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Enrico Maria Radaelli *

IL RATZINGERISMO”.
SFUMATURE O RETICENZE?

CINQUE CASI ESEMPLARI.

1) In cui si dimostra l’erroneità della Confutatio
sui cinque esempi proposti in
“Dove Gesù dice bianco, Ratzinger dice nero”.

In margine al mio saggio

AL CUORE DI RATZINGER. AL CUORE DEL MONDO.
Edizioni pro manuscripto Aurea Domus, in-8°,
Milano 2017, pp. 370, € 39 al 15% di sconto, = € 33;
– gli articoli 1, 2 e 3, per un totale di pp. 108, € 10 –
(Acquistabile anche con una all’autore)

2) A integrazione dell’analisi della devianza del Ratzingerismo:
Qualcuno nella Chiesa si è accorto che nell’Enciclica Spe salvi
Papa Ratzinger ha cancellato l’Inferno? (E non solo.)


3) Come il “Ratzingerismo” cancelli il parto virginale del Figlio di Dio:
Amare Ratzinger: io lo salvo. Voi lo uccidete. Non fatelo.
Ma anzi: salviamolo tutti insieme.


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La copertina

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Quarta
di copertina

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QUI TUTTO
IL TESTO IN PDF


1. Il “Ratzingerismo”. Una verità cattolica gravemente deviata per la quale la Redenzione è ridotta a una Redenziuncola da nulla.

2. La grave questione della teodicea in Spe salvi.

3.
Le gravi variazioni dottrinali del “Ratzingerismo” in Introduzione al cristianesimo (Ratzinger 1968).

4. L’esistenza di Dio è certa (Gesù). No, è incerta (Ratzinger).

5.
La Redenzione è la riparazione, compiuta da Dio Figlio, dell’infinita offesa fatta dall’uomo a Dio Padre (Gesù). No, “è un’invenzione di Anselmo d’Aosta” (Ratzinger).

6.
Dio sarà visibile, un giorno, ai Beati (Gesù). No, “Dio è l’essenzialmente Invisibile” (Ratzinger).

7.
I Beati risorgeranno in corpi gloriosi (Gesù). No, “i corpi non risorgono” (Ratzinger).

8. Il Figlio di Dio non poteva nascere da un matrimonio meramente umano (Gesù). Sì, avrebbe potuto (Ratzinger).

9. La “formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù” è Vangelo (Gesù). No, è un debito culturale ellenistico (Ratzinger).

10.
Conclusione: il “Ratzingerismo” si conferma potente deviazione dalla verità cattolica, v. il mio saggio “Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo”. Si attende e si prega che la Chiesa ciò confermi al più presto, e, naturalmente, al massimo grado.

* * *

Poco tempo fa un mio affezionato lettore mi aveva segnalato che un tal “Sircliges”, in un suo scritto intitolato La falsa morte. Analisi dell’eresia ratzingeriana alla luce dell’ateismo tomista, si era impegnato – ma non si sa per quale serio e grave motivo sotto pseudonimo – in un serio esame della mia Nota a margine intitolata Dove Gesù dice bianco, Ratzinger dice nero, pubblicata di recente da Chiesa viva, Presenza divina, Sì sì no no, e, sul web, da chiesaepostconcilio.blogspot,com, cooperatores-veritatis.org, unavox.it, e naturalmente su Aurea Domus, nota da me scritta col preciso intento di favorire e sollecitare la lettura del mio recente Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo, Aurea Domus, Milano 2017, con cui avevo compiuto la prima analisi critica, in cinquant’anni, di un testo fondamentale della teologia cattolica, Introduzione al cristianesimo, scritto nel 1968 da monsignor Joseph Ratzinger, già perito del Vaticano II al seguito del cardinale Joseph Frings, e, all’epoca, professore di teologia fondamentale all’università di Tubinga, un libro pubblicato in tutto il mondo in milioni di copie, tutt’ora in vendita con un Nuovo Saggio introduttivo vergato dal suo stesso Autore ancora nel 2000, per confermarne dopo trentadue anni e dopo le salite e le discese che sappiamo dal Trono più alto, la dottrina colà insegnata, come ribadirà lo stesso eminente Autore nel 2016, in un’intervista rilasciata a p. Jacques Servais s.j., pubblicata anche su L’Osservatore Romano.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaOra, l’analisi dell’Anonimo su quel mio breve testo potrebbe parere ai meno avvertiti un’opera rigorosa e severa quanto basta per svellere i miei argomenti, mentre è solo sviante e fuorviante come i concetti che si proponeva di difendere, sicché potrebbe attecchire sulle menti di fedeli frastornati e strattonati di qua e di là e che – nella burrasca che ci circonda, di dottrine e di Papi che si frappongono e scontrano come incontenibili marosi –, specie poi per l’aura di nobiltà, sicurezza dottrinale e mitezza ideologica che pervade da sempre, ma specialmente negli ultimi tempi, molto inopinatamente quanto sempre più decisamente, la persona di Joseph Ratzinger, potrebbero vedervi quella chiarezza che invece dona solo il sole della santa e unica verità.
Sicché controbatterò una per una le argomentazioni, pur superficiali e vuote di contenuto, con cui il Nostro vorrebbe annientare la mia opera di individuazione e di allerta del più che funesto “Ratzingerismo”, l’insegnamento dottrinale gravemente ereticale su tutta la dorsale della Redenzione dilagato negli ultimi cinquant’anni, nella Chiesa, come non mai prima una qualsiasi altra eresia, ariana e luterana comprese.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaL’Anonimo, con le sue considerazioni, pensa d’aver sgominato gli argomenti che costruiscono un libro vasto come Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo, ma è bene che lui e tutti i critici prevenuti di quelle mie pagine si rendano conto invece che, se davvero riuscissero nel loro intento, in realtà non farebbero che dare nuova e più potente linfa all’attuale tanto pericolosa quanto sotterranea falsificazione della verità evangelica, che ho chiamato “Ratzingerismo”.

* * *

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica1. IL “RATZINGERISMO”.

UNA VERITÀ CATTOLICA GRAVEMENTE DEVIATA PER LA QUALE
LA REDENZIONE È RIDOTTA A UNA REDENZIUNCOLA DA NULLA.
(Tornare su)

Cos’è il “Ratzingerismo”? Il “Ratzingerismo” è una devizione, anzi, per dir meglio, un insieme, un coacervo di deviazioni, velato, nascosto, subdolo, che non vuole farsi riconoscere, ma vuol passare per una semplice e professorale illustrazione tra le tante della verità, ed è così che si è diffuso nella Chiesa: navigando come sott’acqua, senza farsi vedere, senza far parlare di sé, ma ammantandosi di ogni espediente per non farsi scoprire di essere, nel suo nucleo ideologico centrale, il più raffinato e completo travisamento della Redenzione. Come dire: una Redenziuncola da nulla.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl “Ratzingerismo” infatti, nel suo nucleo centrale, è una dottrina che debilita, dimezza, dissecca e prosciuga la Redenzione, e con tale dimezzamento debilita e dissecca la fede – la dottrina contenuta nel Credo cattolico –: lo fa punto per punto, metodicamente, la smolla e derubrica in un soggettivistico fideismo storicistico, marcatamente antimetafisico, di stampo chiaramente tutto semiprotestante.
Il “Ratzingerismo” è l’esito finale dello svaporamento metodico, circostanziato, ma studiatamente sotterraneo, di tutti i “picchi di drammaticità” presenti nella santa catena che dà vita all’Economia della Redenzione, o Soteriologia; svaporamento che possiamo raccogliere in dieci punti nevralgici:


Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica1), cancellazione dell’abisso che distanzia l’uomo da Dio;
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica2), scomparsa, o evanescenza, del diavolo;
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica3), cancellazione del peccato come offesa a Dio;
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica4), cancellazione del conseguente sdegno o ira di Dio;
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica5), cancellazione del liturgico Olocausto di Dio Figlio a Dio Padre, causa prima dell’Incarnazione;
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica6), cancellazione della riconciliazione dell’uomo con Dio, attuata dall’Olocausto di Cristo;
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica7), cancellazione del conseguente riscatto dell’uomo dalla morte e dall’Inferno (che non solo è vuoto, ma neppure c’è);
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica8), “dimenticanza” della grazia come mezzo efficace per riconciliarsi, in Gesù Cristo, e da qui, nella Chiesa, con Dio;
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica9), cancellazione del premio di gloriosa resurrezione anche corporale a chi abbraccia, nella fede data dalla Chiesa, il Cristo;
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica10), cancellazione di Inferno, Purgatorio e Paradiso (tutti saranno Beati, e tutti vivranno « nella memoria di Dio »).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome già il Luteranesimo a suo tempo, il “Ratzingerismo” è una deviazione strutturale omnicomprensiva che, avendo come si è detto il suo nucleo irradiante nella Redenzione, può chiamarsi anche “Redenzione debole”, o “minuscola”, o “leggera”, o “sfaldata”, che in realtà, alla fine, non è altro che una “non-Redenzione”: il nascosto “annullamento di fatto” della Redenzione. Tutto il resto è a seguire.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaÈ l’ircocervo Ratzinger-Teilhardiano indicato nel mio Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo con una crasi – la mescolanza per compenetrazione di due parole in un unico lemma – il cui risultato è solo apparentemente indigeribile, come d’altronde è assurdamente innaturale la mescolanza o compenetrazione di un cervo con un caprone, o magari con un leone, ma la cui origine ne spiega il necessario ricorso.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa crasi con cui indicare il “Ratzingerismo” è: “evoluden-zione”, parossistico e inaspettato coacervo tra evoluzione, l’eretica dottrina naturalistica elaborata da Teilhard de Chardin s.j. per dimostrare una fondamentale continuità tra il fango da cui è tratto il primo uomo e la sua ultima e definitiva collocazione nel “Cristo Omega” di Dio, e, dall’altro lato, la cristica, santa e vera Redenzione insegnata dalla Chiesa.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa Redenzione – propriamente: ‘riscatto dell’uomo, pagato da Dio, da una prigionia mortale’ – viene piallata dal “Ratzingerismo” in un mite, pacifico, ma falso ‘sviluppo dell’uomo lungo un tragitto senza soluzione di continuità’, senza i molteplici traumi e le fratture dovuti a: peccati concepiti co-me offese a Dio, Dèi offesi e irati, pene eterne e senza rimedio, Figli di Dio suppliziati, differenze dei destini umani finali. Tutte queste terribilità scompaiono in un percorso che conduce l’uomo dal proprio status di creatura, il cui unico problema poteva sembrare, forse, di essere un po’ troppo « autarchica », a uno status semidivino, incorporeo, ipotizzato in una non meglio identificata « memoria di Dio ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta è la visione illustrata dall’esimio Professore nel suo saggio del 1968, Introduzione al cristianesimo, e non in altre sue pubblicazioni, che si sappia, a parte quelle qui segnalate, comprese la Spe salvi (specie i nn. 45-7) e la Lumen Fidei.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaVa rilevato che, proprio dopo aver letto e soppesato queste due Encicliche, avevo scritto La Chiesa ribaltata (Gondolin, Verona 2014), in cui segnalavo come, anche in quel pur alto magistero, lì non più semplicemente ‘privato’, ma ‘autentico’, anzi persino ‘papale’, e dunque magistero pienamente ‘pastorale’, il teologo di Tubinga insistesse nel suo sviante insegnamento intorno a teodicea e Novissimi, ancora una volta però senza suscitare in alcun vescovo, o cardinale, o prefetto di santa romana Chiesa, una qualche anche minima perplessità: nessuna perplessità, sulle due Encicliche, da nessuno di costoro, e dunque anche nessuna consonanza sui rilievi critici che compivo in quel mio libro, di cui riporto qui i brani che riguardano la Spe salvi, sul punto dei Novissimi (= le cose ultime: Giudizio universale, destinazione finale degli uomini, Inferno e Paradiso), lì raccolti nel § 34, che qui diventa il § 2 che seguirà queste righe.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl motivo per cui nessun Pastore della Chiesa abbia dato un qualsiasi cenno d’allarme può essere dovuto al fatto che, come si vedrà, l’allora augusto Autore dei due documenti esponeva i suoi interiori convincimenti con tutte le cautele del caso, sfumando i concetti al limite della comprensibilità, così appiattendo come in un guardingo bassorilievo nozioni che in Introduzione erano state scolpite in un più netto tuttotondo, consentito dall’insegnamento “privato”, sempre am-morbidito però dalla scrittura ritrosa marchiata Ratzinger.


2. LA GRAVE QUESTIONE DELLA TEODICEA IN SPE SALVI.
(Tornare su)

Anche in Spe salvi, ultima Enciclica di Papa Benedetto XVI, la parola ‘Inferno’ compare sei volte (una col suo analogo ‘Inferi’), e solo nella prima e nell’ultima (ai nn. 37 e 45) col preciso significato di ‘luogo di pena eterna’.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAl n. 45 l’Autore insegna che dopo il Giudizio universale gli uomini si trovano in due grandi categorie: la prima costituita da « persone che hanno distrutto totalmente in se stesse il desiderio della verità e la disponibilità all’amore. Persone in cui tutto è diventato menzogna; persone che hanno vissuto per l’odio e hanno calpestato in se stesse l’amore. […] In simili individui non ci sarebbe più niente di rimediabile e la distruzione del bene sarebbe irrevocabile: è questo che si indica con la parola ‘inferno’ » (anche qui, come già in Introduzione, di peccato come ‘offesa a Dio’ non se ne parla). E notare i due condizionali: “non ci ‘sarebbe’ più niente di rimediabile”, e “la distruzione ‘sarebbe’ irrevocabile”. Perché il condizionale e non un deciso indicativo? “Non c’è più niente di rimediabile”, “La distruzione del bene è irrevocabile”: siamo dopo il Giudizio universale, non prima; cos’ha frenato ancora una volta Papa Ratzinger dal dare a quei concetti la certezza di realtà definitive e sempiterne?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSecondo: forse che l’Inferno è lo status, se pur irrevocabile, e ciò solo in ipotesi, in cui si trovano “alcune persone”? “alcune”? tutto qui? è questa la teodicea di Papa Ratzinger?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE anche per la seconda categoria, quella delle « persone purissime, che si sono lasciate interamente penetrare da Dio », l’augusto Autore resta nel vago: non dice che le attende il Regno dei Cieli, o Paradiso, come ci si aspetterebbe, ma compie solo una vaga e aleatoria perifrasi. Eccola: « il cui andare verso Dio conduce solo a compimento ciò che ormai [esse] sono ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE anche qui: perché questa indeterminatezza? a che dobbiamo questa immeritevole nebulosità? il Paradiso, o Regno dei Cieli, non sarebbe altro che “il compimento di ciò che ormai (esse) sono”: uno stato d’animo, parrebbe. Tutto qui?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa le cose si fanno ancor più oscure al n. 46, dove Papa Ratzinger prende in considerazione una terza categoria di persone:

« Nella gran parte degli uomini – siamo sempre post Iudicium – rimane presente nel più profondo della loro essenza un’ultima apertura interiore per la verità, per l’amore, per Dio. Nelle concrete scelte di vita, però, essa è ricoperta da sempre nuovi compromessi col male – molta sporcizia copre la purezza, di cui, tuttavia, è rimasta la sete e che, ciononostante, riemerge sempre di nuovo da tutta la bassezza e rimane presente nell’anima. Che cosa avviene di simili individui quando compaiono davanti al Giudice? Tutte le cose sporche che hanno accumulate nella loro vita diverranno forse di colpo irrilevanti? O che cosa d’altro accadrà? ».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa cosa, in tutta l’Enciclica, rimane senza risposta.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaFin qui la citazione da La Chiesa ribaltata, da cui si vede il tocco diverso dato dall’Autore nel ruolo papale, di quanto espresso a suo tempo in un saggio accademico. Il che non toglie però che, sotto velluti e circonlocuzioni, si poteva ben cogliere una teologia del nulla, tant’è che persino un uomo da poco come chi qui scrive la colse, e ciò dovrebbe bastare di certo a quei Pastori che volessero, finalmente, cimentarsi in tanto ardire.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa faccio anch’io, comunque, una domanda, e la faccio a lui, al già augusto Autore di domande fatte apposta per lasciare nelle nebbie le greggi affidategli, e la faccio a tutti i vescovi, cardinali, prefetti e Papi doppiamente silenti: silenti cioè sia dopo la divulgazione di quelle Encicliche piene di affermazioni e domande vane, sia dopo la pubblicazione del mio saggio critico su di esse: forse che avremmo avuto le stesse parole, le stesse indeterminatezze, le stesse circonlocuzioni insipienti ed erratiche, se il Sommo Pastore si fosse espresso nella plenitudo potestatis di cui lui e solo lui possiede il munus clavium, ossia si fosse espresso nel regime di massima entelechia consentitagli, il pronunciamento ex cathedra cui sistematicamente si stanno sottraendo tutti i Papi succedutisi sul Trono di Pietro dal concilio Vaticano II a oggi, anche allorché era richiesto loro il giudizio più fermo, infallibile e sicuro su punti cardinali del dogma in fide et moribus?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSecondo me no, non le avremmo avute, ma avremmo finalmente avuto le risposte e le certezze che tutti stanno aspettando, di cui tutti hanno urgente bisogno, e che le dottrine elaborate e insegnate dall’Autore di Introduzione stanno contribuendo a disperdere come poche altre oggi.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE, riguardo al nostro inconoscibile Censore di superficie, sta cominciando o no a capire che qui le cose sono ben più profonde e vaste di quanto possano parere cinque casualissimi esempi di errori teologici raccolti in una breve Noterella a margine, e lo sono sia per la totalizzante vastità del principale tema che si dovrebbe evincere come vero oggetto trattato – la Redenzione –, comunque non l’unico, sia poi, per l’avvenuta apertura di banda del grado di magistero utilizzato, che da ‘privato’ come è quello di un saggio universitario è salito ad ‘autentico’, e persino ‘papale’ e ‘pastorale’, e ci mancava poco che non si facesse persino ‘dogmatico’?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica(Magari! Così sarebbero state corrette sul nascere dalla forzatura insita natura sua in quel grado santo di magistero, a stare strettamente nella più infallibile e adamantina verità!)  
 
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaComunque sia, posto tutto ciò, per spiegare, segnalare e manifestare anche al più largo e alto pubblico di Pastori l’opinione che mi ero potuto fare sull’origine del “Ratzingerismo” individuato in Introduzione al cristianesimo, la cui dorsale già trasudava abbondantemente da quelle due Encicliche papali, tutto quello che lo prepara e circonda, e le prospettive religiose e sociali cui porta, ecco che, dopo due anni di studio, nel novembre del 2017 ho ritenuto necessario pubblicare Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo, che, come si può ben capire, è libro complesso, articolato, analitico, come ci si aspetta che sia una dettagliata disamina critica su di un libro che a sua volta si presenta con pretese complesse (e implesse) come quello elaborato dal Teologo di Tubinga.

