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(Segue da p. 1) In
secondo luogo, bisogna vedere di quali filosofi si tratti: di Cartesio? di Spinoza? di Hegel? I loro sistemi immanentistici escludono
una vera creazione, ed escludono soprattutto un vero Dio. Di Platone, allora? Nel mio libro accenno alla difficoltà del greco
di porre un nume solitario capace, per l’appunto, di creare, perché non aveva gli strumenti per superare le difficoltà,
strumenti offerti alla ragione umana solo ad opera della Rivelazione: la Rivelazione, fornendo i dati verso i quali la fede deve
orientarsi, fornisce alla ragione naturale un elemento da essa inconoscibile – il Mistero – che non è però
ad essa contrario, ma superiore, come ricordo a p. 99, dal I cpv. in avanti.
Altra distinzione: come precisato
in questo medesimo luogo del mio studio, prima della Rivelazione gli uomini debbono riconoscere dal creato l’esistenza del Creatore;
ma, dopo la Rivelazione, gli uomini hanno un dovere più grande: quello di riconoscere che l’unico Dio (da cui sant’Ambrogio
asserisce non escluso « affatto » il concetto di Trinità) è senza dubbio trinitario e altro non può
essere. Se potesse essere altro, cioè di altra natura, di una natura cui non sia intrinseca immediatamente la realtà
delle Persone, sarebbe vanificata la Rivelazione, giacché la possibilità di avere un Dio che non corrisponda a quello
rivelato, accanto a quello rivelato, non ne garantisce la veridicità: GESÙ Cristo stesso,
vero Dio, potrebbe anche non essere Dio, il che non si può dare: questo è giudaismo sinedrista, il giudaismo combattuto
da Cristo, poi dagli apostoli, in specie da Paolo.
Cosicché san Tommaso
insegna: « Il nome Dio di suo sta a designare l’essenza; perciò, come è vero che l’essenza
è le tre Persone, così è vero che Dio è le tre Persone ». 1 [Summa Theol., I, q. 39, a. 6]
Non si può sfuggire:
in tutta la q. 39, fin dal I articolo, l’Angelico eguaglia in Dio essenza e Persone, fino a dire, come Ambrogio (e Agostino,
che Tommaso riporta nel sed contra dell’articolo), che « Dio è le tre Persone », che è appunto
quanto io sostengo nella mia tesi, perché dire « Dio è le tre Persone » è lo stesso che dire
« Dio, se non è trino, nemmeno è » (p. 110), perché l’eguaglianza posta nell’enunciato
tommasiano esclude ogni termine in opposizione ai termini dell’enunciato, quale potrebbe essere l’unità o
il numero due del predicato, come l’Aquinate insegna nei primi articoli della q. 30, sulla pluralità delle Persone, specificando
però che, quando per uno si intende un solo Dio, ciò è vero perché « uno significa ente indiviso
», non così se si intendesse uno come “Dio è una sola Persona”. Ora, ciò che san Tommaso (e
Ambrogio, e Agostino) dice positivamente, io lo affermo per esclusione, in negazione. E non si può dire che così, se
si vuole affermare il primo articolo di fede che ci fa cattolici, per cui dire diversamente ci pone immediatamente fuori della cattolicità.
A proposito poi di Rivelazione,
sembrerebbe che l’obiettore faccia risalire solo alla venuta del Cristo la scienza delle « tre relazioni personali cui
si comunica l’essenza divina ». Non concordo, notando che questa concezione assolutamente non tomista spiana la strada,
da parte cattolica, alla concezione giudaica che nega ogni ombra di rivelazione del Mistero trinitario nell’Antico Testamento.
Rimando specialmente ai primi due capitoli della mia indagine per la confutazione di questo erroneo e pericoloso convincimento, limitandomi
qui a segnalare il luogo in cui Tommaso insegna la verità da tenere: II-II, q. 2, a. 8, citata a p. 68 del mio libro: «
Prima di Cristo il mistero della Trinità fu creduto come il mistero dell’Incarnazione, e cioè esplicitamente
dai maggiorenti, e in maniera implicita e quasi velata dalle persone semplici ».
III osservazione:
p. 109.
Quid hæc caritas?
Dio può non dare la sopranatura al creato. Nessuna necessità, e Dio non è tenuto a farlo.
L’autore sostiene
che se Dio non fosse trino, non potrebbe creare! Nelle opere “ad extra” agisce l’essenza, non le persone
(se non per appropriazione). I, 39.
Rispondo:
Vale anche qui l’osservazione
di Ambrogio di cui sopra: « non si esclude affatto » che, quando si parla dell’essenza, ovvero di “Dio
uno”, non si parli della Trinità. Anzi, questo concetto di Trinità va tenuto sottinteso e intrinseco al concetto
di essenza, come spiega san Tommaso. Infatti l’Angelico, in I, q. 45, a. 6 (Se creare sia proprietà di una sola
Persona divina), specifica: « Il creare non è proprietà di una sola Persona, ma di tutta la Trinità
». L’Aquinate si guarda bene dal dividere l’essenza di Dio dalla sua trinitarietà, non pensando nemmeno
per un istante che il Dio su cui indaga non sia il Dio rivelato da GESÙ Cristo e come lo
ha rivelato GESÙ Cristo.
Tanto è vero che,
immediatamente dopo, così conclude l’articolo: « Tuttavia le Persone divine hanno un influsso causale sulla
creazione in base alla natura delle rispettive processioni. Come abbiamo dimostrato sopra (q. 14, a. 8; q. 19, a. 4), quando si
trattava della scienza e della volontà divina, Dio è causa delle cose per mezzo del suo intelletto e della sua volontà,
come l’artigiano nei confronti dei suoi manufatti. Ora, l’artigiano si pone all’opera servendosi di un verbo
[parola intima o idea] concepito dall’intelligenza, e spinto da un amore [o inclinazione] della sua volontà verso
qualche oggetto. Allo stesso modo anche Dio Padre ha prodotto le creature per mezzo del suo Verbo, che è il Figliuolo;
e per mezzo del suo Amore, che è lo Spirito Santo. E sotto quest’aspetto le processioni delle Persone sono causa
della produzione delle creature, in quanto esse includono attributi essenziali, quali la scienza e la volontà ».
E questo, come visto, è esattamente
quanto dimostro e sostengo doverosamente nella mia tesi. Vediamone ulteriori altri sviluppi.
(Vai a p. 3 di 4)
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