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Il nuovo libro di
Enrico Maria Radaelli.

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INTERVISTA USCITA SU « Corriere del Ticino ».

Intervista di Carlo Silini a Enrico Maria Radaelli. *

LA RIABILITAZIONE POSTUMA
DI ROMANO AMERIO.

Per lui il Concilio tradiva la Tradizione - Ma oggi il Vaticano lo rivaluta.

(« Corriere del Ticinoi », 11 novembre 2009, p. 3)


Sono in libreria i due capolavori di Romano Amerio:
Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX

e Stat Veritas. Seguito a «Iota unum»,
con Postfazione e curatela di Enrico Maria Radaelli, Lindau, Torino, giugno 2009.

* * *


RITRATTO DI ROMANO AMERIO
Dalla polvere agli altari. O quasi. Finché era in vita, il filosofo luganese Romano Amerio (1905-1997) godeva di scarsa considerazione negli alti consessi ecclesiali. Le sue critiche radicali al Concilio Vaticano II e ai Papi che l'avevano promosso e sostenuto, lo avevano de facto relegato al ruolo di pensatore marginale, bandiera dei «tradizionalisti» scontenti delle novità conciliari. Da qualche anno - esattamente dal 2007, quando l’organo ufficiale del Vaticano ne parlò in termini molto elogiativi - Amerio sembra essere invece diventato un indiscusso punto di riferimento per la Chiesa ratzingeriana. Non è un caso che alla fine di ottobre il curatore delle sue opere, Enrico Maria Radaelli (docente di Filosofia dell’estetica alla Pontificia Università Lateranense), abbia presentato alla Biblioteca Angelica di Roma la riedizione delle sue due opere: «Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel XX secolo» e «Stat Veritas. Seguito a “Iota unum”» (edizioni Lindau). Lo abbiamo intervistato.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica1. Romano Amerio pubblicò la sua opera principale nel 1985. Il vaticanista de l’Espresso Sandro Magister sostiene che all’inizio fu boicottata dai vertici della Chiesa. Poi, nel 2007, l’Osservatore Romano cambiò radicalmente rotta. Ne parlò. E in termini molto elogiativi. Cos’era successo?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica La ringrazio innanzi tutto perché mi dà l’opportunità di chiarire la posizione di un filosofo che, amico stimato di uomini di Chiesa come i vescovi di Lugano Jelmini e Corecco, il cardinale Siri, don Divo Barsotti, si mantenne scrupolosamente in una linea di obbedienza al Magistero, eppure, come Lei dice, fu per decenni osteggiato, e proprio da coloro che avrebbero potuto trarre grandi benefici dallo studio della sua opera.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Quando alla fine dell’ ’85 fu editato Iota unum, il suo autore andava ormai per gli ottantuno. Il libro, pur non sostenuto da recensioni, vendeva col passaparola. L’emerita Ricciardi ne stampò settemila copie in quattro anni malgrado le autorità ufficiali e ufficiose della Chiesa l’avessero ostracizzato con una chiusura a riccio totale, se si escludono la cauta ma non del tutto sfavorevole recensione di Civiltà Cattolica e quella invece violentissima di Jesus.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Questa chiusura delle autorità era dovuta alla penuria di argomenti da alzare contro quelli esibiti da Amerio. In altri termini: i famosi «neoterici» avevano torto, e la scarsità di argomenti era data dal fatto che essi, al fondo, erano ben «consapevoli – come rilevava Sandro Magister – di non poter sconfessare un autore così solido». Il fatto è che, fa notare il professore della Lateranense mons. Antonio Livi analizzando Iota unum, «la logica è tutta a favore dell’ortodossia e l’eterodossia è tutta piena di illogica volontà di adulterare la fede», cioè dei sofismi denunciati da Amerio.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica I venticinque anni trascorsi da allora stanno provvidenzialmente producendo nei confronti di Amerio una doppia inversione di rotta: la prima, parlarne invece che zittirlo; la seconda, elogiarlo invece che esecrarlo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLe cause remote sono, p. es., che la tutt’ora dominante corrente progressista ha perso molti dei suoi teologi più celebrati (Congar, Daniélou, De Lubac, Ranher ecc.) e dei cardinali che li sostenevano, e la gente oggi vede, nelle pletoriche Conferenze episcopali dei vari Paesi, delle eredità senza smalto: sempre disobbedienti al Papa e tutte buttate sul sociale e sul politico invece che sulla dottrina, sulla religione e sulla liturgia.