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All’Attacco!

Cristo vince.

Il nuovo libro di
Enrico Maria Radaelli.

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MAGISTER: DISCUSSIONE.

Sandro Magister

I mali della Chiesa e la “via soprannaturale” per guarirli,
in un manifesto choc scritto da Enrico M. Radaelli,
filosofo dell'estetica e paladino della Tradizione.

UN “GRANDE DELUSO”
ROMPE IL SILENZIO.

CON UN APPELLO AL PAPA.

(Il testo di Radaelli è stato pubblicato da Sandro Magister il 16-6-11
nell’ambito della disputa sul Vaticano II aperta sul suo sito www.chiesa.espressonline.it;
il testo si trova anche allegato al saggio La Bellezza che ci salva).

Per richiedere il libro rivolgersi all’Autore con una .



copertina de: LA BELLE CHE CI SALVA.

La copertina

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Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaROMA, 16 giugno 2011 – Tra i “grandi delusi” da papa Benedetto XVI, citati in un servizio di www.chiesa di due mesi fa, ce n’è uno che non ha fin qui parlato.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuel servizio ha dato il via, infatti, a una dotta e appassionata discussione sul magistero della Chiesa, se possa o no cambiare il proprio insegnamento, e come, con particolare riferimento alle svolte del Concilio Vaticano II. Discussione nella quale sono intervenuti studiosi di diverse tendenze.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon però, fino ad oggi, il professor Enrico Maria Radaelli, filosofo dell'estetica, discepolo di colui che è stato uno dei più grandi pensatori tradizionalisti del Novecento, lo svizzero Romano Amerio (1905-1997).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaRadaelli, a giudicare soprattutto dal suo ultimo libro, La bellezza che ci salva, è sicuramente uno dei più “delusi” dal magistero dei papi del Concilio e del dopoconcilio, compreso l'attuale.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaA questi papi e alla gerarchia cattolica nel suo insieme, egli imputa di aver abdicato da un esercizio pieno del magistero, fatto di chiare definizioni e condanne, in nome di una vaga “pastorale” che avrebbe lasciato libero campo a confusione ed errori.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta delusione non vieta tuttavia a Radaelli di continuare a sperare in un ritorno della Chiesa alla pienezza del suo “munus docendi”, per merito in primo luogo proprio di papa Joseph Ratzinger.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNello scritto riprodotto più sotto – con il quale rompe il suo silenzio nella disputa – Radaelli condensa sia la sua diagnosi dei mali della Chiesa d'oggi, sia la “via soprannaturale” che li può sanare, con una precisa proposta fatta al “Trono più alto”, cioè al papa.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaÈ una proposta che egli definisce insieme “di Tradizione e di audacia” e che farà entrare d'ora in avanti nel suo libro La bellezza che salva, come sua integrazione essenziale.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaA questo libro www.chiesa ha dedicato il seguente servizio:

> Solo la bellezza ci salverÀ (6.6.2011).

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Una proposta per i cinquant’anni del Vaticano II.

LA VIA SOPRANNATURALE PER RIPORTARE PACE
TRA PRIMA E DOPO IL CONCILIO.

