tempo e non hanno mai scalfito la sostanza né della fede né della Chiesa. È segnato dunque che gli ori della bellezza liturgica tornino a risplendere e a commuoverci. Noi non li vedremo, ma torneranno: è solo questione di tempo.

Enrico Maria Radaelli

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