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica L’effervescenza del concilio è caduta e dopo i sogni la gente tocca con mano la realtà: ci ha invaso una generale e barbarica bruttezza che ha preso il posto delle armoniche e fragranti bellezze scaturite per secoli da una liturgia elevante; è la stessa liturgia ad aver perso la propria nobiltà e con essa la fiamma che incendiava di bellezza chiese, quartieri e città. Il quadro del 1985, di una Chiesa spogliata di sé e di una religione decaduta, è nel 2009 ancora più drammatico. Ma i cattolici, che hanno per così dire «nel sangue» la risurrezione, si sono vòlti allora – si stanno volgendo – alla ricerca di maestri cui riferirsi, maestri come Amerio, Siri, Barsotti, oltre che a rigori liturgici e a valori spirituali e morali quasi dimenticati.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Altra causa: è salito sul Trono più alto un uomo che, pur avendo corretto solo in parte la volontà «ecumenista» che permeava il suo pensiero come perito del concilio (e che lo accomunava alle idee «ecumeniste» più radicali dei «neoterici» citati), tuttavia rispetto all’augusto suo Predecessore lo ammorbidiva in una maggiore calibrazione dottrinale: il «professore» Ratzinger è certo più attento alle esigenze della dottrina di quanto lo sia stato il «pastore» Woitjla. Così pure la sua riconosciuta e «antica» inclinazione per la bellezza e per la liturgia.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica La causa prossima è il cambio di direzione dell’Osservatore Romano: anche qui, a correggere il tiro è un intellettuale del calibro di Gian Maria Vian, il cui padre aveva tenuto un’interessante corrispondenza con Amerio, dalla quale il figlio aveva potuto farsi un’idea più diretta del Luganese. Non essendo una personalità ossequiosa verso l’alto Editore della testata più di quanto lo esiga un sano rapporto impostato sulla ragione, il nuovo direttore chiamato dal nuovo Pontefice ha saputo presto cogliere l’occasione per rilevare almeno le idee maestre del filosofo, il loro apice metafisico. Vian e i suoi collaboratori, con i quali ero in contatto per comuni amicizie, non si sono lasciati sfuggire l’affinità tra il titolo della terza enciclica di Benedetto XVI, Caritas in veritate, e la più dorsale delle «guide lines» ameriane: «l’amore non precede, ma procede dal Verbo», meglio nota come «il problema della dislocazione della divina Monotriade».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Il recupero di Amerio da parte del ‘Giornale del Papa’ si ferma per ora a riconoscere l’importanza che il filosofo dà a seguire o non seguire «la retta disposizione delle essenze» della ss. Trinità (Primo Principio il Padre, poi il Figlio, da essi lo Spirito Santo). È già molto. Anzi moltissimo: chi torna a riconoscere vitale e solido il perno, avrà una strada tutta in discesa per constatare la bontà anche di ciò che gli gira intorno.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica2. In Iota unum, Amerio scrive: «Tutta la questione circa il presente stato della Chiesa è chiusa in questi termini: è preservata l’essenza del cattolicesimo? Le variazioni introdotte fanno durare il medesimo nella circostanziale vicissitudine oppure fanno trasgredire ad aliud? [...] Tutto il nostro libro è una raccolta di prove di tale transito» (pp. 626 e 628). Insomma, per Amerio il Concilio Vaticano II si era allontanato dalla Tradizione cattolica?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Le prove portate da Amerio, raccolte dai documenti più formali del Magistero per documentarne l’ufficialità e dai più spuri (come persino i bollettini parrocchiali) per dimostrarne l’universalità, non lasciano dubbi: il transito, il «cangiamento», parrebbe proprio avvenuto. Ma è qui il valore ancora non colto di Iota: come insisto nella Postfazione, da me redatta proprio per questo, il libro, nella mente dell’Autore, è solo «una raccolta di prove di tale transito» portate e poste nelle mani della Chiesa, a cominciare dai suoi vescovi per finire al Trono più alto, affinché tale Trono e non altri pervenga al finale giudizio, cui solo quel Trono può pervenire.