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LOGOS SGOMINA THANATOS /6

Enrico Maria Radaelli *

LOGOS E THANATOS.

IL DOLORE PER LA MORTE COME ARGOMENTO
DELL'IMMORTALITÀ ANCHE CORPORALE DELL’UOMO.

PRIMA PREMESSA - SECONDA PREMESSA - tesi - ARGOMENTO-
Conclusione - DUE CONSEGUENZE - Altre due conseguenze.

UNA PER I PLATONICI, O BUDDHISTI; UNA PER GLI ISLAMICI.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica[Segue da pag. 5] Come dicevamo fin dalle prime righe, la tesi che il corpo umano sia immortale, sia pur alle condizioni inequivocabili poste dai Dottori della Chiesa, è tesi che presenta una grande fecondità nel fornire delle mansuete, ragionevoli ma appuntite frecce alle faretre di chi vuol colpire al cuore e amorevolmente ma fermamente ferire i convincimenti erronei che molti uomini si ostinano post mortem.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSant’Ireneo, vescovo di Lione, Padre della Chiesa coevo del grande sant’Atanasio e con lui strenuo partecipe alla battaglia durissima contro l’arianesimo, scrisse molte potenti pagine per fornire argomenti razionali alla dottrina imperniata sulla fede, come si conviene a ogni cristiano che sappia appropriarsi della formula vincolante e definitoria dell’atto interno della fede, « cogitare approvando » (Cum assensione cogitare; Summa Theol., II-II, q. 2, a. 1).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaScrisse quindi anche contro l’erronea dottrina della reincarnazione, o metempsicosi, che fonda buona parte della sua fuorviante persuasività sull’autorità di Platone, definito da sant’Ireneo « quel vecchio ateniese che per primo espose questa opinione senza poterla provare ».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaRecentemente questa teoria ha ricevuto poderosi rinforzi dal dilagare tra i cristiani degli insegnamenti buddhisti. Noi siamo convinti che la penetrazione dell’eresia della reincarnazione sia stata nei secoli sempre molto significativa, e sempre se ne è sottovalutato il fascino dovuto alla sua apparente mitezza di pura opinione: niente dogmi, niente verità, niente autorità, ma solo una sorta di affabulazione mitica e femminea, per la quale l’anima può cullarsi e sognare di passare di vita in vita senza né giudice né giudizio, né fuoco né demoni, né colpa né pene. Cosa si può proporre di più serafico, dolce e rassicurante? Facciamo nostra, ancora una volta, una centrale tesi del professor Romano Amerio, che vedeva la dissoluzione della dottrina cattolica nel versamento della verità dal purissimo e aureo calice del dogma nell’ectoplasma dell’amore. Si tramutano così le essenze. E lo chiamo così: ectoplasma, perché non sto parlando della Terza Persona della santissima Trinità, del Santo Spirito d’Amore, ma del suo diabolico scimmiottamento, il perduto amore di sé che accosta la vera mistica, la quale pone radice e tendenza nella verità, a una leggera, aerea e volatile vita vegetativa del proprio Io perso nel nulla.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLe anime attirate da queste opinioni sono tra le più turbate dalla morte, e, come Platone, come Orfeo, come Sofocle, si studiano di darsi un simulacro di immortalità per sfuggire, con una specie di svenimento intellettuale, al tremendum dei vermi.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSant’Ireneo propose diversi argomenti irrefragabili per dimostrare l’infondatezza degli argomenti platoneggianti, il più forte dei quali è senz’altro quello che rileva come un’anima, ammesso che abbia avuto esperienze precedenti in altri corpi anche di animali non razionali, come essi sostengono, dovrebbe ricordare quelle esperienze, ma non le ricorda, perché, dicono, è in un corpo che per natura sua non è adeguato all’anima, gli è prigione, è causa della sua dimenticanza tanto da essere chiamato proprio « corpo di dimenticanza ». E che il corpo sia la causa prima dell’oblio dell’anima è notoriamente punto centrale del platonismo per spiegare la superiorità della realtà del mondo ideale nei confronti del materiale. Ma qui vi è contraddizione, dice sant’Ireneo, perché nessuno può arguire le azioni di un’anima precedentemente all’essere stata posta essa in un corpo, se il corpo stesso in cui è stata immessa è « corpo di dimenticanza », come essi stessi lo chiamano. 1
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCon la dimostrazione dell’immortalità del corpo si sgomina d’un sol fiato l’indeterminatezza individuale propria dei paradisi platonicobuddhisti, dove i ‘beati’ perdono irrimediabilmente la propria coscienza, vuoi nei nirvana, vuoi nei cieli suburanici, vuoi nell’Assoluto trascendente, come di volta in volta sono chiamati i luoghi ultraterreni nelle loro filosofie. Infatti la nostra dimostrazione evidenzia, inequivocabile, che il corpo risorto è personale, individuato in quella materia lì, animata da quell’anima lì, perché la leva capace di svellere la morte è precisamente l’orrore per quella morte lì: di quel congiunto, di quella sposa, di quel figlio, o anche della propria, che si intravede dinanzi a sé nel progressivo rattrappimento o nel veloce dissanguamento.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaOra, se l’intelletto è mosso al dolore, e vi è mosso da una causa ben individuata, solo un’eguale causa parimenti individuata potrà rimuovere il dolore cui è giunto e riportarlo nella quiete della beatitudine: se un uomo è orbato di un occhio, solo la restituzione della vista dell’occhio orbato potrà ridargli la soddisfazione della propria riaffermata integrità. Ma i platonici dicono: no, egli vedrà di nuovo tutto e massimamente nella vista universale in cui sarà accolto. E si risponde che, primo: nella vista generale non può sussistere un uomo difettato, che porterebbe difetto alla vista generale; secondo: l’uomo reintegrato del suo proprio occhio si sentirà partecipe dell’universale proprio per il motivo che solo così reintegrato egli sarà partecipante pienamente alla natura umana – per la quale si dice uomo l’animale razionale con due occhi – senza mancarle in niente.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSe il dolore è mosso dalla morte del corpo, il dolore sarà rimosso dalla risurrezione del corpo. Ogni corpo è ascritto a un individuo determinato, animato da un’anima determinata. Il corpo risorto non ammette una vita dopo la morte che non sia la vita di quel corpo lì, e non di un insieme materiale indefinito, perché la materia impone la sua individuazione.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE se è vero che il motivo che fa congetturare una beatitudine dove tutte le intelligenze si assorbono in un’unica intelligenza e tutte le vite fluiscono in un’unica vita, probabilmente è dato da un irresistibile anelito d’amore – anche se disordinato – allora si risponde che ancor più amoroso di quest’immensità impalpabile e indeterminata è la cena offerta a ogni singolo invitato dal sorridente Padrone di casa rivelato dalla Buona Novella: angeli, cherubini, arcangeli, serafini, la vista si sprofonda nella luce di un Padre che chiama ciascuno per nome come per nome chiama ogni stella del cielo, che si intenerisce e intenerisce ognuno; nella luce di un Figlio le cui piaghe splendenti sono baciate sia da Mosè che dalla poverella dell’obolo del tempio, sia da Abramo che dal peccatore che si batteva il petto nell’ombra dell’angolo più lontano all’altare, sia dai grandi Pietro, Paolo, Giovanni – le colonne – che dal ladrone crocifisso ma pentito. Vogliamo dire: questo è un amore personale! E la dimostrazione esposta, dovendo cogliere dell’immortalità corporale particolarmente l’aspetto individuale, personale, ne può dare una maggiore e più rassicurante convalida.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica* * *