di Enrico Maria Radaelli

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa discussione che sta avvenendo, grazie alla meritevole idea e alla conseguente ospitalità di Sandro Magister sul suo sito internet, 1 [A partire da: I grandi delusi da papa Benedetto; le citazioni successive di Padre GIOVANNI CAVALCOLI sono prese da: Dodici “post scriptum” a una disputa che non finisce mai.] tra scuole di diverse e opposte posizioni riguardo a riconoscere nel concilio ecumenico Vaticano II continuità o discontinuità con la tradizione, oltre che chiamarmi in causa direttamente fin dalle prime battute, tocca da vicino alcune pagine preliminari del mio recente studio La Bellezza che ci salva. Il fatto di gran lunga più significativo del saggio è la comprovata identificazione delle “Origini della Bellezza” con quelle quattro qualità sostanziali che san Tommaso (vi si veda il primo capitolo) mostra essere i Nomi dell’Unigenito di Dio, identificazione che dovrebbe chiarire una volta per tutte il fondamentale e non più eludibile legame che un concetto ha con la sua espressione, che è a dire la verità con la bellezza, il linguaggio con la dottrina che lo utilizza. Mi pare doveroso intervenire e fare così alcuni chiarimenti che mi parrebbero decisivi per chi vuole ricostruire quella Città della bellezza che è la Chiesa e riprendere così l’unica strada (questa la tesi del mio saggio) che può portarci alla felicità eterna, che ci può cioè salvare. Completo il mio intervento con il suggerimento della richiesta che meriterebbe essere fatta al Santo Padre affinché, ricordando con mons. Gherardini che nel 2015 cadrà il 50° anniversario del concilio, 2 [Cfr. «Divinitas», anno 2011, n. 2, p. 188.] la Chiesa tutta approfitti di questo straordinario evento per ripristinare la pienezza di quel munus docendi sorprendentemente sospeso cinquant’anni fa.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaRiguardo al tema in discussione, la questione è ben riassunta da Padre Cavalcoli: « Il nodo del dibattito è qui. Siamo infatti tutti d’accordo – Gherardini, de Mattei [e il sottoscritto] e noi [Padre Cavalcoli, Padre Valuet, il professor Introvigne e il reverendo professor Rhonheimer] – che le dottrine già definite [dal magistero dogmatico della Chiesa pregressa] presenti nei testi conciliari sono infallibili. Ciò che è in discussione è se sono infallibili anche gli sviluppi dottrinali, le novità del Concilio ».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl Domenicano si avvede infatti che la necessità è di « rispondere affermativamente a questo quesito, perché altrimenti che ne sarebbe della continuità, almeno così come la intende il Papa? ». E non potendo fare, come ovvio, le affermazioni che pur vorrebbe fare, le gira nelle opposte domande, cui qui darò la risposta che avrebbero se si seguisse la logica aletica insegnataci dalla filosofia.