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Il punto è capitale, e io la ringrazio perché mi dà l’occasione di chiarire: Amerio è uno che gioca a carte scoperte, ed è il primo a ricordare a sé e ai suoi lettori – al § 53, insistito nel 54 – che vi è una «Impossibilità di variazione radicale nella Chiesa». Impossibilità. Non è tutto: a p. 28, dunque proprio all’inizio, il filosofo scolpisce (e fa mettere in corsivo nel testo) ciò che egli vuole chiamare «la legge stessa della conservazione storica della Chiesa: […] La Chiesa non va perduta nel caso non pareggiasse la verità, ma nel caso perdesse la verità». Quando la Chiesa perderebbe la verità? Si noti l’uso del condizionale. Posto che il Papa e solo il Papa è «la regola prossima della fede» (cfr. Pio XII, Mystici corporis, I), la Chiesa perderebbe la verità solo se, e dico se, il Papa abrogasse, espungesse il dogma anche in un solo suo iota con solenni, universali, chiari pronunciamenti teoretici da lui stesso scientemente pensati e formulati come tali.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Col § 53 Amerio afferma, in forza di ben quattro inossidabili argomenti, l’impossibilità della cosa. Rimando alla mia Postfazione per la più ampia illustrazione dei diversi casi in cui la cristianità si sia già trovata nella convulsione di circostanze analoghe; lo dico per infondere la più necessaria pace a chi si può scandalizzare e sgomentare per simili affermazioni. Ma la Chiesa nei perigli vive da sempre, la sua barca è da sempre nei marosi, e se essa avanza tranquilla e incede benevolmente con la sua grazia è solo per la indefettibile fede dei suoi figli nel divino Timoniere, che se ai loro occhi «dorme», anche solennemente due volte per sempre li rassicura: «Portæ inferi non prævalebunt adversus eam» (Mt 16, 18) ed «Ego vobiscum sum omnibus diebus, usque ad consummationem sæculi» (Mt 28, 20).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Dunque è bene che la cristianità rifletta sulle parole di p. 28, perché esse indicano la via, il passaggio stretto, ma sicuro, per la sua salvezza.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica3. Quali sono i punti principali di distanza, le cosiddette «variazioni», gli «iota», allontanandosi dai quali la Chiesa si sarebbe allontanata da se stessa?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Il «transito ad aliud» Amerio lo sintetizza nella correzione del concetto di «uomo»: esso, esautorando il Logos come Luce della realtà, da dipendente lo fa indipendente; da qui l’ecumenismo, che vuole avvicinare la Chiesa cattolica alle «chiese» protestanti per giungere un giorno all’unione senza che nessuno però corregga le proprie posizioni: tante fedi in un’unica città. Da questa intenzione viziata nasce il laicismo, la collegialità, la riforma liturgica, la perdita del senso del sacro, del trascendente, del peccato, del bene e del male, della verità e di come va insegnata. Ma la «variazione» per Amerio è «universale» (p. 107), «profonda» (p. 110), ma non «radicale» (p. 113-8).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica4. Come valutava, Amerio, la libertà di coscienza accettata dal Concilio Vaticano II?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Oggi sopra ogni altra cosa tutto il mondo ama la libertà, e, sopra tutte le libertà, quella di coscienza, mentre nel vecchio sistema la cosa più amata era la ragione, che faceva l’uomo re a se stesso: nella ragione, nel logos, l’uomo sapeva riposta la viva sorgente da cui rampolla la libertà.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Ribaltamento più totale e fuorviante non c’è: è il «ribaltamento delle essenze» che si diceva. Ora che la libertà ha usurpato il trono alla ragione – e con ciò l’amore alla fede, l’atto all’idea, «l’incontro con una Persona» all’annuncio del Vangelo – questa stessa libertà ha perso la sua identità: non ha più l’idea di sé, l’idea di riferimento che le dice cosa essere.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Senza lo splendido affresco del Logos nella cupola dell’Idealità in cui tutto è pensato e per questo tutto è qualcosa, tutto diviene confuso con tutto, tutto diventa relativo, vuoto di senso, un pascolo di buoi che brucano e si incontrano senza sapere né di essere né di brucare né di incontrarsi.