3. LE GRAVI VARIAZIONI DOTTRINALI DEL “RATZINGERISMO”
IN INTRODUZIONE AL CRISTIANESIMO (RATZINGER 1968).

(Tornare su)

Queste le più importanti variazioni dottrinali e a mio avviso non cattoliche presenti in Introduzione al cristianesimo:

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica1), la più sorgiva: adozione dello schema fideistico kierkegaardiano, secondo cui è impossibile la conoscenza metafisica di Dio (v., in Al cuore di Ratzinger…, i §§ 11-21);

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica2), la più cataclismatica: conseguente ricorso ai postulati della ragion pratica: sostituzione delle ragioni per credere con la volontà di credere. È sostituita così la teoria con la praxis, che però, come si sa, non è idonea al ragionamento, ma ne costituisce l’errore (v., in Al cuore di Ratzinger…, i §§ 7-10);

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica3), la più modernista: adozione del dubbio scettico fideista come base della conoscenza, in primo luogo della conoscenza per fede (v., in Al cuore di Ratzinger…, i §§ 11-16);

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica4), la più riduttiva: convinzione che la Redenzione non sia altro che “il raggiungimento, in Cristo ‘Omega’, dell’uomo perfetto” di impronta teilhardiana (v., in Al cuore di Ratzinger…, i §§ 44-47);

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica5), LA PIÙ GRAVE: cancellazione della Redenzione come ‘Sacrificio di Olocausto di Dio Figlio, in Gesù Cristo, a Dio Padre’, confermata, nel 2016, nell’intervista a Jacques Servais s.j. pubblicata anche dall’Osservatore Romano, come cosa « inaccettabile dall’uomo moderno », cioè, in realtà, dallo stesso Ratzinger (v., in Al cuore di Ratzinger…, i §§ 39-43);

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica6), la più devastante: cancellazione del concetto di peccato come “offesa a Dio”, poi del diavolo, dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso, nonché della separazione finale e definitiva delle “persone pie” dalle “empie”, altra cosa « inaccettabile dall’uomo moderno », ossia sempre dallo stesso Ratzinger (v., in Al cuore di Ratzinger…, i §§ 50-53);

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica7), la più anticattolica: convinzione che le tre Persone della ss. Trinità « dialoghino », tra loro, dando così luogo alla latente professione di politeismo di Papa Francesco-Bergoglio (v., in Al cuore di Ratzinger…, i §§ 55-60);

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica8), la più ripugnante: convinzione che « la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano » (v., in Al cuore di Ratzinger…, il § 71);

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica9), la più ecumenista: convinzione che la Chiesa di Cristo, con le scissioni dovute alle disobbedienze e ribellioni pratiche degli eretici, sia stata « frazionata in molteplici chiese » (v., in Al cuore di Ratzinger…, il § 72);

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica10), la più hegeliana: raddoppio del ruolo papale in “Papato attivo” e “Papato passivo” nell’ambito di un “Papato sinodale”, secondo lo schema idealistico hegeliano “tesi-antitesi-sintesi” (v., in Al cuore di Ratzinger…, il § 22).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAl cuore di Ratzinger, e la Nota a margine con cui l’ho affiancato, appartengono, come si può capire, a due letterature diverse: il primo è un saggio teologico impostato secondo intenzioni divulgative; il secondo è una breve esemplificazione di cinque casi che possano dare un’idea del contrasto intercorrente tra le due linee teologiche identificate in quel libro: da un lato quella insegnata dalla Chiesa, dall’altra quella insegnata dal Professore di teologia Joseph Ratzinger. 

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDunque quella Nota non è, né può essere, un riassunto del libro, come ritiene il Nostro, tanto da prenderlo di petto, nella convinzione che l’abbattimento dei cinque casi costituisca con ciò pure l’abbattimento del libro. Al di là del fatto che, come fra poco si vedrà, i cinque argomenti resteranno tranquillamente in piedi come meritano, bisogna sottolineare che l’Innominato avrebbe dovuto capire da sé che essi non potevano esser altro che cinque casi qualsiasi di qualcosa di enormemente più grande di loro, che li trascendeva come una montagna trascende i pur enormi, immensi massi che la compongono: 370 pagine di analisi scientifica su metodologia, contenuti, sviluppi ed esiti finali su di un libro come Introduzione al cristianesimo, a sua volta complesso e pieno di trabocchetti, inganni e imboscate di tutti i tipi, e pagine che, da tali varie considerazioni e risultanze, in qualche misura chiariscono quali sono i veri esiti finali degli orizzonti dottrinali offerti da quell’esimio Autore e gli influssi svianti e fuorvianti da lui rilasciati in tal modo alla Chiesa.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAttenzione: non sto dicendo, con quel “trabocchetti, inganni e imboscate”, che ci sia mai stata nella mente del riverito Autore di Introduzione qualcosa che somigliasse anche solo lontanamente a un doppio gioco ideologico: come scrivo nel mio saggio, la sua correttezza intellettuale, la sua pulizia mentale, sono fuori discussione: ma il fatto è che questa persona così complessa, che ritengo di poter definire “tragica”, in qualche modo sembra aver costruito una propria interna struttura di pensiero e di vita attraverso cui alla fine riesce a nascondere persino a se stessa le vere, profonde ragioni e conclusioni finali del proprio stesso ragionare.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSicché, con tutto lo spirito di carità richiesto allorché è in gioco la verità, e onorando quelle due sollecitazioni apostoliche che ricordano ai fedeli, a tutti indistintamente i fedeli, primo: di « rendere ragione della speranza [che è in noi] » (I Pt 3, 15), e, secondo: di « santificare le anime con l’obbedienza alla verità » (I Pt 22,1), mi appresto ora a dimostrare la fallacità degli asserti del Nostro, sicuro che i controargomenti portati lo convinceranno a rivedere le proprie posizioni alla luce della Norma normans che tutti, santamente, sovrasta e dirige.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl gentile Confutatore inizia soffermandosi a lungo sul fatto che anche san Tommaso è da qualcuno volutamente frainteso facendogli dire il contrario di ciò che dice con la tecnica piuttosto malandrina di mettere tra virgolette non i “Respondeo”, le “Risposte” con cui il Doctor Communis chiarisce cattolicamente le problematiche sollevate dalle obiezioni, ma appunto i “Quærenda”, i “Quesiti”, od obiezioni, o perplessità individuate dal Domenicano, sollevate nei secoli contro la Rivelazione, che lui espone come richiede la Scuola, ossia col classico Videtur quod… (Sembra che…), solo che – dice il Censore –, cosa fa il Radaelli? Il Radaelli fa quello che i maliziosi fanno per dimostrare p. es. che san Tommaso sarebbe ateo: essi citano i Quærenda come fossero i Respondeo, p. es. (usando qui le parole dell’Anonimo, che cita S. Th., I, 2, 3, arg 1), « Sembra che Dio non esista »: queste sono parole che in effetti san Tommaso scrive, ma che scrive, come insegna la Scuola, con la neutralità richiesta a uno scritto che vuole porsi scientificamente, ossia razionalmente, davanti ai seri quesiti della ragione, così da valutarli e soppesarli con l’oggettività e la gravità che meritano.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa se un malizioso cita solo le parole « Sembra che Dio non esista » senza contestualizzarle, ossia senza spiegare il ruolo che svolgono nel lavoro tommasiano, e senza dire che ad esse il Santo contrapporrà un degno Respondeo con cui risolve e annienta il quesito, quel malizioso e infingardo sarà riuscito a far credere ai babbei, ma solo ai babbei, che effettivamente anche il più grande Dottore della Chiesa di tutti i tempi era ateo. E dico “solo ai babbei”, perché tutti gli uomini che usano la ragione e che si accostano a san Tommaso sanno come la pensa il Dottore Angelico e che metodo utilizza per illustrare come si deve la verità della Rivelazione.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCon tale piccante esempio, il Nostro vorrebbe spiegare, fondamentalmente, in che consista l’argomento princeps con cui si appresterà a confutare i cinque asserti da me proposti in Dove Gesù dice bianco, Ratzinger dice nero: l’argomento, l’accusa che mi fa, è la de-contestualizzazione. Anzi: l’ipocrita, furba e ricercata mia intenzione di far dire all’esimio Autore di Introduzione al cristianesimo tutto l’opposto di ciò che dice, tagliando le citazioni che faccio delle sue affermazioni, prima, durante o dopo le affermazioni decisive, a mia discrezione, oppure equivocando sul senso reale di una sua asserzione, insomma sempre e comunque immettendo dolosamente, maliziosamente, un elemento spurio, materiale o morale che sia, nel testo ratzingeriano primigenio. L’Anonimissimo, anzi, insiste, sul punto, e cita il passo in cui, nella mia Noticina, garantisco il lettore « della più ampia contestualizzazione », e mostra tutta la sua meraviglia per la mia affermazione, dato che lui non vede affatto mantenuta la promessa.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa se leggesse bene detta Notuncola, riconoscerebbe invece d’aver preso una topica, e non da poco, perché chi scrive, invece, tale promessa l’ha mantenuta, garantendo la contestualizzazione non in quelle poche paginette da lui superficialmente esaminate, che per la loro natura letteraria, come visto, devono riportare i testi citati nella loro forma più essenziale, ma nelle vaste pagine del libro, leggere per credere.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaÈ bene che, in ogni caso, all’inavvertito Confutante, anche se si intuisce che al fondo della sua poco approfondita confutatio aleggia con grande evidenza, nei confronti di chi scrive, una poderosa disistima – che il lettore giudicherà poi se e quanto meritata –, è bene dunque che, dicevo, in ogni caso al Signor Sine Nomine siano ben presenti i motivi per cui raccolgo le sue censure, pur così scentrate: in primis, perché è necessario che la dottrina cattolica venga preservata dai tentativi di falsificazione che furoreggiano contro di essa; in secundis, per difendere il buon nome di tutti coloro che hanno saputo riconoscere nelle mie pagine su Introduzione la serietà e il rigore che merita ogni analisi su testi di personalità come Joseph Ratzinger; postremo, per difendere il buon nome del Maestro di cui viene benignamente e universalmente riconosciuto essere io allievo, chiamato in causa se pur di transenna dal mio Confutatore, ché non si creda che un sommo come Romano Amerio abbia poi tra i piedi un miserabile indolente che, per stornare teologie svianti e fuorvianti, non sa far altro che sabotarne i testi, senza utilizzare lo strumento principe da lui usato e insegnato, il lume insostituibile e splendido, in ogni dove, dell’umana ragione.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPiuttosto, che Dio mi sotterri coi piedi al contrario.

