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SU JEAN GUITTON/1

Enrico Maria Radaelli *

LA CATTOLICITÀ DEL FILOSOFO CATTOLICO JEAN GUITTON, AMICO E CONSIGLIERE DI PAPA PAOLO VI.

L’articolo è pubblicato su « Sì sì no no », n. 11 (anno XXV), giugno 1999.

(Pagina 1)


Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica(Vai alla pagina 2.) È morto recentemente Jean Guitton, famoso nel mondo per essere filosofo cattolico, all’età veneranda di 98 anni. Noi offriamo qui alcuni suoi pensieri che certo possono consigliare, sulla sua professata ortodossia, delle valutazioni più prudenti, più acconce al vero aspetto del pensiero guittoniano; di modo che i buoni fedeli, meglio ammaestrati, non raccolgano da lui il mal seminato.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPer far questo, consideriamo insieme uno dei suoi più celebrati e apprezzati aforismi, che ha la peculiarità di concernere la fede al suo vertice: « In me ci sono due esseri: il credente e il non credente, che dialogano costantemente ». Aforisma successivamente ripreso e propalato anche dal Cardinale Martini, che non si è lasciato sfuggire l’occasione di contribuire direttamente a seminare il loglio del dubbio di mezzo a quel vastissimo gregge, che di lui raccoglie ogni goccia di sapere con una venerazione davvero idolatrica: « Nel cuore di noi cristiani convivono insieme due uomini: l’uomo che ha la fede e l’uomo che non ce l’ ha ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutto questo in ode al dubbio, che a parere di questi due incensati e ancora incensurati maestri sarebbe principio di un sano pensare perché metterebbe il cristiano sul piano del laico, sul piano dell’illuminista: tutto dubitando, costui pensa tutto, valuta tutto e di tutto si forma un’idea razionale, ben formata in quanto ben pensata.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDifatti la spiegazione di Guitton rispecchia i più classici parametri razionalistici: « Il Guitton qui presente ha qualche merito - si compiace di dire il filosofo di se stesso - perché dubita, e perché è obbligato a ogni istante a vincere il dubbio del Guitton non credente [...] con un atto di libertà fondato con ottant'anni di studio della religione cristiana con degli esperti ». Il dubbio perenne è superato perennemente. Questo è bene. Ma da cosa? forse da un atto di fede cieca, onnicomprensiva, nell’autorità di Dio? No, ma da un atto derivato dallo studio della religione e delle sue ragioni, per cui essa religione, per via di questo studio previo, risulta più convincente, più ragionevole, che non, per esempio, le opinioni atee di Sartre.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSartre e Guitton: due filosofi, due teorie: « Le nostre sono esattamente due teorie opposte ». Non due fedi, ma due filosofie. E che la sua sia prima che una fede una filosofia, Guitton lo afferma costantemente: è una cosa a cui tiene molto.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSu quale autorità, su quali « esperti » si fonda il cattolico Guitton, se non su quella di Dio? « Io aderisco alla filosofia di Heidegger ». Insomma: quella di Guitton, più che una fede, sembrerebbe piuttosto un’opinione, in questo somigliando a quei suoi amici protestanti e atei che tanto apprezza. D’altra parte, l’amicizia accomuna bene gli amici in qualcosa, per non essere arida.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutto nasce da quella chiave del dubbio sistematico presentato in apertura: « Il Guitton credente - dice di sé il filosofo - è un Guitton che, a ogni istante, fa un atto di libertà strozzando il Guitton che dubita ».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon riusciamo a immaginarci Padri e Dottori della Chiesa come Agostino, Tommaso, Atanasio, Caterina, Ignazio, Leone Magno, o quant’altri che, nella dubitativa perenne, superata perennemente dall’atto meritorio, strozzino quei cattivi e petulanti alter ego che tutta la vita li assillano: nessun santo ha mai detto di sé di acquistare meriti su meriti, sistematicamente, utilizzando questo ingegnoso meccanismo di sfruttamento fino al midollo del dubbio. Anzi, risulta da ogni loro scritto, nei secoli, l’incitamento a rafforzare la fede tralasciando le questioni più spinose, fino a formulare col Manzoni l’agostiniano consiglio dell’“ignoranza utile”: utile alla propria anima. Certezza poi, questa, basata sul classico detto di Papa Gregorio IX: « Dubius in fide infidelis est ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSulla dubitativa, difatti, va tenuto un atteggiamento mentale di prudenza: meglio un fedele ignorante sulle cose di fede, ma tutto adorante il suo Dio (prima di tutto, appunto, con la donazione del proprio intelletto, che si sacrifica specialmente quando riconosce davanti a Dio la propria incapacità di chiarire tutti i misteri), che un fedele filosofeggiante su tutto, su tutto chiarificatore ed esplicatore: costui preferirà presto all’insegnamento divino il proprio; diverrà presto “fedele”, sì, ma non ad altri che al proprio io.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl dubbio, certo, può nascere dalle interiori interrogazioni, quando i cristiani vogliono rettamente dirimere le questioni spinose che stringono da presso il dogma. Nel caso che Vescovi, teologi e fedeli fossero attaccati interiormente da proposizioni avverse alla Rivelazione, proposizioni ammantellate da vesti che ne darebbero sembianze ragionevoli, essi non tanto e non solo debbono pensare di trovare nella Rivelazione argomenti per difendersene, quasi che la Rivelazione sia qualcosa di espugnabile, quasi che sia sufficiente un buon argomentare per scuoterne le fondamenta e farla crollare.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNo: piuttosto è bene convincersi del contrario, convincersi cioè di poter trovare nella Rivelazione gli argomenti più adatti per espugnare i paralogismi da cui è attaccata, mortificandoli e mostrandone l’inconsistenza nella certezza che le ragioni degli irreligiosi e degli eretici non hanno nemmeno fondo razionale: Cristo, Ragione ultima di ogni ragione, non solo arma ogni argomento per spuntare gli avversari, ma dimostra che le armi avversarie sono già di per sé spuntate: fittizie, false, inconsistenti. La debolezza sostanziale delle sillogi irreligiose è verità di fede tanto quanto lo è la fortezza intrinseca delle verità della Rivelazione, come ricorda san Tommaso fin dai primi articoli della Summa: « Le prove che si portano contro la fede non sono delle vere dimostrazioni, ma degli argomenti solubili » (Summa Theol., I, q.1, a.8). Queste sono le vere colonne a sani convincimenti!
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaBen lontano da questo atteggiamento di castità di pensiero, e di purezza di intenzioni, il nostro forse troppo acriticamente riverito “tomista” Guitton ha concepito, formulato e propagato un pensiero che, per la verità, meno tomista non poteva concepirsi, formularsi e propagarsi. Nemmeno nel genere letterario del paradosso. E nemmeno, come abbiamo sopra fatto, “contestualizzando”, perché le parole ricevono il senso che hanno dal loro predicato, e il contesto solitamente non è necessario, ma contingente, solo utile a precisare la direzione di un senso già dato. La formula guittoniana quindi è valida solo per il parossismo della sua sconvenienza, solo per lo scuotimento che ottiene a causa della sua prevista indecenza.Vai alla pagina 2 di 4.

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