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Fin da p. 40 Amerio accende il lume che dovrebbe essere affisso sulla fronte interiore di ogni cristiano: «il principio primo del cattolicesimo è l’autorità o equipollentemente […] l’obbedienza».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Mentre nel vecchio sistema la libertà di coscienza si piega, obbedisce e segue la ragione, nel nuovo diventa l’idolo davanti al quale è la ragione a piegarsi e asservirsi. È «la dislocazione della divina Monotriade» che si diceva. Errore maggiore non c’è, l’ho detto, ma ora Benedetto XVI, sempre più sensibile alla cosa, pare voglia volgere il suo augusto sguardo a considerare con la necessaria attenzione che la polla di quel relativismo che tanto e tanto fortemente combatte è proprio qui: alla fonte delle quasi settecento pagine scritte da Amerio sulle «variazioni» della Chiesa.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica5. E l’ecumenismo e il dialogo fra le religioni?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica All’ecumenismo ho accennato; quanto al dialogo, Amerio considerava – specie in Stat Veritas – che non si avrebbe dialogo tra Chiesa e religioni spurie senza un previo relativismo religioso che garantisse la sostanziale uguaglianza tra le religioni, ma specialmente non lo si avrebbe se i Papi, a partire dalla dichiarazione del discorso d’apertura del Vaticano II di non più dogmatizzare, non avessero fatto cadere il momento vincolante del Magistero, che richiede non due dialoganti ma un docente che dà e fa ritenere ciò che dà e un discente che riceve e aderisce alla verità ricevuta.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Solo così hanno senso le parole con cui il Signore manda gli Apostoli ad gentes: «Andate dunque, e ammaestrate tutte le genti, […] insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28, 19-20): se si fa caso a queste parole, ci si dovrebbe quasi scandalizzare per i verbi usati. «Ma – osservava Amerio – la verità costringe all’assenso. L’intelletto che fa un ragionamento non può sviare dai suoi termini, ma seguire la forza del ragionamento in tutto il suo sviluppo, e, concluso, seguirlo».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Il fatto è che se Amerio sosteneva che «il principio primo del cattolicesimo è […] l’obbedienza» aveva buoni motivi. La verità vincola. La verità, faccia «logica» della realtà, costringe l’intelletto ad aderirvi, così come deve aderire alla realtà; naturalmente l’intelletto è libero di non farlo, il che succede il più delle volte; ma di suo, allorché un intelletto sta dinanzi a una verità (“Il semaforo è rosso”, “Questo pane è raffermo”), vi aderisce almeno per un attimo, costretto delicatamente, ma fermamente, dalla sua evidenza, prima di preferirle una propria convenienza cui aveva già pensato e che lo sposta nella falsificazione (per lui suicida) della realtà: “Non è vero che è rosso, è ancora giallo e se corro passo”, “Questo pane è fresco e io lo servo in tavola”.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica L’intelletto riconosce la verità simile a sé (san Tommaso dice che essa gli è proporzionata), e, se non ne viene distolto, le si unisce, vi aderisce: in ciò consistono, si veda la Lectio V del mio Ingresso alla Bellezza. Fondamenti a un’Estetica trinitaria, le sacre nozze del Cantico dei Cantici tra il giovane Intelletto e la fragrante Verità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Il termine «dialogo» non compare mai né nella sacra Scrittura né nei venti concilii ecumenici pregressi, ma nell’ultimo – nota Amerio – ben ventotto volte. E il Luganese ritiene che con esso non si compia più in pienezza quell’atto di carità che è l’insegnamento, ma, al contrario: non portando più la verità ai popoli con la forza che essa possiede di suo, dunque portandola come fosse una quantità di verità minore di quella che in realtà è, l’insegnamento è svuotato anche di carità, perché insegnare come dovuto, in pienezza, è un atto di carità, e il massimo (pp. 323 sgg.).