4. L’ESISTENZA DI DIO È CERTA (GESÙ). NO, È INCERTA (RATZINGER).
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Vediamo ora la veridicità di quanto asserito dal sottoscritto nel primo esempio proposto nella Nota a margine, esempio cui il Nostro dà nome « Certezza dell’esistenza divina », intendendo “dell’esistenza di Dio”.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaHa tutte le ragioni, il gentile Peu de Courage, a dire che vedere Dio « come un’ipotesi, se pur la migliore », come segnalo nella Nota citando il Ratzinger di L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture, « non è il pensiero in prima persona di Ratzinger, da lui interiormente pensato, bensì la sua proposta ai non cattolici, mettendosi nel discorso dalla loro prospettiva; e soprattutto, non opera sul piano teoretico bensì su quello pratico ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaRipeto: tutte le ragioni. Ma se ha tutte le ragioni, vediamo il motivo per cui mi sono permesso allora di rilevare la cosa.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn realtà, in Al cuore di Ratzinger io non parlo affatto di questa sollecitazione pratica del Papa allora regnante ai suoi interlocutori non credenti, e nella Nota ne parlo solo per segnalare come quella “dell’ipotesi”, non fosse certo la citazione più provvida di chi, come il giurista Antonio Arzillo, pur senza aver letto un rigo del mio libro, si era proposto di difendere il Modernista di Tubinga dal vedere nel suo pensiero una forte venatura d’incertezza: ‘ipotesi migliore’ non vuol dire affatto ‘verità certa’, come è precisamente richiesto invece che sia, dalla fede cattolica, la conoscenza della verità di Dio, l’agostiniano ‘credere Deum’, complemento oggetto: ‘credere esistente Dio’, v. Cost. dogm. Dei Filius, cap. 2, Denz 3004: « Dio, principio e fine di ogni cosa, può essere conosciuto con certezza mediante la luce naturale della ragione umana a partire dalle cose create », la quale Dei Filius si appoggia a sua volta sul classico e imprescindibile Rm 1,20.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE merita notare che san Tommaso definisce la fede « opinione tenace » (S. Th., II-II, 129, 6). Altro che ipotesi.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn un secolo di fede sempre più vacillante come il presente, ritengo dottrinalmente quantomeno sconveniente che il Custode della fede chieda proprio ai primi, più impegnati e più alacri Costruttori di Incertezza, ai nemici più decisi del Dogma, come gli Habermas, i Giorello, i Vattimo eccetera, dai quali peraltro si ha la forte impressione che abbia avidamente sunto anch’egli a gran sorsate il dolce e attraente nettare, di appoggiarsi almeno almeno, per così dire, alla migliore delle ipotesi, quando si sa che è solo l’utilizzo del cemento armato della certezza, per dir così, più scientificamente e metafisicamente praticabile, l’unica via su cui si può tornare a costruire la città solida, forte, rigogliosa e luminosamente amena della Chiesa, come sempre è stato nei secoli.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaÈ una prospettiva, questa di Papa Ratzinger, diametralmente opposta all’unica perseguibile, e di fatto da sempre perseguita, prima da Gesù e poi dalla Chiesa. A meno che…
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaA meno che non si cancellino, ma proprio cancellino, come non mai esistiti, tutti i miracoli di Gesù, resurrezione in primis, dei quali miracoli sempre la Dei Filius, cap. 2, Denz 3009, afferma essere essi « segni certissimi della divina Rivelazione ». E, prima ancora, non si sterminino tutte le leggi che governano l’universo, ma proprio tutte, rendendolo entropico, autarchico, dis-ordinato, assolutamente anarchico, così da troncare con taglio deciso, attraverso la dissoluzione di ogni legge, tutte le vie della conoscenza razionale di Dio di cui parla la Dei Filius, vie fissate tra l’altro, oltre che dalla metafisica, ben conosciuta anche dal Professor Ratzinger, dalla quarta legge del Senso comune di cui parlo abbondantemente anche in Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSì: a queste condizioni annientatrici, che costringono, se si può dir così, alla più sicura e ineludibile incertezza, ammesso che si possa parlare ancora di qualcosa – ma non si può parlare più di niente, perché sono saltate tutte le leggi: del pensiero, della parola, della comunicazione, e prima ancora delle idee, della realtà, di tutto –, ma solo e unicamente a queste condizioni di ipoteticità assoluta, allora sì: si può parlare anche di “ipotesi di Dio”. E parliamone, allora!
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica(Si noti, en passant, che le impossibili condizioni di entropia ipotizzate sono gli analoghi che si avrebbero nel mondo reale delle egualmente impossibili condizioni che si avrebbero in logica se si potesse davvero perseguire il dubbio scettico: i due assoluti infatti, vuoi nel reale che nel logico, sono irrealizzabili: fuori di ogni possibilità, la più remota.)

