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Il nuovo libro di
Enrico Maria Radaelli.

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INGRESSO ALLA BELLEZZA.

Enrico Maria Radaelli *

Ingresso alla bellezza. Fondamenti a un’Estetica trinitaria.

LECTIO III.
DE DUOBUS DEI FILII NOMINIBUS.

I due Nomi del Figlio di Dio.

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(Pagine 58-73 del libro.) Terzo fondamento metafisico a una Teoria unificatrice della realtà: il concetto di immagine (imago) nella Trinità e nel creato; ricognizione della dottrina tommasiana dei due Nomi sacri del Figlio: Verbum e Imago; loro legamento nella sua divina Persona, in una indissolubile ‘supersimmetria’. Conseguenza: pulchrum è un trascendentale come verum, e bellezza e verità sono equipollenti.

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Dopo il cammino a tappe forzate compiuto nelle precedenti nostre I e II Lectiones, ora, con lo studio del termine imago, immagine, entreremo decisamente in merito all’argomento principe di una Filosofia dell’estetica genuinamente sacra, quale dev’essere una filosofia improntata alla Trinità.
La necessità è innanzitutto quella di verificare se e quanto la Filosofia dell’estetica possa porsi in parallelo a una Filosofia della conoscenza: questo è il postulato da esaminare; e, successivamente – risultando rispondente alle richieste di una corretta epistemologia –, sarà il postulato da accogliere.
Infatti, come accennato nei PROLEGOMENa, la convinzione di Gilson che l’arte nulla abbia a che fare con la gnoseologia, essendo quella tutta schiacciata sull’ordine dei fatti, questa sull’ordine delle idee, potrebbe perdere la propria certezza a partire dall’impostazione metodologica: un metodo che, come quello qui seguito, fa della Trinità l’impronta su cui si calca tutta la ricerca, l’impronta poi su cui di volta in volta verranno verificati i dati successivi, parrebbe un buon metodo, un metodo cattolico. E se con esso si dovesse concludere che è perfettamente confacente alla sovranità del Figlio pareggiare il governo estetico alla podestà conoscitiva – proprio sul terreno ideale prima che fattuale – questo metodo ‘trinitario’ permetterebbe di sganciare senza difficoltà un’opinione errata. Gilson avrebbe forse dovuto accostare alla gnoseologia non l’arte, che è un atto, ma l’idea dell’arte, cioè l’Estetica, ossia non la poièsis del suo momento creativo e fattuale ma la scienza, l’episteme, del suo momento semantico, riflessivo, causale.

La disamina del termine imago, riferendolo, come noi abbiamo modo di fare, direttamente a Dio, in analogia al termine forma visto nella precedente II Lectio, ci conduce infatti al centro più rovente del grande, immane problema costituito dal bello, che non è un problema solo di estetica, ma prima ancora di linguistica, di semiotica, di gnoseologia.
Questa sorta di legamento metafisico tra le due prospettive di verità e di bellezza (che sarà preferibile analizzare per ora sotto la luce di aspetto, o species, o immagine), prospettive peraltro già più volte avvicinate tra loro, specie tra gli Scolastici, e oggi da filosofi quali Gilson, Maritain, Yarza, spianerà la strada a quell’unificazione tra mondo reale e mondo logicoco-noscitivo cui accennavo fin dai PROLEGOMENa, strada che si presenta doverosamente percorribile proprio dai filosofi cattolici, per fare poi arte sacra oggi, se ciò significa, come credo, costruire la Domus di adorazione umanistica a Nostro Signore.

La necessità posta dall’arte sacra, nella sua realtà di essere arte – dunque pensiero e manufatto dell’uomo – e di essere poi sacra – dunque pensiero e manufatto discendente da Dio –, è quella di darsi le basi metafisiche in cui si mostri l’intima relazione tra due ordini di cose: quelle dell’uomo e quelle di Dio, ovvero l’ordine di segno, in quanto cosa artificiale, caratterizzante ogni prodotto del pensiero dell’uomo, dunque la sua arte; in relazione con l’ordine di significato, o idea, o pensiero, o verbo, caratterizzante il sacro in Dio: l’onore dato da Dio a Dio attraverso le proprie creature, cioè dal Cristo a Dio, nella contemplazione ab æterno di Dio nel proprio Verbum/Imago.
Nella XIII Lectio si vedrà che questa relazione unitiva ha ottime possibilità di trovare un’adeguata sistemazione teoretica, essendo entrambe le realtà (dell’arte e del sacro) analogabili alla divina relazione tra la Persona del Padre e quella del Figlio.
[...].

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(Pagina protetta dai diritti editoriali.)

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