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica6. Papa Benedetto XVI insiste nel sostenere che il Concilio Vaticano II è totalmente in linea con la Tradizione cattolica e che non vi è stata nessuna rottura. Romano Amerio sarebbe d’accordo?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Non sarebbe d’accordo: non lo era ieri, non lo sarebbe oggi. Se ancora non vi è stata nessuna rottura è soltanto per ciò che si è detto sopra: fino a che un Papa, regola prossima della fede e Magister in cui è riassunta la Tradizione, ‘non espunge anche in un solo suo iota il dogma con solenni, universali e chiari pronunciamenti teoretici da lui stesso scientemente pensati e formulati come tali’, rottura non vi è, e, dato che Cristo con i due giuramenti visti garantisce che nessun Papa ciò giammai farà, nemmeno mai ci sarà. In questo, Papa Benedetto XVI ha ragione. Ma il rischio c’è: il concilio ha già piegato il ferro che sostiene la Chiesa e che si chiama Tradizione; ora basterebbe che il Papa lo spezzi in due, segandone via un solo iota, e l’asse si romperebbe. Ecco perché tutti cercano di stabilire se il concilio è o non è in continuità con la Tradizione. Al riguardo, nella Postfazione a Iota unum rilevo che per Romano Amerio le ermeneutiche del Vaticano II oggi sono tre:

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica – una prima: è l’ermeneutica sofistica estrema dei «neoterici» visti sopra e della «scuola di Bologna» (Dossetti, Alberigo e Melloni); è ateoretica, ossia viziata da ragionamenti distorti da finalità estranee, dunque, come tutti i paralogismi, in errore; essa promuove e spera la discontinuità e la rottura delle essenze tra Chiesa precedente e Chiesa seguente il Vaticano II sotto la copertura delle equivocità testuali;

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica– una seconda: è per Amerio l’ermeneutica sofistica moderata dei Papi che hanno promosso, attuato e poi seguito il concilio; è anch’essa ateoretica, dunque non protetta dal dogma: non è vincolante (infatti nessun testo che la concerne è di natura dogmatica, ma mere autentica o pastorale); si distingue dalla prima – che peraltro la formò e produsse – perché vorrebbe in tutta sincerità dare continuità tra le essenze pre e post conciliari cercando di piegare al senso della Tradizione le anfibologie e le equivocità testuali di cui si è detto;

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica– una terza: è l’ermeneutica veritativa di tutti i cattolici sospinti (ma solo dopo il Vaticano II) nel cosiddetto «tradizionalismo»; essa è teoretica, dunque incontrovertibile e, nella misura in cui si appoggia alla Tradizione, dogmatica e vincolante; essa riscontra e denuncia nel Vaticano II il tentativo di rottura e di discontinuità delle essenze; va aggiunto, peraltro, che – per fede – l’irrealizzabilità di tale tentativo è da tutti i resistenti al concilio (all’infuori dei cosiddetti «sedevacantisti») assolutamente creduta, oltre che, come rilevo nella Postfazione (§ 3 b, pp. 698 sgg), da Amerio anche solidamente dimostrata, di modo che il Trono più alto e tutta la Chiesa ne possano tornare al più presto a beneficiare.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica7. Si può dire che l’amore per la tradizione accomuni Amerio e i lefebrviani?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Come si diceva, il punto distintivo cattolico era per Amerio la forza di riconoscersi dipendente, giacché «il principio primo del cattolicesimo è […] l’obbedienza». Nelle uniche due interviste rilasciate, successive ai fatti di Ecône dell’ ’88 [la consacrazione di quattro vescovi senza autorizzazione papale], Amerio affermò: «Ho alta stima del vescovo [Lefebvre], ma dei suoi atti non giudico». Il fatto è che il Luganese si dispiaceva che le cose avessero preso la piega di una disobbedienza coperta da un superiore «stato di necessità», perché la disobbedienza implica sempre un giudizio sull’autorità cui si disobbedisce, ma nessuno può disobbedire al Papa, nessuno può metterglisi sopra e giudicare che la conduzione della Chiesa da lui compiuta ponga la Chiesa «in stato di necessità». Solo un Papa, che ha una giurisdizione universale, può dare un giudizio «universale»; tutti gli altri vescovi, avendo una giurisdizione particolare, non possono giudicare sullo stato di necessità che ha o non ha la Chiesa universale.