Prima domanda:
« È ammissibile che lo sviluppo di una dottrina
di fede o prossima alla fede già definita sia falso?
».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCaro Padre, lei per la verità avrebbe tanto voluto dire: « Non è ammissibile che lo sviluppo di una dottrina di fede o prossima alla fede già definita sia falso ». Invece la risposta è: sì, lo sviluppo può essere anche falso, perché una premessa vera non porta necessariamente a una conclusione vera, ma può portare pure a una conclusione falsa, o a più, tant’è che in tutti i concilii del mondo – persino nei dogmatici – si confrontarono le più contrastanti posizioni proprio in odore a tale possibilità: per avere lo sperato sviluppo di continuità delle verità per grazia rivelate non basta essere teologi, vescovi, cardinali o Papi, ma è necessario richiedere l’assistenza speciale, divina, data dallo Spirito Santo di Cristo solo a quei concilii in cui essi si radunano che, dichiarati alla loro apertura solennemente e indiscutibilmente a carattere dogmatico, tale divina assistenza se la garantiscono formalmente. In tali soprannaturali casi avviene che lo sviluppo dato alla dottrina soprannaturale risulterà garantito come vero tanto quanto come vere sono già divinamente garantite le sue premesse.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Ciò non è avvenuto all’ultimo concilio, dichiarato formalmente a carattere squisitamente pastorale almeno tre volte: alla sua apertura, che è quel che conta, poi all’apertura della seconda sessione e per ultimo in chiusura; sicché in tale assemblea da premesse vere si è potuti giungere a volte anche a conclusioni almeno opinabili (a conclusioni che, canonicamente parlando, rientrano nel 3° grado di costrizione magisteriale, quello che, trattando temi a carattere morale, pastorale o giuridico, richiede unicamente «religioso ossequio»), se non « addirittura errate », come riconosce lo stesso Padre Cavalcoli contraddicendo la sua tesi portante, « e comunque non infallibili » (Idem), e che dunque « possono essere anche mutate » (Idem), sicché, anche se disgraziatamente non vincolano formalmente, ma “solo” moralmente il pastore che le insegna anche nei casi siano di incerta fattura, provvidenzialmente non sono affatto obbligatoriamente vincolanti l’obbedienza del fedele.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaD’altronde, se a gradi diversi di magistero non si fanno corrispondere gradi diversi di assenso del fedele non si capisce cosa ci stiano a fare i gradi diversi di magistero. I gradi diversi di magistero sono dovuti ai gradi diversi di prossimità di conoscenza che essi hanno con la Realtà prima, con la Realtà divina rivelata cui si riferiscono, e è ovvio che le dottrine rivelate direttamente da Dio pretendono un ossequio totalmente obbligante (1° grado), tali come le dottrine a loro connesse se presentate con definizioni dogmatiche o con atti definitivi (2° grado); entrambe si distinguono da quelle dottrine che, non potendo appartenere al primo ceppo, potranno essere annoverate al secondo solo allorquando si sarà appurata con argomenti plurimi, prudenti, chiari e irrefutabili la loro connessione intima, diretta ed evidente con esso nel rispetto più pieno del principio di Lérins recepito nel Vaticano I (“quod semper, quod ubique, quod ab omnibus creditum est”), garantendo così al fedele di trovarsi anch’esse dinanzi alla conoscenza più prossima di Dio; tutto ciò, come si può capire, si può ottenere soltanto nell’esercizio più consapevole, voluto e implorato dalla e sulla Chiesa del munus dogmatico.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa differenza tra le dottrine di 1° e 2° grado e quelle di 3° è data dal carattere certamente soprannaturale delle prime, che invece nel 3° gruppo non è garantito: forse c’è, ma forse anche non c’è. Quel che va colto è che il munus dogmatico è: 1), dono divino, dunque, 2), dono da richiedere espressamente, e, 3), dono la cui non richiesta non offre poi alcuna garanzia di assoluta verità che unicamente quel munus sopraddetto accompagna, e che dunque sgancia magistero e fedeli da ogni obbligo (l’uno di esatta veridicità, gli altri di ecclesiastica obbedienza), pur richiedendo loro religioso ossequio: nel 3° grado potrebbero trovarsi indicazioni e congetture di ceppo naturalistico, e il vaglio per verificare se, depuratele da tali eventuali anche microbiche infestazioni, è possibile un loro innalzamento al grado sopranaturale, può compiersi unicamente mettendole a confronto col fuoco dogmatico: la paglia brucerà, ma il ferro divino, se c’è, risplenderà certo in tutto il suo fulgore.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaÈ ciò che è successo alle dottrine dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione, oggi dogmi, articoli cioè di fede appartenenti oggi di diritto al 2° gruppo: ma fino rispettivamente al 1854 e al 1950 esse appartenevano al gruppo delle dottrine opinabili, al 3°, alle quali si doveva nient’atro che « religioso ossequio », pari pari a quelle dottrine novelle che, più avanti elencate qui in breve e sommario inventario, si affastelleranno nel più recente insegnamento della Chiesa dal 1962. Ma nel 1854 e nel 1950 il fuoco del dogma le circondò della sua divina e peculiare marchiatura, le avvampò, le vagliò, le impresse e infine in eterno le sigillò quali ab initio e per sese già esse nella loro più intima realtà erano: verità certissime e universalmente comprovate, dunque di diritto appartenenti al ceppo soprannaturale (il 2°) anche se fino allora non formalmente riconosciute sotto tale splendida veste: felice riconoscimento, e qui si vuol appunto sottolineare: riconoscimento degli astanti, Papa in primis, non affatto trasformazione del soggetto: come quando i critici d’arte, osservata sotto ogni punto di vista e indizio utili ad avvalorarla o smentirla – certificati di provenienza, di passaggi di proprietà, prove di pigmentazione, di velatura, “pentimenti”, radiografie e riflettografie – riconoscono in un quadro d’autore la sua più indiscutibile e palmare autenticità.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuelle due dottrine si rivelarono entrambe di fattura divina, e della più pregiata. Se qualcuna dunque di quelle più recenti: irenismo, medesimezza del Dio delle “tre grandi religioni monoteiste” o altro, è della stessa altissima mano, lo si riscontrerà pacificamente col più splendido dei mezzi.