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon c’è una parola, nel Vangelo, ma una che sia una, in cui si veda che Gesù parla di Dio come “ipotesi”: l’ipotesi è costruita sul dubbio, e il dubbio è costruito sul “non ho elementi per concludere”, dunque sul “non so”, che è il contrario del “so”, cioè della verità. Su cui è costruita la fede.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl percorso del Papa allora felicemente regnante voleva vedere, nel suggerimento “dell’ipotesi”, “il bicchiere mezzo pieno” di un “almeno almeno” solo perché, con la sua formazione ideologica deviata, non sapeva vedere la prospettiva evangelica per ciò che essa è, per ciò che i præambula fidei posti dalle leggi del Senso comune, dai principi di identità e di non contraddizione e dalla metafisica tomista confermano essere, per ciò che la Chiesa insegna (v. Leone XIII, Æterni Patris): l’unica possibile strada percorribile dalla ragione umana per incontrarsi con Dio.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDico che il percorso di quel Papa era “deviato” perché già nel 1968 aveva fissato nel dubbio la base di partenza della propria fede, come insisté a scrivere decine di volte in Introduzione, che è ciò che segnalo nella Nota riportando, delle tante sue espressioni in tal senso, le tre più struggenti.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa prima: « …il credente può vivere la sua fede unicamente e sempre librandosi sull’oceano del nulla, della tentazione e del dubbio, trovandosi assegnato il mare dell’incertezza come unico luogo possibile della sua fede,…» (p. 37).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa seconda: « È la struttura fondamentale del destino umano poter trovare la dimensione definitiva dell’esistenza unicamente in questa interminabile rivalità fra dubbio e fede, fra tentazione e certezza » (p. 39).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa terza: « Il credente sperimenterà sempre l’oscura tenebra in cui lo avvolge la contraddizione dell’incredulità, incatenandolo come in una tetra prigione da cui non è possibile evadere,… » (p. 73).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl Nostro sostiene che questi fondamenti, nel Professore, avendoli costui fatti precedere da due casi in cui, a suo avviso, si sarebbero verificati, in uno « la tentazione finale di santa Teresa di Lisieux » (p. 34), nell’altro « il dramma di Paul Claudel ‘La scarpina di raso’ » (p. 35), in realtà dimostrerebbero che per lui « il dubbio, come il peccato, è una tentazione da cui non saremo mai definitivamente liberi prima della morte ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDunque il dubbio è una tentazione. Ma se è una tentazione, esso è per natura una realtà con tre precise qualità: 1), è esterno, 2), è accidentale, 3), è vincibile (dalla grazia). Tre qualità che non sono tenute per niente in considerazione dal Modernista di Tubinga, il quale, come si può osservare, dimenticando peraltro anche l’azione della grazia, sostiene che da tale tentazione contro la fede « non saremo mai definitivamente liberi prima della morte ». Sicché è la morte, non la grazia, che ci libera dalla tentazione di peccare.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE il nostro gentile Amico tenga presente che in Introduzione il suo Autore, della grazia, almeno come strumento di difesa dal peccato, non ne parla mai. Ho detto mai.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQueste tre condizioni configurano tutto il contrario di ciò che affermano le tre considerazioni di Ratzinger riportate sopra, configurano cioè la possibilità che l’uomo, con la fede, possa vincere il dubbio e, con la grazia, possa serenamente e fortemente corazzarsi in una realtà basica, stanziale e solida come la pietra, la realtà del Logos, della Verità incarnata in Cristo, a cui basta dare fede, quella fede che Lui richiede a chiunque voglia minimamente seguirlo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNella prima considerazione, p. es., il Professore sostiene che il luogo dove il credente può vivere la propria fede è un oceano, e quest’oceano è nientedimeno che l’immensità del nulla, tanto che nella seconda pericope che compone la considerazione egli precisa che il luogo dove l’uomo può vivere la propria fede è unicamente quello dell’incertezza.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNeanche Crizia, Gorgia, Ippia, Protagora e Zenone messi insieme riuscirebbero a dimostrarci che quelle che Ratzinger assegna come basici fondamenti della fede sono invece, tutt’al più, labili e fuggevoli tentazioni, se pur forti e magari anche drammatiche: finali e potenti quanto si vuole, ma pur sempre e solo tentazioni. Tentazioni e peccati sono per natura, per dir così, aerei, ventosi, e persino anche burrascosi, ma in ogni caso sempre con la caratteristica insopprimibile di essere tutti elementi accidentali, e, come visto, tutti provenienti sempre dall’esterno dell’uomo: « La tentazione – insegna il Catechismo della Chiesa cattolicaè un influsso ordinato a far cadere la persona tentata in una situazione di peccato », sicché, in analisi logica, se ci si esprimesse in latino, la tentazione sarebbe dovuta a un’azione di ‘moto a luogo’: un moto che va dall’esterno all’interno dell’anima di un uomo.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaOra: dov’è il moto a luogo, nelle tre affermazioni ratzingeriane? Al contrario, noi vediamo che, p. es. nella prima, è proprio il credente che sta – stato in luogo – su un oceano.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSu quale oceano? « Sull’oceano del nulla, della tentazione e del dubbio ». Quella di stato in luogo è una condizione fissa, per niente transeunte, ferma e immota per natura. Il che significa che per il Teologo, ma solo per il Teologo, il nulla, la tentazione e il dubbio sono permanenti. Non solo: tale loro permanenza ferma e assoluta è oceanica, immensa, infinita. Altro che « tentazione finale ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon vorrei poi fare un torto, se non vi accennassi neanche minimamente, alle altre due affermazioni del Ratzinger, sicché faccio qui altre due riflessioni: la prima è che nella seconda affermazione del Nouvel Théologien Allemand si aggiungono due qualità ancor più definitive e wagneriane, se possibile, di quelle viste, la prima delle quali è che egli inchioda quella che il nostro Amico vorrebbe credere un aereo battito di farfalla (il Vangelo ci insegna che davanti all’eternità anche la tentazione più mostruosa è come il giorno di ieri che è passato), in una vera e propria, fondativa « struttura »: « la struttura fondamentale del destino umano ».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaVorrei fosse chiaro a tutti il significato di queste parole: dire « struttura fondamentale » vuol dire indicare qualcosa di fermo e stabile che di più non si può, e l’aggettivo, in particolare, ne precisa il carattere connaturale, radicale, basilare.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutto il contrario del transeunte, insomma. Tanto più se la cosa è correlata persino al « destino umano », ossia a quello che si pensa sia l’esito finale e assoluto di un uomo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn altre parole è come dire: Signori, inutile che state tanto a cianciare di grazia, Redenzione e Liberazione: l’uomo non ha scampo, chiaro? E non ha scampo perché ha « la dimensione definitiva dell’esistenza unicamente in questa interminabile rivalità fra dubbio e fede, fra tentazione e certezza ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE tanti saluti alla libertà. Che nemmeno Lutero.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLibertà? Abbiamo parlato di libertà? E quale libertà può mai sognare un uomo che « sperimenterà sempre l’oscura tenebra in cui lo avvolge la contraddizione dell’incredulità, incatenandolo come in una tetra prigione da cui non è possibile evadere »?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaUn’ultima considerazione: alcuni sostengono che tutte queste affermazioni sulla relazione tra dubbio e fede non sono il pensiero del Teologo di Tubinga, ma quello del mondo, dell’uomo moderno, che egli rileva e annota. Ma se così fosse, ci dovrebbe essere nel suo libro almeno una volta, una dico, in cui il suo Autore le confuta, e invece, la mia parola contro la loro: mi spiace non poter contestualizzare le affermazioni del Bavarese, posto che solo la riproduzione di tutte le settantatre pagine di cui si discute assolverebbe la cosa, ma, anche capovolgendo il libro e facendo cadere dalle sue pagine tutti quei pochi concetti conformi al dogma che pur vi si trovano, no: di essi non ce n’è proprio traccia.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutto il libro è fondato sul drammatico chiaroscuro tra dubbio e fede: sottrarre al Professore di Tubinga la paternità di questo dualismo che nemmeno Eraclito, è non aver afferrato la complessità e la tragicità somme del suo Autore.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLascio ai superficiali la stoltezza.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaD’altronde: a qualcuno risulta che affermazioni così autorevoli, parole così potenti, gravemente articolate, espressive, calibrate, come le tre citazioni riportate, possano richiamare alla mente un qualche grande e celebre autore più di un altro, un particolare teologo di fama, una qualche personalità di gran nome, che non sia il super apprezzato ma sempre tanto discreto quanto incisivo perito del cardinale Frings al Vaticano II, il mons. prof. Joseph Ratzinger?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa il primo a contrariarsi del disconoscimento di paternità di quei concetti tanto inaspettatamente contesi potrebbe essere proprio quel perito, poi Professore a Tubinga, che su di essi ha costruito con pazienza tutta una teologia, una potente e sublime “visione del mondo”, come esaurientemente illustrato in Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo. Teologia e visione che non avrebbero alcun motivo di esistere senza quei fondamenti, senza quelle incertezze di base.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa chi nega la paternità del Teologo bavarese sulle affermazioni viste non afferra la logica forte che lega in se stesso medesimo, come in un anello, un vincolo indistruttibile come il “Ratzingerismo”, così però non afferrando neppure, in realtà, il motivo profondo per cui la persona di Joseph Ratzinger è così intoccabile, così venerata. Ma questo è argomento di altre considerazioni, su altre pagine, s’intende, che non mancheranno, ne stiano sicuri.

5. LA REDENZIONE È LA RIPARAZIONE, COMPIUTA DA DIO FIGLIO,
DELL’INFINITA OFFESA FATTA DALL’UOMO A DIO PADRE (GESÙ).

NO, È UN’INVENZIONE DI ANSELMO D’AOSTA (RATZINGER).

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Il secondo esempio che riporto nella Nota, impugnato dal nostro gentile Confutatore a pelo d’acqua, riguarda il concetto di Redenzione in quanto « ‘riparazione dell’offesa infinita fatta a Dio’ », la quale “riparazione”, però, sostiene il Teologo alemanno, « qualora la si consideri nella grossolana veste che le ha dato la coscienza generale, ci appare come un crudele meccanismo per noi sempre più inaccettabile » (Introduzione, p. 221).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl nostro gentile Sine Nomine ritiene che quella che lui pensa poter derubricare a semplice « critica sfavorevole di Ratzinger » alla Redenzione, e non vuol riconoscere invece come sua grave alterazione, non riguardi esattamente « il dogma della Redenzione in sé, ma il modo in cui questo viene generalmente rappresentato e come viene percepito dall’uomo moderno ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn altre parole, secondo il Confutatorissimo, Ratzinger non rigetta il dogma della Redenzione in sé, ma solo « la grossolana veste che le ha dato la coscienza generale », così imputandomi di scambiare il rigetto che der Theologe fa di una cattiva interpretazione di una buona cosa, per rigetto in sé della buona cosa. Il sottoscritto insomma farebbe gettar via dall’illustre Professore, oltre l’acqua sporca, anche il bambino.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE ciò sempre col sistema della “citazione zoppa”: “Radaelli nella sua Nota ‘dimentica’ di riportare per intero le parole che Ratzinger scrive a p. 221 del suo Introduzione”, con le quali il Teologo biasima « la grossolana veste » data alla Redenzione da una generica « coscienza generale », così addebitando al Teologo quello che sarebbe il pensiero solo di una non meglio specificata e nebulosa « coscienza generale ».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa non è così: in primis, l’Accusatore anche qui non calcola che gli spazi di una Nota a margine non sono gli stessi di un libro, sicché, se avesse letto il libro, si sarebbe scontrato, a p. 164, proprio con la “non citazione” di cui mi addebita il salto per dolo; eccola, già segnata in neretto, anche nel libro, per la sua gravità: « Essa [la Redenzione], già nella sua forma classica, non va immune da unilateralità. Qualora poi la si consideri nella grossolana veste che le ha dato la coscienza generale, ci appare come un crudele meccanismo per noi sempre più inaccettabile » (Al cuore di Ratzinger, p. 164).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuindi al sottoscritto non era affatto sfuggito che il Professore si preoccupava di attribuire a una generica « coscienza generale », espressa in terza persona plurale, quella che poi però accoglie in un punto di vista in cui si lascia felicemente coinvolgere, così da tramutare la terza persona plurale nella prima: « ci [= a noi] appare», quando parla di « crudele meccanismo », reiterato ancora nel « per noi sempre più inaccettabile ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSignor Confutatore: ha visto? Una « coscienza generale » si è tramutata in “coscienza condivisa”. Bravo, il Ratzi, eh?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMica come il san Tommaso, sempre così rigido!…