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Amerio vedeva nei fatti di Ecône un pericoloso arbitrio che coinvolgeva e intaccava il concetto di autorità, dunque la Tradizione, per cui distinse sempre nettamente la sua posizione di obbediente da quella di Ecône e a chi gli rinfacciava che anche la critica si può dare solo se preceduta da un giudizio, ricordava in primo luogo che se l’autorità avesse impugnato e sciolto i suoi argomenti egli si sarebbe piegato al giudizio, in secondo di non aver mai criticato in alcun modo un magistero dogmatico, ma di aver esercitato sempre e solo un’obbedienza «paolina», riferendosi al celebre episodio in cui Paolo apostrofa Pietro, il Primo degli Apostoli: «Perché costringi i Gentili a far come i Giudei?» (Gal 2, 14c): anche i suoi Iota unum e Stat Veritas sono due «domande» al Santo Padre, a Pietro: «Perché costringi i Cattolici a fare come i Protestanti, come gli Islamici, come i Giudei, come i relativisti, come gli scettici, cioè a fare come il mondo» con atti e insegnamenti non dogmatizzati, ma ambigui, non chiariti da limpidi argomenti formulati in verità definitive?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica8. Nella sua postfazione a Iota unum, Lei scrive che Amerio «individua e indica che nella Chiesa una crisi c’è, ed è crisi che pare anche sovrastarla, ma mostra che non l'ha sovrastata; che pare rovinarla, ma non l’ha rovinata». Ci descriva questa crisi.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica La crisi odierna della Chiesa è similissima a quella passata nel Grande scisma d’Occidente, ma dovuta a cause opposte: lì, con tre Papi, vi era troppa autorità; qui, con la caduta del debito vigore imperativo richiesto, come visto, da un insegnamento magisteriale, troppo poca. Anche recenti libri di insigni prelati chiedono al Santo Padre di indicare alla Chiesa il senso autentico da dare a certi documenti o a certe pericopi del Vaticano II. Non si tratta per Amerio di questo o di quello: è l’intenzione di fondo che fa crisi, quella intenzione di tenere una breviatio manus di un’autorità che, per non dispiacere ai «fratelli» protestanti che detestano il clima severo e assolutista della Chiesa “Tridentina”, la Chiesa dei dogmi e delle verità possedute e non ricercate, non insegni più, non costringa più.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Questa è la vera crisi della Chiesa. È la crisi della verità. Per superarla non basta stabilire quali sono i passi dei documenti conciliari in continuità con la Tradizione e quali no. Bisogna che la Chiesa torni a dogmatizzare, a parlare cioè anche con un Magistero obbligante, non solo con un Magistero pastorale a cui poi però, molto scorrettamente, si dà l’obbligo di obbedire quasi fosse dogmatico. Il concilio non merita ulteriori esami.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica La crisi della Chiesa va superata dogmatizzando o anatemizzando le troppe dottrine da essa e dai suoi Papi oggi insegnate “a mezza via” (pastoralmente?) con la pretesa che vengano obbedite come dogmi: «Adoriamo lo stesso Dio degli Ebrei e degli Islamici», «Le “Chiese” dei “fratelli” protestanti sono come la Chiesa», «Consacriamo come i Protestanti», ecc. Questo è l’unico modo per uscire dalla crisi, che è di reticenza.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica9. Che cos’è il misoneismo?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica La ringrazio particolarmente per questa domanda che coinvolge l’arte: possiamo con ciò mostrare, anche con un accenno su realtà pratiche che ci toccano da vicino, quanto siano vere le realtà “logiche” di Amerio.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica L’‘orrore delle novità’, o misoneismo, secondo gli storici dell’arte, avrebbe preso piede nell’Ottocento come maldestro tentativo di reazione al classicismo, ma ciò è riduttivo: come dico nella Postfazione a Stat Veritas, se vi è ‘un indiscriminato e assoluto orrore per qualsivoglia novità’, si deve credere che le novità di cui si ha orrore siano magari una sola, però fontale, ossia che si sparge in ogni dove: la novità di cui l’intelletto umano può avere il massimo orrore è quella che gli fa mancare da sotto i piedi la stabilità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Ma da cosa è mai data la stabilità dell’intelletto, se non dalla certezza di poter conoscere? E cosa non hanno mai tolto al nostro intelletto i cartesiani Relativismo e Scetticismo combattuti da Amerio nel capitolo sul “pirronismo”, se non questa certezza, che è quella di fare il proprio “lavoro” di intelletto?