L’unico libro sulla Rinuncia di Benedetto XVI che espone i veri corretti e molto eretici argomenti su cui essa si fonda, a causa dei quali è invalida e quindi nulla. L’unico libro, dunque, che fotografa il reale stato della Chiesa, oggi, in seguito a tale drammatico evento. L’unico i cui argomenti hanno ricevuto il riconoscimento della loro più piena e solida veridicità da parte di ben due Vescovi: Mons. René Henry Gracida e Mons. Carlo Maria Viganò. Infine anche l’unico libro che, oltre a rilevare come la Chiesa oggi si è da se stessa medesima portata a un passo dalla morte, ne propone con decisione però anche le sole due possibili strade per potersi salvare, ancora una volta, al più presto e miracolosamente.
Ciascuna essenza delle cose
del mondo ha un luogo proprio in cui, trovando l’equilibrio, manifesta la propria innata virtù e cui tende come alla
propria pace nel proprio principio. Per la terra questo luogo
è il proprio centro, « al qual si traggon d’ogni parte i pesi » (Inf., XXXIV, 111); per
l’acqua è il mare che tutte le acque livella; per il fuoco l’empireo; per l’aria il cielo. Ma l’uomo, che è
nel cosmo non come una cosa nel cosmo, ma come un microcosmo egli stesso, anzi come un microdìo, per cui egli è
connaturale a tutti gli elementi del cosmo, ha tuttavia anch’egli un luogo naturale, una naturale connessione con
un luogo. Questo luogo è uno spazio da lui costruito e da lui animato e in cui egli compie le operazioni più profonde
della natura: il sonno, la mensa, l’amore. Tale luogo naturale dell’uomo è la casa, la domus, e soltanto
la casa lo fa padrone, dominus, non solo delle cose, ma di se stesso. Questo spiega, della casa, la santità, l’inviolabilità,
e il profondo trasporto che l’uomo ha per essa. 1[Cfr. ROMANO AMERIO, Brusuglio.
Guida alla visita di Villa Manzoni, Centro nazionale di Studi Manzoniani, Milano 1977, cap. I.] Ma più e più
ancora: la realtà che nelle cose noi troviamo più palpitante e vera non è che nube di vapori a confronto
del suo principio sovrastante e incomputabile: il mondo, su cui poggiamo i piedi e in cui trafiggiamo lo sguardo a ogni ora, è
ombra e metafora gentile di quel vero, incommensurabilmente più, che è in Dio come i vortici incandescenti
e profondi delle reazioni atomiche nel sole sono più di fronte al lume della fiamma. E Dio è più ancora. Allora la vera Domus cui l’uomo tende, cui tutta la sua storia e la sua fatica e la sua angoscia tendono, come alla sua pace, è Dio: è
sua Domus il Cristo Eucaristia in cui l’uomo entra e dimora; è sua Domus la Sapienza, in cui la ragione
dell’uomo cerca e trova aletica realtà e sua giustizia; sua Domus il Bene, in cui il desiderio dell’umile
creatura trova pienezza e appagamento; Domus sua il Bello in cui l’uomo trova flagranza di meraviglia e ancora meraviglia;
sua Domus il Vero in cui l’uomo trova rispondenza e accordo; e Domus sua è infine l’Uno in cui
l’uomo trova amor di tutto, e il tutto al tutto come fosse Uno si sorride.
LA CASA DELL'UOMO È DIO. DIO
STESSO È LA CASA DELL'UOMO. 2
[Cfr. Psal., LX, 3: « Dimorerò nella tua tenda per sempre » (CEI),
« Dimorerò per sempre nel tuo tabernacolo » (Vulgata).]