Seconda domanda:
« Può il nuovo campo dogmatico
essere in contraddizione con l’antico?
».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaOvviamente no, non può in alcun modo; infatti dopo il Vaticano II non abbiamo alcun « nuovo campo dogmatico », come si esprime il Domenicano, anche se molti vogliono far passare le novità conciliari e postconciliari per tale pur essendo il Vaticano II un semplice se pur solenne (della solennità dovuta a un concilio ecumenico, come rileva anche mons. Gherardini) e straordinario «campo pastorale»: nessuno dei documenti richiamati alla sua nota 5 da Padre Valuet 1 [Vedi il già richiamato Dodici “post scriptum” a una disputa che non finisce mai.] dichiara una autorevolezza del concilio maggiore di quella da cui esso fu investito fin dall’inizio: nient’altro che una solenne e universale (= ecumenica) adunanza “pastorale” intenzionata a dare al mondo alcune indicazioni pastorali, rifiutandosi dichiaratamente e ostentatamente di definire dogmaticamente (o anatemizzare) alcunché.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutti i maggiorenti neomodernisti (o simpliciter novatori che dir si voglia) che – come sottolinea il professor de Mattei nel suo Il concilio Vaticano II. Una storia mai scritta – furono attivi nella Chiesa fin dai tempi di Pio XII: teologi, vescovi e cardinali della Nouvelle Théologie come Alfrink col suo perito Schillebeeckx, Bea, Câmara, Chenu, Carlo Colombo, Congar, De Lubac, Döpfner, Frings col suo perito Ratzinger; König col suo, Küng; Garrone col suo, Daniélou; Lercaro, Maximos IV, Montini, Suenens, e, quasi gruppo a sé, i tre maggiorenti della cosiddetta Scuola di Bologna: ieri Dossetti e Alberigo, oggi Melloni, hanno nello svolgimento del Vaticano II e dopo di esso cavalcato con ogni sorta di espedienti la rottura con le detestate dottrine pregresse sullo stesso presupposto, equivocando cioè sulla solennità della straordinaria adunanza (ripeto: indubbia); per cui si ha che tutti costoro compirono de facto rottura e discontinuità proclamando de voce saldezza e continuità. Che vi sia poi da parte loro e poi universalmente oggi desiderio di rottura con la Tradizione è riscontrabile almeno: 1), dal più largo scempio perpetrato sulle magnificenze degli altari antichi; 2), dall’egualmente universale odierno rifiuto di tutti i vescovi del mondo tranne due o tre a dare il minimo spazio al Rito Tridentino o Gregoriano, in stolida e ostentata disobbedienza alle direttive della Summorum Pontificum, e si potrebbe continuare; lex orandi, lex credendi: se tutto ciò non è rigetto della Tradizione, cosa allora?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMalgrado ciò, e la gravità di tutto ciò, non si può però ancora parlare in alcun modo di rottura: la Chiesa è «tutti i giorni» sotto la divina garanzia data da Cristo nei giuramenti di Mt 16, 18 («Portæ inferi non prævalebunt») e di Mt 28, 20 («Ego vobiscum sum omnibus diebus»), e ciò la mette metafisicamente al riparo da ogni timore in tal senso, anche se il pericolo è sempre alle porte e spesso i tentativi in atto; ma chi sostiene un’avvenuta rottura (alcuni dei maggiorenti anzidetti, ma anche i sedevacantisti) cade nel naturalismo.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPerò non si può parlare neanche di saldezza, cioè di continuità con la Tradizione, perché è sotto gli occhi di tutti che le più varie dottrine uscite dal e dopo il concilio: ecclesiologia, collegialità, panecumenismo, rapporto con le altre religioni, filogiudaismo, irenismo, medesimezza del Dio adorato da cristiani, ebrei e islamici, correzione della “Dottrina della sostituzione” della Sinagoga con la Chiesa in “dottrina delle due salvezze parallele”, unicità delle fonti della Rivelazione, libertà religiosa, teodicea, antropocentrismo, aniconologia, o quella da cui è nato il Novus Ordo Missae in luogo del Gregoriano (oggi raccattato a fianco del primo, ma subordinatamente!), sono tutte dottrine che una per una non reggerebbero alla prova del fuoco del dogma, se si avesse il coraggio di provare a dogmatizzarle, fuoco che consiste nel dar loro sostanza teologica con richiesta precisa di assistenza dello Spirito Santo di Cristo, vedasi il corpus theologicum posto a loro tempo a base dell’Immacolata Concezione o dell’Assunzione; esse sono realizzate unicamente per il fatto che non vi è nessuna barriera dogmatica alzata per non permettere il loro concepimento, però poi si impone una fasulla barriera di continuità col dogma per pretendere verso di esse l’assenso de fide necessario all’unità e alla continuità (si vedano per esempio le pp. 70 sgg., 205 e 284 del mio saggio), restando così tutte in pericoloso e «fragile borderline tra continuità e discontinuità» (p. 49), ma sempre al di qua del limite dogmatico, che infatti, se applicato, determinerebbe la loro fine, e non invece, come qualcuno paventa, la del tutto impossibile «uscita della Chiesa da se stessa» (p. 43). Anche l’affermazione di continuità tra tali dottrine e Tradizione pecca a mio avviso di naturalismo.