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn secondo luogo, riflettiamo: cosa scrive il Professore subito dopo quelle parole con cui stigmatizza « la coscienza generale »? Scrive, come riporta anche il Nostro, che essa, cioè, si badi bene, la Redenzione, « ci appare come un crudele meccanismo per noi sempre più inaccettabile ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAllora le cose stanno così: Ratzinger, nel suo Introduzione, a un certo punto parla di Redenzione. Ma come ne parla? Ne parla male, e ne parla male perché non gli piace, e non gli piace perché lui a quei picchi da guerra e pace che abbiamo visto sopra preferisce di gran lunga, da quell’uomo mite e amante della pace e dell’armonia che è, il mite e pacifico continuum dell’evoluzionismo teilhardiano. E allora che fa?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSiccome negare la Redenzione non si può, ti ricopia pari pari il meccanismo della scuola ermeneutica, che fa dire a terzi quello che vorresti dire tu ma non puoi, sicché ecco qui « la coscienza generale », o anche « l’uomo moderno », come pure, più asettica, « la forma classica » con cui viene rappresentata a suo dire la Redenzione, che però, « non va immune da unilateralità ». Lo riporta anche il mio Censore, questo concetto, ma mentre nel mio libro io rilevo il doloso utilizzo con cui l’illustre Teologo cerca di nascondersi, e ci riesce anche, lui tira dritto come non fosse. Purtroppo, oltre a lui, in cinquant’anni hanno tirato dritto pure vescovi, cardinali, prefetti e Papi. Come tutt’ora, d’altronde. Ma il sottoscritto, oltre a scrivere un intero libro sulla cosa, averne inviate le copie a destra e manca, Nouvel Théologien compreso, anzi: Nouvel Théologien avant tous, che altro poteva ancora fare?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaVogliamo continuare a nasconderci così, in faccia a tutti, lasciando che nel frattempo nostro Signore si sdegni sempre più, tanto nessuno Lo vede, e poi tanto è solo un’ipotesi?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaComunque, che il cosiddetto « crudele meccanismo » della Redenzione appaia « per noi sempre più inaccettabile », è un concetto che il Ratzi ribadirà anche nel 2016, dopo trentotto anni, v. intervista a p. Servais s.j.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE io chiedo: il maldestro e anonimo Confutatore, poi i vescovi, i cardinali, i prefetti e i Papi avvicendatisi in questi lunghi decenni, sono sempre dell’opinione che un Pastore della Chiesa, prima da Professore, poi da “già Papa”, possa permettersi di parlare di “crudeli meccanismi” come fossero giudizi su entità imponderabili, soggettivistiche, incontrollabili, riferendosi alla Redenzione di Cristo, guardandosi bene poi dal riportare almeno una volta, a contrastarli e confutarli, se fossero così “inaccettabili” come dice, gli insegnamenti in proposito delle Sacre Scritture e poi del magistero dogmatico della Chiesa, o ci si può aspettare che prima o poi, finalmente, magari con un concilio (ma, stavolta, dogmatico, sennò non vale, perché un concilio pastorale può dire quello che vuole, come sappiamo), ci rassicurino tutti, muovendo la loro carità secondo la divina verità, e provino ad accostarsi all’esimio Autore di tanti svianti e fuorvianti insegnamenti almeno in extremis, come il buon cardinale Dal Poggetto raggiunse con somma carità lo zio, Papa Giovanni XXII, sull’ultimo letto?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDovrebbe destare d’un subito, poi, un grande allarme, tra tutti, anche solo leggere che « essa [la Redenzione], già nella sua forma classica, non va immune da unilateralità ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCosa vuol dire “unilateralità nella sua forma classica”? Forse il Teologo di Tubinga si sta riferendo alle Sacre Scritture? a una qualche affermazione dogmatica? a una spiegazione che ne dà un qualche Dottore della Chiesa, p. es. un sant’Ambrogio, un sant’Agostino, un san Tommaso?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCosa vuol dire poi « non va immune da unilateralità », astuta litote per dire che quella molto imprecisata “forma classica” è comunque “unilaterale”, ossia non oggettiva, sicché, chiaramente, di origine certo non divina come invece è?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQualcuno si sta accorgendo, dal mio Accusatore ai vescovi, cardinali, prefetti e Papi susseguitisi sulle cattedre della Chiesa negli ultimi cinquant’anni, che in questo libro venduto in milioni di copie in tutto il mondo è adombrata, esemplificata e utilizzata a piene mani la più patente cancellazione del dogma, compiuta con l’utilizzo sereno e sfacciato del metodo cosiddetto ermeneutico, così da volatilizzare le più decisive verità cattoliche in “crudeli meccanismi”, per di più “unilaterali”, e per di più ancora “sempre più inaccettabili”?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSopra ho detto che è qui, in questa negazione del dogma del sacrificio di Cristo come Olocausto a Dio Padre, che si concretizza l’aspetto più grave dell’ircocervo ratzingeriano.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQui mi sono limitato a infrangere gli addebiti sollevati dal nostro Defensor insaniarum, ma sollecito pressantemente di studiare le pagine del mio libro per capire quanto sia imponente il problema qui presente, specie nei suoi risvolti liturgici. Sperando che, tra una confutazione scentrata e l’altra, qualche Pastore di prima grandezza si accorga della cosa.

6. DIO SARÀ VISIBILE, UN GIORNO, AI BEATI (GESÙ).
NO, “DIO È L’ESSENZIALMENTE INVISIBILE” (RATZINGER).

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Il terzo esempio che riporto nella Nota, oggetto della terza confutazione del Nostro, concerne la “visione di Dio”, visione che a mio avviso il Teologo di Tubinga, almeno con le parole usate nel suo Introduzione, nega non solo sulla terra, come appunto ci insegnano le Sacre Scritture, v. il classico Es 33,20: « Nessun uomo può vedermi e restare vivo », ma, inaspettatamente, anche nell’Aldilà.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaOra, dover riscontrare che un Pastore della Chiesa riverito e raffinato, in realtà scriva e insegni cose che si pongono tutte fuori strada, non so per altri, ma per me non è stato, non è, e non sarà mai un divertimento, un sollazzo, una soddisfazione, come non lo è persino allorché il riscontro debba avvenire per affermazioni e insegnamenti di noti nemici della Chiesa, giacché constatare che una certa falsità o un’altra girano per il mondo indisturbate, facendo vittime a milioni, significa solo constatare che ancor più si allarga il regno del nemico di Dio con il girare per il mondo di quelle nuove e sempre più fuorvianti e svianti false affermazioni.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSicché si può immaginare il mio stupore, il mio stato d’animo, allorché due anni fa mi trovai a leggere, in un libro importante come Introduzione, che un Pastore riverito e apprezzato come il pregevole Teologo di Tubinga affermasse senza tante circonlocuzioni che « Dio è e sarà sempre per l’uomo l’essenzialmente InvisibileDio è essenzialmente invisibile » (Introduzione al cristianesimo, p. 42); e continuasse, rincarando, con lo spiegare che « nell’Antico Testamento questa affermazione – che “Dio non compare, né mai comparirà all’uomo” – assume valore di principio: Dio non è soltanto colui che è ora effettivamente fuori del nostro campo visivo …; no, egli è invece colui che ne sta fuori per essenza [marcatura dell’Autore], indipendentemente da tutti i possibili e pensabili allargamenti del nostro campo visivo » (Idem, pp. 42-3).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaOra, qui potrebbe nascondersi anche un equivoco, perché i testi citati si trovano all’interno del capitolo di Introduzione in cui l’Autore vuol dare una definizione della fede, ritenendo che essa sia una prerogativa specifica della religione cattolica, sicché, nelle tre pagine precedenti le nostre citazioni, egli rileva quelle che a suo avviso sarebbero invece le peculiarità salienti delle religioni che circondano la nostra – la “legge” per la religione mosaica, il “rito” per la romana –, per le quali dunque « non è affatto decisivo porre un atto di fede nel soprannaturale » (p. 41), come invece richiede la nostra.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn Al cuore di Ratzinger segnalo quanto sia “strutturale”, metodologico, il carattere problematizzante di Introduzione, e infatti, anche in questo specifico frangente, il suo Autore si perita di pressare in tutti i modi il lettore con l’interrogativo da farsi sul carattere molto personale della professione di fede richiesta dalla formula “Io credo”: nascono così tre domande a bruciapelo dove impegno, difficoltà e persino impossibilità non lasciano spazio al volonteroso proselite: « il nostro interrogativo diviene ancor più pressante: quale impegno è inteso con questa parola? E inoltre: come mai il coinvolgimento del nostro ‘io’ personale in questo “Io credo” ci risulta tanto difficile? Come mai continua ad apparirci quasi impossibile trasferire il nostro ‘io’ attuale … nell’identificazione con quello dell’ “Io credo” predeterminato e plasmato dalle generazioni passate? » (pp. 41-2).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaEcco: questa è la problematicità di fondo, per la quale il Teologo si appropria acriticamente anche delle false dicerie di origine storicistica fatte circolare dai Maestri di Incertezza come lui, per le quali « anche nel Medioevo … è assai istruttivo gettare lo sguardo dietro le quinte, come ci permette di fare la ricerca storica », la quale ricerca storica, fate tutti ben attenzione, « potrà dimostrarci ancora come, per molti, la fede rappresentasse unicamente un sistema precostituito di forme esteriori di vita » (p. 42).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE così, in un sol colpo, sferrato da un riveritissimo Pastore della Chiesa, son rase al suolo tutte insieme centinaia di cattedrali di mezzo mondo. Lunga vita a Joseph Ratzinger e a tutti i suoi epigoni, seguaci e persi ammiratori.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn questa problematicità, qui esemplificata in poche righe, ma che si dipana per 370 pagine senza perderne una, e nella quale trovano la sede più appropriata i reiterati dubbi sopra visti, der Theologe colloca le sue equivoche dichiarazioni circa l’invisibilità di Dio, dove è chiaro che il suo intento è d’arrivare a presentare la fede come qualcosa di dramatique, qualcosa che segni il presupposto problematico, sconcertante, quasi tragico, alla scomoda e del tutto sgradevole presenza, proprio lì, sul proscenio del teatro della vita, di quei terribili dubia che si son visti per lui così protagonisti. Ed è così che l’esimio Monsieur le Professeur conclude i suoi ragionamenti sulla fede: « La fede ha rappresentato da sempre qualcosa come una rottura e un salto avventuroso, perché esprime in ogni tempo il rischio di accettare un valore invisibile, accogliendolo come genuinamente reale e basilare » (p. 44).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSiamo, ancora una volta, alla tragica scommessa di Pascal, ai toni wagneriani di una scelta fatta quasi contro natura, al “Dio come la migliore delle ipotesi”, che non so se è la stessa cosa vissuta e insegnata da san Paolo, da sant’Ambrogio, da san Tommaso e da tutta la Chiesa in duemila anni, e specialmente richiesta e pretesa da nostro Signore Gesù Cristo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAnzi no: direi proprio che non la è.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa, comunque sia, è questo il contesto in cui sono inserite le affermazioni che si diceva, e che le mettono giocoforza nella prospettiva più negativa, per la quale, soffermandosi sulla prima pericope (« Dio è e sarà sempre per l’uomo l’essenzialmente InvisibileDio è essenzialmente invisibile »), dobbiamo notare una maiuscola dove di solito si mette la minuscola, e la presenza di un articolo determinativo dove di solito non si mette nessun articolo. Ecco cosa scrivo in proposito in Al cuore di Ratzinger, p. 72:

