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Cristo vince.

Il nuovo libro di
Enrico Maria Radaelli.

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INGRESSO ALLA BELLEZZA.

Enrico Maria Radaelli *

Ingresso alla bellezza. Fondamenti a un’Estetica trinitaria.

LECTIO XIV.
DE UNIVERSALI DOCTRINA:
VERBA UT RERUM TRASLATIO.
RATIO (I).

Teoria generale: Il linguaggio come metafora della realtà.
Argomenti (I).

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(Pagine 224-233 del libro.) Dove si propongono i primi tre indizi per una Teoria generale del lin-guaggio umano, metafora della realtà naturale: il primo si desume dalla nascita delle parole, astratte dalla sostanza delle cose; il secondo dalla nascita dei segni scritturali, astratti dalla loro forma; il terzo dalla melodia con cui viene espresso un discorso, quasi un percorso in un paesaggio, o esso stesso paesaggio.

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In Dio la relazione unitiva tra il pensiero (verbum) e la sua rappresentazione (imago), ovvero tra il significato interiore e il suo volto, è stabilita una volta per tutte, come visto, dai due sacri Nomi propri dell’Intelletto stesso, cioè di Dio Figlio. 1 [Sempre che per Dio si intenda l’unica vera realtà che è la ss. Trinità; in caso diverso, questa infrangibile ma anche ineludibile, primaria relazione, non potrà mai addebitarsi ad alcuna causa metafisica. ]
E nel creato? cosa vi è nel creato che mostri l’unità tra pensiero ed espressione? sarebbe come dire tra il pensiero umano, e la sua umana espressione, che è poi la realtà artificiale?
L’unione di cui parlo lega non due generi, e nemmeno due specie, ma due regni, quindi – per intendersi – non ha nulla a che vedere con l’accostamento diretto e naturale del genere maschile con il femminile, né con l’accostamento della specie umana con quelle di altri animali; ma è analogo piuttosto al legame del regno animale al vegetale. Si dirà: sembra vi siano organismi che appartengano per loro natura a entrambi i regni. Ciò è da escludere: i confini sono sottili, ed effettivamente esistono specie animali dalle molte caratteristiche in comune con alcune specie vegetali, che a loro volta offrono caratteri tipici del regno animale. La moderna biologia però è tornata ad avallare le ripartizioni stabilite da Aristotele, in due regni ben divisi, pur riconoscendo che in alcuni casi si trovano caratteri che, per poterli inserire con giudizio in uno dei due insiemi, vanno prima analizzati minuziosamente.

Resta il fatto che, per tornare alla metafora dei due regni, quello del linguaggio va avvicinato al regno della natura, osando compiere l’operazione proibita. Di questa operazione va colto bene l’intreccio, pur essendo un intreccio la cui costituzione va riconosciuta con particolare riguardo, con grande prudenza, poiché, contemporaneamente al suo riconoscimento, è necessario tenere i due regni tra loro fermamente, decisamente distinti. Ecco che a questo proposito ci giunge in soccorso quella figura retorica, o logica, studiata con speciale attenzione nella V LECTIO: l’analogia, cioè quella particolare metafora doppia e indiretta per la quale si possono avvicinare tra loro anche due enti non appartenenti allo stesso genere, o famiglia, come richiede invece il semplice sillogismo aristotelico.

Con la metafora analogica si compie un sillogismo, ovvero un calcolo, un raziocinio, su due nozioni inaccostabili, in virtù della capacità della mente umana di trascendere (proiettare) l’ente, passando dalla sua figura alla sua essenza, intuendo (= vedendo dentro) l’essenza attraverso il suo aspetto. È come se quelle proporzioni che per un semplice sillogismo vengono compiute come su una singola retta, qui venissero compiute invece su due rette ortogonali: sulla prima (x) vengono poste le misure di un regno e sulla seconda (y) quelle dell’altro: si capisce subito che per passare da un asse all’altro è necessario compiere delle proiezioni. Ora, questi assi, da ortogonali che erano, possono presentarsi anche sfasati, come visto sopra, dando così luogo a misurazioni complesse, in cui l’analogia si può moltiplicare in inversioni, in curve esponenziali o altro; ciò nondimeno, si tratta sempre di operazioni che possono essere esatte: la verifica della loro esattezza dipende dall’attenzione dell’operatore. Sono queste le figure che danno luogo all’arte, alla poesia, al gioco, al fascino, al sublime, al mistero.
All’uomo, operatore cui per natura sfugge [...].

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(Pagina protetta dai diritti editoriali.)

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