Terza domanda:
«Se noi neghiamo l’infallibilità
degli sviluppi dottrinali del concilio che partono
da precedenti dottrine di fede o prossime alla fede,
non indeboliamo la forza della tesi continuista?».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCerto che la indebolite, anzi la annientate. E date forza alla tesi opposta, che continuità non c’è. E questo in odore alla verità.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNiente rottura, ma anche niente continuità. E allora cosa? La via d’uscita la suggerisce Romano Amerio con quella che l’autore di Iota unum (vedi Iota unum. Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX, p. 28 Lindau) definisce «la legge della conservazione storica della Chiesa», raccolta a p. 41 del mio saggio, per la quale «la Chiesa non va perduta nel caso non pareggiasse la verità, ma nel caso perdesse la verità». E quando la Chiesa non pareggia la verità? Quando i suoi insegnamenti la dimenticano, o la confondono, la intorbidano, la mischiano, come avvenuto (non è la prima volta e non sarà l’ultima, vedasi la mia Postfazione a Iota unum, Lindau, “Tutta la Chiesa in uno iota”, pp. 702-7) dal concilio a oggi; e quando perderebbe la verità? (Al condizionale: si è visto che non può in alcun modo perderla.) Solo se la anatematizzasse, o se viceversa dogmatizzasse una dottrina falsa, cose che potrebbe fare il Papa e solo il Papa, se (= ‘nella metafisicamente impossibile ipotesi che’) le sue labbra dogmatizzanti e anatemizzanti non fossero sopranaturalmente legate dai due sopraddetti giuramenti di Nostro Signore. Insisterei su questo punto, che mi pare decisivo.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQui si avanzano delle ipotesi, ma, come dico nel mio lavoro (p. 55), « lasciando alla competenza dei Pastori ogni verifica della cosa e ogni successiva conseguenza, per esempio del se e del chi eventualmente, e in che misura, sia incorso o ora incorra » negli atti configurati. Nelle primissime pagine evidenzio in particolare come non si possono alzare gli argini al fiume di una bellezza salvatrice se non sgombrando la mente da ogni equivoco, errore o malinteso: la bellezza si accompagna unicamente alla verità (p. 23), e tornare a far del bello nell’arte (almeno nella sacra) non si riesce se non lavorando nel vero di insegnamento e atto liturgico, universalmente parlando.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuello che a mio avviso si sta perpetrando nella Chiesa da cinquant’anni è un ricercato amalgama tra continuità e rottura. È lo studiato governo delle idee e delle intenzioni spurie nel quale si è cambiata la Chiesa senza cambiarla, sotto la copertura (da mons. Gherardini nitidamente illustrata anche nei suoi libri più recenti) di un magistero volutamente sospeso, a partire dal Discorso d’apertura del concilio Gaudet Mater Ecclesia, in una tutta innaturale e tutta inventata sua forma detta con grande imprecisione teologica “pastorale”: si è svuotata la Chiesa delle dottrine poco o nulla adatte all’ecumenismo e perciò invise ai maggiorenti visti sopra e la si è riempita delle idee “ecumeniche” di quegli stessi, e ciò si è fatto senza toccarne punto la veste metafisica, natura sua dogmatica (p. 62), natura sua cioè soprannaturale, ma lavorando unicamente su quel « campo » del suo magistero che inferisce solo