…si noti l’articolo determinativo davanti all’avverbio: lessenzialmente, articolo che sta per il pronome dimostrativo ‘colui’, rafforzandone la specificazione nella singolarità della qualifica, così che l’intera pericope dovrebbe suonare così: “Dio è e sarà sempre per l’uomo Colui che per sua natura, per Se stesso, è essenzialmente Invisibile”), con tanto di esplicita proiezione del tempo verbale indicativo presente al futuro più indefinito, perenne e assoluto, e con tanto di maiuscola su Invisibile, infine, cioè su un aggettivo qualificativo di valenza nominativa, che l’iniziale maiuscola trasforma in nome, così da poter definire Dio come “l’Invisibile per antonomasia”.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE ci si chiede: per dire che finché si è sulla terra Dio non si può e non si potrà mai vedere, c’era proprio bisogno di tutte queste precisazioni? No che non ce n’era bisogno, perché esse non fanno che allargare la sua invisibilità in un assolutismo che travalica la situazione accidentale in cui ci troviamo ora, condizionata dalla non ancora avvenuta beatitudine dell’uomo, che solo alcuni sapranno raggiungere.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE già queste due osservazioni che faccio nel mio libro – riscontrabili però anche nella Nota, pur se lì non analizzate, ma evidenti alla lettura dei testi citati – avrebbero dovuto chiarire dove si pone la mente del Teologo: è in effetti possibile che egli, con quelle due pericopi, intendesse stabilire: “Sulla terra Dio non si vede”. Ma a causa della taratura problematizzante immessa dalla sua impostazione teologica, di cui qui ho dato solo alcuni esempi, e di cui nel mio libro espongo con più completezza cause e metodo, e data la quale comunque è annientato sul nascere l’evangelico “sì sì no no” di Mt 5,37, che pone la certezza delle cose sotto la protezione del principio di non contraddizione, ogni barriera è infranta, ed è infranta a favore di un’invisibilità assoluta, che il Teologo modernista esprime con gli espedienti ora visti e con quelli che qui ora ancora si vedranno.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaEcco infatti la proiezione dell’azione di Dio dal presente al futuro: « Dio è e sarà sempre… », proiezione che precisa che ciò che Dio per l’uomo è ora, lo sarà anche poi, in un “sempre” che, essendo imprecisato se da intendere “limitatamente al tempo del mondo” o “senza alcun limite”, scavalca ogni barriera, anche quella che distingue il mondo della vista materiale da quello della vista spirituale. Ce n’è proprio bisogno, anche di questa proiezione atemporale, per dire semplicemente che “Sulla terra Dio non si vede”?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPoi abbiamo il raddoppio del concetto: « Dio è e sarà sempre per l’uomo l’essenzialmente InvisibileDio è essenzialmente invisibile », ulteriore espediente retorico rafforzativo per suggellarne la più corazzata veridicità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAbbiamo infine – e siamo solo alla prima pericope – l’avverbio con cui il Teologo vuole qualificare l’invisibilità di Dio: “essenzialmente”, ossia per causa essenziale, sostanziale, non accidentale, dunque non passeggera. Ma se la causa non è passeggera, è permanente, e se è permanente è immodificabile, ossia, come già desunto dall’analisi degli altri elementi, è eterna, non corretta dall’uscita dell’anima dell’uomo dal corpo che la rinchiudeva e che non permetteva l’uso della vista spirituale degli enti spirituali.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta lettura dell’avverbio “essenzialmente” è avvalorata dalla seconda frase che citiamo del Teologo, che riprendiamo qui per comodità del lettore: « nell’Antico Testamento questa affermazione – che “Dio non compare né mai comparirà all’uomo” – assume valore di principio: Dio non è soltanto colui che è ora effettivamente fuori del nostro campo visivo …; no, egli è invece colui che ne sta fuori per essenza [marcatura dell’Autore], indipendentemente da tutti i possibili e pensabili allargamenti del nostro campo visivo ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE, anche qui, riscontriamo: 1), “valore di principio”, cioè, ancora una volta, non possibilità accidentale, ma qualità intrinseca; 2), “per essenza”, sottolineato dall’Autore, a rimarcare per i più riottosi come sia esclusa ogni e qualsiasi ricerca di aggirare la cosa; e poi, a sbarrare definitivamente anche la più fievole speranza, 3), l’ultima precisazione: “indipendentemente da tutti i possibili e pensabili allargamenti del nostro campo visivo”.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaInsisto: per dire “Sulla terra Dio non si vede”, qualcuno sente davvero la necessità di tutte queste specifiche?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDobbiamo notare peraltro, facendo all’inverso come una “prova del nove”, che, ancora una volta, non è che l’Autore di Introduzione affermi esplicitamente in qualche punto del libro, come ci si aspetterebbe, che Dio poi sarà il sicuro e santo Oggetto della “visione dei Beati”, giacché, anche nelle pagine in cui illustra gli articoli del Credo che possono toccare la cosa, il Teologo si limita ad affermare che i beati vivranno « nella memoria di Dio » (p. 343), il che, dal punto di vista della visione, non significa assolutamente niente: già ora noi tutti, con l’universo intero, siamo « nella memoria di Dio », perché, se non lo fossimo, neppure saremmo. E allora? Lo vedremo o non Lo vedremo mai, Dio, stando “nella sua memoria”, come peraltro già ci stiamo ora, che pur non Lo vediamo?

7. I BEATI RISORGERANNO IN CORPI GLORIOSI (GESÙ).
NO, “I CORPI NON RISORGONO” (RATZINGER).

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Il quarto esempio che riporto nella Nota, e che naturalmente il Nostro prova a confutare, riguarda la resurrezione della carne, che il Modernista di Tubinga, nel suo Introduzione al cristianesimo, svapora, come sempre, in qualcosa di irreale, di “ultra-idealistico”, come tutto il resto.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAnche questo tentativo di confutazione, come i precedenti, si appoggia sul fatto che, nella Nota, la citazione delle parole necessarie al Teologo a esporre per intero il suo pensiero sarebbe monca, ma, al solito, essa lo è perché la sua interezza non aggiunge niente di sostanziale alle parole riportate, e d’altronde, se proprio vuole, l’accorto lettore queste parole le trova, complete e fragranti, a p. 201 del libro.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa, al di là di questi dettagli formali, in cosa consisterebbe l’accusa che mi viene rivolta? Io trovo fondamentalmente del tutto inadeguate, nei confronti del dogma, le espressioni ratzingeriane per le quali i beati vivranno « nella memoria di Dio » (p. 343), e quella per cui « [san] Paolo insegnanon la risurrezione dei corpi (Körper), bensì delle persone » (p. 347), che contribuiscono potentemente a de-sostanziare proprio il realismo della religione cattolica, che già è, di tutte, l’unica realistica. Ma se poi si sottraggono le basi realistiche anche ad essa, quale religione mai rimane d’altra, di realistica?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaChissà se i miei critici si accorgono che chi cancella la metafisica, poi cancella, con essa, pure la realtà. E con la realtà la solidità. Sicché, senza solidità, si fa largo il dubbio…
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE il cerchio si chiude. Con tutto il rispetto, posso dire? Povero Ratzi... Però, ci sarebbe quasi da dire: un po’ se l’è anche cercata! O no?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPer la mia critica alle due macroscopiche deviazioni dell’esimio Théologien d’avant-garde, rimando ovviamente a quelle mie pagine, in cui spiego in lungo e in largo l’infondatezza delle sue due convinzioni, qui segnalando solo che la Chiesa, su ciò, si è soffermata più volte con espressioni di magistero massimo, una per tutte quella per cui « tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti » (Concilio Laterano IV, 1215, Definizione contro gli Albigesi e i Catari, Denz 801).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMi si permetta di dire che tutti i distinguo su cui si sofferma per pagine e pagine l’esimio Autore di Introduzione sulle diverse nozioni di immortalità dell’anima, poi della relazione tra anima e corpo, poi delle varie accezioni di ‘corpo’ che si avevano e tra greci ed ebrei, e in Antico e Nuovo Testamento, e tra cattolici e luterani, non hanno alcuna consistenza teologica, di più: non hanno alcuna pertinenza con la dottrina cattolica, perché non si appoggiano ad alcuna metafisica, ma solo a quella metodologia storicista cui si accennava all’inizio, pur essendo essa ben condannata dalla Chiesa, mentre è proprio sulla metafisica che la Chiesa fonda i propri insegnamenti, specie sulla metafisica tomista, v. la già ricordata Æterni Patris, che invece è la metafisica più rigettata da her professor, ma senza darne il minimo argomento, mentre se avesse ben motivato le proprie scelte tanto controcorrente avrebbe dato almeno un minimo di credito di scientificità ai propri comunque modernisti e dunque per definizione non scientifici e non cattolici assunti.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSicché avviene che il sottoscritto, che pur argomenta i motivi per cui la vera e corretta teologia cattolica non può non rigettare la metodologia storicista del Professore, viene trovato meno scientifico e probante di chi, come appunto il Professore, si rifiuta di utilizzare gli argomenti metafisici, i præambula fidei, per quanto siano proprio essi decisivi a fondare cattolicamente le proprie ragioni, v. Denz 3004 cit.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutto ciò, nel mio libro, è illustrato esaurientemente e col rispetto e lo stupore che si devono nei riguardi di una personalità che, per il magistero più recente della Chiesa, è riuscita a imporsi come punto di riferimento importante, quasi una Polare di fermezza e di fede, proprio lui che col suo libro princeps ha buttato all’aria, come elencato sopra, le basi e i capisaldi più decisivi della fede, proprio lui che san Pietro definirebbe senza tante storie « falso maestro » (2 Pt 2,1).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaEppure, se anche in insegnamenti importanti come quelli dati in due Encicliche una dietro l’altra, le indicazioni suggerite restano svianti e fuorvianti come visto, il problema c’è, e si pone ancor più quando le conclusioni di tutte le discettazioni del Teologo sono che i beati vivranno « nella memoria di Dio », che è una gran sciocchezza, perché noi già ora siamo « nella memoria di Dio », se no, ripeto, neanche saremmo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa la causa di questa conclusione, per la quale i beati vivrebbero « nella memoria di Dio », ma senza corpo, e solo in quanto “persone”, è data da una serie di convinzioni una più sconcertante dell’altra, che però il Monsignore non espone in forma assertiva, ma con una serie di domande senza risposta, come fatto già altre volte nelle pagine precedenti, così da chiedersi con fare innocente, a conclusione di un discorso sulla sorte che potrebbe attendere i peccatori, se l’immortalità data solo ad alcuni non instauri una sorta di non democratica differenziazione dei destini umani. Continua infatti il testo, subito dopo « memoria di Dio » (pp. 343-4):