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Nel momento in cui relativismo e scetticismo scavano attorno alla conoscenza il vuoto conoscitivo, nel momento in cui al linguaggio è preclusa la ‘Via Normale’, come si dice tra montanari, per esprimersi, ingiungendogli invece il percorso scabroso del ragionamento scettico e relativistico che conclude di non poter conoscere, l’intelletto traballa e rifiuta di spingersi là dove si è sempre spinto: nella novità di una nuova conoscenza.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Ma, tolta all’intelletto la potenza conoscitiva che lo caratterizza e della quale sommamente si diletta, che mai gli resta per affrontare la realtà? Sgonfiata la potenza, precluso il diletto, e ora inutilmente sull’orlo dell’abisso, l’intelletto si ferma, di sé inorridito. Come dargli torto?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Infatti: qual è propriamente la novità che tanto lo terrorizza? È il proprio Io: è essere terribilmente consapevole che il proprio Io non conosce più: è vedere allo specchio non più un uomo raziocinante e conoscitore come lo vedevano in se stessi Fidia o Caravaggio: ma un mostro sconoscitore alla Francis Bacon. Avrei molto da dire sull’accostamento di opposti che si celebra in questi mesi a Roma tra Caravaggio e Francis Bacon.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica I valori rigettati, riassunti nell’abnegazione dell’Io, oggi sono rigettati da tutti coloro che, rifiutando le elementari acquisizioni prefilosofiche e prescientifiche raccolte invece proprio durante la maturazione dell’infanzia da tutti i pueri del mondo e radunate da Livi nel “sensus communis”, 1 Sensus communis» è detto da Livi, il filosofo che come nessun altro ne ha tematizzato la realtà e il significato, quel «sistema organico di certezze universali e necessarie» (ANTONIO LIVI, Dizionario storico della filosofia, Società Editrice Dante Alighieri, Roma 2000) per il quale tutti i pueri del mondo rilevano come dati elementari da acquisire “naturalmente”, primo, i principi primi di identità e di non-contraddizione, che contrassegnano le cose nella loro individualità ontologica e logica; secondo, il senso di sé e della propria realtà; terzo, il senso dell’altro, simile a sé; quarto, il senso del mondo; quinto, il senso di una legge universale superiore a sé e agli altri; sesto, la realistica certezza della verità, e, ultimo, la realistica infallibilità della (anche propria) ragione nel poterla individuare: tutte cose decisive per capire quanto sia naturale, anzi connaturale, per l’uomo, la conoscenza della Verità.] rifiutano con ciò la presenza, dinanzi a loro, di Dio, che ne è una delle prime cose afferrate, e col rifiuto di Dio abbracciano in realtà la non-conoscenza, la non-coscienza, il non-Io, la propria terrificante cosificazione, schiantandosi nella variazione antropologica universale che Amerio decifrò come «variazione della divina Monotriade», e trascinando nello schianto i tanti che vogliono seguire, felicemente ebeti, le loro regredienti e puerili malìe.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMisoneismo: ‘orrore del nuovo’. Per quale «nuovo»? Per il nuovo che fiorisce (che dovrebbe fiorire), come in ogni secolo sempre è fiorito, dall’antico: dalla Conoscenza, la Grande Rifiutata (col rifiuto dei dati portati alla coscienza, nell’infanzia, dal sensus communis), dalla stabilità, dalla Verità, dalla Traditio, da tutte quelle tali cose che si è visto essere la linfa della vita procedente da sé per rimanere sé, adulta nella ragione e maschia nella libertà, giovane e fresca nell’afflato per la continua «primavera» che la chiama.