sulla sua « conservazione storica ». In altre parole: non c’è rottura formale, né peraltro formale continuità unicamente perché i Papi degli ultimi cinquant’anni si rifiutano di ratificare nella forma dogmatica di 2° livello le nuove dottrine di 3° che sotto il loro governo stanno devastando e svuotando la Chiesa (p. 285). Ciò vuol dire che in tal modo la Chiesa non pareggia più la verità, ma nemmeno la perde, perché i Papi, persino in occasione di un concilio, si sono formalmente rifiutati sia di dogmatizzare le nuove dottrine che di anatemizzare le pur disistimate (e corrette, e raggirate) pregresse.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome si vede, si potrebbe anche ritenere che tale incresciosissima situazione andrebbe a configurare un peccato del magistero, e grave, sia contro la fede, sia contro la carità (vedi p. 54): non sembra infatti che si possa disobbedire al comando del Signore di insegnare alle genti (cfr. Mt 28, 19-20) con tutta la pienezza del dono di conoscenza elargitoci, senza con ciò « deviare dalla rettitudine che l’atto (che è di ‘insegnamento educativo alla retta dottrina’) deve avere » (S. Th. I, 25, 3, ad 2). Peccato contro la fede perché la si mette in pericolo, e infatti la Chiesa negli ultimi cinquant’anni, svuotata di dottrine vere, si è svuotata di fedeli, di religiosi e di preti, diventando « l’ombra di se stessa » (p. 76); peccato contro la carità, perché si toglie ai fedeli la bellezza dell’insegnamento magisteriale e visivo di cui solo la verità risplende, come mostro in tutto il secondo capitolo. Il peccato sarebbe d’omissione: sarebbe il peccato di « omissione della dogmaticità propria alla Chiesa » (p. 60 sgg.) con cui la Chiesa volutamente non suggellerebbe sopranaturalmente, e così non garantirebbe, le indicazioni sulla vita che ci dà.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesto stato di peccato in cui verserebbe la santa Chiesa (infatti si intende sempre: di alcuni uomini della santa Chiesa), se riscontrato, andrebbe levato e penitenzialmente al più presto anche ben lavato, giacché, come il cardinale José Rosalio Castillo Lara scriveva al cardinale Joseph Ratzinger nel 1988, il suo attuale ostinato e colpevole mantenimento « favorirebbe la deprecabile tendenza […] a un equivoco governo cosiddetto “pastorale”, che in fondo pastorale non è, perché porta a trascurare il dovuto esercizio dell’autorità con danno al bene comune dei fedeli » (pp. 67-8).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPer restituire ancora una volta alla Chiesa la parità con la verità, come le fu restituita ogni volta che si trovò in simili drammatiche traversie, non c’è altra via che tornare alla pienezza del suo munus docendi, facendo passare al vaglio del dogma a 360° tutte le false dottrine di cui oggi è intrisa, e riprendere come habitus del suo insegnamento più ordinario e pastorale (nel senso rigoroso del termine: ‘trasferimento della divina Parola nelle diocesi e nelle parrocchie di tutto il mondo’) l’atteggiamento dogmatico che l’ha sopranaturalmente portata fin qui nei secoli. Ripristinando la pienezza magisteriale sospesa si restituirebbe alla Chiesa storica l’essenza metafisica sottrattale, e con ciò si farebbe tornare sulla terra la sua bellezza divina in tutta la sua più riconosciuta e assaporata fragranza.