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutt’altra impostazione hanno gli Islamici e tutti quelli (Giudei, Protestanti e ancora Calvinisti in particolare) che hanno una visione deterministica della salvezza (soteriologia) e della sorte dell’uomo nell’aldilà (escatologia). Costoro, se pur in gradi diversi (più eminenti tra gli Islamici), hanno delle aspettative così promettenti e satisfatorie che il loro scardinamento risulta arduo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaRestando ora al caso strettamente dei musulmani, emblematico per gli altri, sembrerebbe che essi abbiano già la certezza dell’immortalità della carne, prevedendole un ‘paradiso’ dove possa dare sfogo alle sue passioni più triviali, tanto che Maometto, a una mirata domanda: se i suoi ‘beati’ potessero dopo la risurrezione compiere atti di lussuria dinanzi a Dio, rispose che « non ci sarebbe beatitudine se lì mancasse qualche piacere, anzi, tutti i piaceri sarebbero inutili se non fossero seguiti dalla voluttà della lussuria ». 1 [Stefano Nitoglia, Islam, Anatomia di una setta, Effedieffe Edizioni, 1994 Milano, pag. 21.]
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa la nuova e perentoria dimostrazione delle asserzioni tomiste sull’immortalità carnale inquadrano tutta la questione della beatitudine sotto un aspetto che anche gli islamici dovrebbero riconsiderare, anche se l’irrazionalità di fondo di tutto il loro sistema, diciamo così, teologico, spunterà sùbito ogni dardo che voglia raggiungere i loro cuori, troppo induriti nella voluttà.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaComunque sia: la certezza dell’immortalità della carne vuole significare che gli asserti dei Dottori della Chiesa ricevono una via dimostrativa che non avevano, ma non cambia il contenuto degli asserti stessi. Anzi, abbiamo messo in evidenza immediatamente il legame tra Thanatos, deperibilità e morte, e Logos, Intelletto divino e vita, nel senso che questo annienta quello vivificando con un atto di ragione, di purissimo intelletto, la realtà che più ne è lontana: la materia.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCiò vuol dire che il corpo dei beati è vivificato dal Logos, Intelletto divino, riguadagnando il posto perduto a causa del disordine procurato all’inizio della storia dell’uomo dalla ribellione di un intelletto umano. Quindi i beati non saranno affatto voluttuosi, ma sommamente ragionevoli, e anzi soprannaturalmente ragionevoli, godendo nel più profondo del cuore – la più intima camera dei loro intelletti liberati – dell’eterna visione di Dio.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesto in primis. Inoltre, proprio con la dimostrazione si evidenzia che i paradisi non sono luoghi riservati ai soli uomini, dove le donne presenti sono più che altro squallide femmine che poco hanno a che fare con le discendenti di Eva e con le sorelle della beata Vergine. La dimostrazione chiarisce ed esalta che dinanzi a Dio non c’è più né Giudeo né Greco, né uomo né donna, né schiavo né libero, perché dinanzi alla morte tutti gli uomini sono uguali, e se lo sono nel dolore non possono non esserlo nel suo risarcimento. La dimostrazione che certamente ai corpi è conveniente l’immortalità pone tutti i corpi su un piano di uguaglianza che esclude il piacere carnale (ma anche altri piaceri carnalmente intesi: l’economia, la conoscenza, l’arte, sono tutte cose che in Paradiso hanno attuazioni non finalizzate alla carne). (Vai a pag. 7 di 8)

(Pagina protetta dai diritti editoriali).

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