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica La «dislocazione della Monotriade» non potrebbe essere più dislocata: è il suo stesso metodo, è il suo stesso e più vampiro élan vital. ‘Misoneismo’ è il flagello di bruttezza da cui siamo circondati e percossi da almeno mezzo secolo, e da almeno mezzo secolo penetrato con barbara virulenza anche nella Chiesa per tutte le Muse che incoronano la sacra Liturgia: l’arte misoneista si spande da quegli strani, incongrui, edifici di culto che nessuno osa più chiamare «chiese», quali il nuovo santuario di Renzo Piano a San Giovanni Rotondo, la chiesa del Sacro Volto a Torino di Botta, l’altra di San Paolo a Foligno di Fuksas, ecc.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Come direbbe Amerio, non chiese nuove, come erano le barocche dopo le rinascimentali, le rinascimentali dopo le gotiche, le gotiche dopo le romaniche, le romaniche dopo le paleocristiane ecc; ma novità chiesastiche dove, mettendo in gioco tutto il concetto di «chiesa», esso viene stravolto e messo sotto sopra nei modi più bizzarri e arbitrari; l’odio per la Tradizione ha fatto perdere la sua continuità, buttando l’arte, architettura compresa, nell’astrattismo e del non senso.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Dovrebbero chiamarle «chiesoidi», come Gillo Dorfles chiama «fattoidi» gli incongrui e arbitrari nuovi «fatti» creati con le loro «installazioni» dagli artisti odierni, utilizzando il suffisso «-oide» che in psichiatria designa forme cliniche che presentano sintomi di quadri morbosi tipici (schizoide, paranoide ecc), e che nel linguaggio comune sta a indicare caratteri o atteggiamenti sgradevoli o discutibili, come artistoide, intellettualoide, ecc. Va bene «chiesoidi», e per le false e obbrobriose novità che essi disseminano spacciandole per opere d’arte va bene «novoidi», ossia ‘cose simili al nuovo e che solo malamente lo scimmiottano’.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica E siamo sicuri che sia ‘odio per la Tradizione’ e non invece per qualcosa di più sottile e profondo: ‘odio per veder entrare la Tradizione nel proprio oggi’, ossia odio per fare appunto, della cosa «antica» una cosa «anche nuova», dunque una cosa capace di percorrere gli anni, i secoli, i millenni, fino all’oggi e ovviamente capace di essere «anche nuova» pure domani? Ecco il misoneismo, l’odio del nuovo, ossia l’odio a «far nuovo l’antico», in qualsivoglia forma sia il nuovo, mettendosi a fare «novoidi» in ogni dove, e spacciandoli per meravigliose «nuove bellezze artistiche».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Nel 1400 Filippo Brunelleschi e Leon Battista Alberti, che non odiavano né l’antico né il nuovo, ma li amavano entrambi, coraggiosamente presero l’antico, lo strapparono da Roma e da Atene, e lo rifondarono a Firenze di nuovo. Essi sono l’esempio del coraggio che ha un vero ‘tradizionista’: saper trasportare l’antico nel proprio oggi con la capacità inventiva di trasfondere nel nuovo l’antico con quel quid che solo l’artista possiede per compiere la cosa come si deve, ossia facendo una cosa «bella ad arte».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Brunelleschi e Alberti hanno guardato l’antico, lo hanno conosciuto, hanno ammesso poi che lo potevano tradere – trasportare, tradurre – nel loro oggi e lo hanno fatto, compiendo l’operazione conoscitiva della Tradizione.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Il misoneismo culturale e religioso che ci affligge sarà vinto e superato solo dal ripristino, in primo luogo, del ‘metodo della vita’, il quale metodo, come indicato da Amerio, discende dalla corretta disposizione dell’ordine delle essenze trinitarie, col quale soltanto «vengono tirate fuori dal tesoro cose vecchie e cose nuove» (Mt 13, 52), essendo le cose nuove, ogni volta e in ogni tempo, la realizzazione delle vecchie, delle antiche, nel proprio oggi, e divenendo ciò tanto più bello, se tanto più compiuto con arte, col ‘genio artistico’ ed è proprio questo tal genio che manca oggi, oltre la religione.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Il misoneismo è l’infezione che ha preso non dico la totalità ma la stragrande maggioranza degli artisti d’oggi. Esso spiega meglio di qualsiasi altro discorso quanto è portatore di vita propositivo e attualizzante il pensiero di Amerio sulla «dislocazione della divina Monotriade».

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