* * *

FINALE RICHIESTA AL SANTO PADRE
DI UN’INIZIATIVA DA PRENDERE IN VISTA DEL 50° ANNIVERSARIO
DELLA CHIUSURA DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCi vuole audacia. E ci vuole Tradizione. In vista della scadenza del 2015, 50° anniversario del concilio della discordia, bisognerebbe poter promuovere una forte e larga richiesta al Trono più alto affinché, nella sua benignità, non perdendo l’occasione davvero speciale di tale eccezionale ricorrenza, consideri che vi è un unico atto che può riportare pace tra l’insegnamento e la dottrina elargiti dalla Chiesa prima e quelli dopo la fatale assemblea, e quest’unico, eroico, umilissimo atto è quello di accostare al soprannaturale fuoco del dogma le dottrine sopra accennate invise ai fedeli di parte « tradizionista » (p. 289), e le contrarie: ciò che deve bruciare brucerà, ciò che risplendere risplenderà. Da qui al 2015 abbiamo davanti tre anni abbondanti. Bisogna utilizzarli al meglio. Preghiere e intelligenze debbono essere portate alla pressione massima: fuoco al calor bianco. Senza tensione non si ottiene niente, come a Laodicea. Questo atto che qui si propone di compiere, per esempio di stesura oculata e rigorosa di un elenco delle dottrine da anatemizzare, sulla falsariga del Sillabo di san Pio X, come di recente suggerito dal vescovo Athanasius Schneider, è l’unico che potrebbe tornare a riunire in un’unica cera, come dev'essere, quelle due potenti anime che palpitano nella santa Chiesa e nello stesso essere, riconoscibili l’una negli uomini ‘fedeli specialmente a ciò che la Chiesa è’, l’altra negli uomini il cui spirito è più aggettato, diciamo così, al suo domani, è l’atto che, mettendo fine con bella decisione a una cinquantennale situazione piuttosto anticaritativa e alquanto insincera, riassume in un governo soprannaturale i santi concetti Tradizione e Audacia: per ricostruire la Chiesa e tornare a fare bellezza, il Vaticano II va letto nella griglia della Tradizione con l’Audacia infuocata del dogma.

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Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDunque tutti i « tradizionisti » della Chiesa, a ogni ordine e grado come a ogni particolare taglio ideologico appartengano, sappiano raccogliersi in un’unica sollecitazione, in un unico progetto: giungere al 2015 (ma forse concretando qualcosa già per il 2012) con la più vasta, consigliata e ben delineata istanza affinché tale ricorrenza sia per il Trono più alto l’occasione più propria a ripristinare il divino munus docendi nella sua pienezza.

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Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl presente testo, preparato appositamente per il sito di Sandro Magister, venendo a costituire la più chiara chiave ermeneutica per comprendere appieno l’inalienabilità e la profondità della relazione metafisica tra bellezza e verità, è allegato al libro La Bellezza che ci salva.

(Pagina protetta dai diritti editoriali)

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