E poiché è l’uomo stesso che continuerà a vivere, e non un’anima isolata, anche la dimensione comunitaria continuerà nel futuro; (?) per cui, il futuro del singolo uomo sarà pieno unicamente quando anche il futuro dell’umanità troverà compimento.
A questo punto si pone tutta una serie di interrogativi. Il primo è il seguente: in questo modo, l’immortalità non viene forse fatta consistere in una pura grazia, benché in realtà debba spettare alla natura dell’uomo in quanto tale? O in altri termini: non si finisce qui per approdare a un’immortalità riservata solo alle persone pie, dunque per introdurre un’inaccettabile differenziazione del destino umano? Teologicamente parlando, non si scambia qui forse l’immortalità naturale dell’essere uomo col dono soprannaturale dell’amore eterno, che rende l’uomo beato?


Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE sarebbe bene che all’anonimo Confutatore, come ai vescovi, cardinali, prefetti e Papi presenti alla situazione, sempre che lo siano, sia ben chiaro che quando il Modernista di Tubinga parla di “beati”, non sta parlando necessariamente solo di “persone pie”, perché di una cosa possiamo esser sicuri: che egli si rifiuta di « introdurre un’inaccettabile differenziazione del destino umano », come d’altronde si evince dalle sue stesse riflessioni, allorché conclude: « Pertanto, quando diciamo che l’immortalità dell’uomo si fonda sul dialogo con Dio, il cui amore soltanto dona eternità, non intendiamo affermare un destino speciale riservato alle persone pie, bensì porre in evidenza l’immortalità essenziale dell’uomo in quanto tale » (p. 345).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutti gli uomini dunque, per « l’immortalità essenziale dell’uomo in quanto tale », per il Teologo sono “essenzialmente immortali”, tutti saranno quindi beati, tutti vivranno nella memoria di Dio, e tutti saranno tutto ciò non in una mitica resurrezione di corpi biologici, ma in quella che her professor chiama “resuscitazione” delle persone. E si noti che col termine di ‘persona’ l’Esimio crede di aggirare il problema dato dal corpo, come in effetti prova a fare, perché ciò gli consente di “dimenticare” che nel concetto di ‘persona’ è compreso anche quell’elemento che vorrebbe scartare.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaA riprova, invito a verificare qui sopra cosa dice al proposito la Spe salvi nei paragrafi sul tema (nn. 45-7). San Paolo però parla di ‘corpi’, anzi di ‘corpi mortali’: « Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi » (Rm 8,11).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSan Paolo contro Joseph Ratzinger. E, come si è visto, è tutta la teodicea del mitico Professore/Monsignore/Papa a cambiare l’assetto del suo orizzonte. La cosa è illustrata in tutta l’ampiezza che le è necessaria in Al cuore di Ratzinger, ma non se ne farà nulla: non conviene a nessuno riconoscere che il re è nudo, e allora perché accorgersene?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaInoltre, vorrei dire che qui va tirata in ballo anche la semplicità e la chiarezza degli articoli di fede, perché la fede è e dev’essere qualcosa di semplice da capire, e chiunque deve poter concludere senza sbagliare, in difetto o in eccesso, in che modo gli uomini saranno ammessi in Paradiso, se col corpo o senza corpo, se in una comunità di anime o individualmente, se per i propri meriti uniti a quelli di Cristo o per virtù propria e naturale, altro che “persone”. Che sia poi un corpo glorioso, e non più il corpo del peccato, è chiaro.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa come mai il Professore non parla mai, per l’appunto, di “corpo glorioso”? Il nostro rigorosissimo Censore, che pur se n’è accorto, non se lo chiede. Ma dovrebbe chiederselo, invece. E dovrebbe chiedersi anche, prima ancora, come mai tutta questa problematica, ossia perché mai il Teologo alemanno si spinge tanto in profondità su territori così sconosciuti al cattolicesimo, in quel dei Novissimi, tanto da riuscire a volatilizzare luoghi che fanno parte della cultura occidentale come pochi altri, quali Inferno e Paradiso, senza che apparentemente ci sia una ragione seria, grave, e logica, a spingerlo. Ah, già, dimenticavo: non ha letto il libro.

8. IL FIGLIO DI DIO NON POTEVA NASCERE DA UN MATRIMONIO MERAMENTE UMANO (GESÙ). SÌ, AVREBBE POTUTO (RATZINGER).
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L’ultimo caso che riporto nella Nota, oggetto dell’ultima confutazione del nostro gentile Sine Imagine, concerne la convinzione del Professore di Tubinga che « la figliolanza divina di Gesù non poggia sul fatto che Gesù non abbia alcun padre terreno; la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano. La figliolanza divina di cui parla la fede non è un fatto biologico, bensì ontologico; non è un processo avvenuto nel tempo, bensì nell’eternità di Dio: Dio è sempre Padre, Figlio e Spirito » (Introduzione, p. 265).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa già Papa Innocenzo III, nel IV Concilio Lateranense (1215), afferma: « Gesù Cristo, incarnatosi per l’opera di tutta la Trinità, concepito da Maria sempre vergine con la cooperazione dello Spirito Santo…» etc. (Definizione contro gli Albigesi e i Catari, Denz. 801), così precisando che l’intervento di Dio, per generare nella natura umana il Figlio di Dio Gesù Cristo, è un intervento “in atto” proprio nel momento del suo concepimento nel seno della vergine Maria, causando un fatto preciso e inequivocabilmente biologico, se pur miracoloso, com’è ovvio, ossia causando un atto che avviene nel tempo, dunque causando una realtà che però è esattamente quella che rifiuta il Nuovo Teologo della Bavaria, che sostiene che la sua attuazione è avvenuta soltanto « nell’eternità di Dio ».

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPapa Paolo IV, nella Cost. dogmatica Cum quorundam hominum, 7-8-1555 (Denz 1880), confermata da Papa san Pio V e da Papa Clemente VIII, definisce verità de fide ancora la stessa e medesima realtà definita da Innocenzo III: « [Volendo] ammonire, tutti e ciascuno individualmente, coloro che fino a oggi hanno affermato, insegnato o creduto chenostro Signore … non è stato concepito nell’utero della beatissima e sempre Vergine Maria in virtù dello Spirito Santo, ma, come gli altri uomini, dal seme di Giuseppe, … Noi chiediamo ed esortiamo a nome di Dio Padre onnipotente, e del Figlio e dello Spirito Santo, in forza dell’apostolica autorità… », concludendo, con la formula di rito, di aderire, obbedire e piegarsi toto corde all’asserzione dogmatica contraria.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDunque è stabilito più volte dalla Chiesa essere eretico affermare quanto sostiene il Teologo di Tubinga sulla verginità di Maria anche solo per ipotesi, e quattro Papi e un Concilio dogmatico ammoniscono che ogni affermazione in tal senso cade sotto l’anàtema della Chiesa, anche contestualizzata in proposizione ipotetica (tempi verbali al condizionale, predicati dipendenti da atti in potenza), perché essa veicola una nozione di per sé eretica (che la ss. Trinità non sia intervenuta, o avrebbe potuto non intervenire, anche materialmente, nel concepimento biologico dell’uomo Cristo Gesù, figlio di Maria di Nazaret).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDei cinque esempi proposti dalla mia Nota, e di tutta la dottrina che, un tassello dopo l’altro, compone l’enorme e mostruoso ircocervo ratzingeriano che darà vita alla Iporedenzione, o Redenziuncola, configurata in Introduzione dal Professore bavarese, questo, pur grave, non è il più grave, ma di sicuro è il più raccapricciante.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE lo è ancor di più, raccapricciante, nel momento che non se ne vede colta da nessuno, delle migliaia di Pastori santi e rigorosi che pur pervadono la Chiesa anche in questi decenni di tenebre, tutti caratterizzati da salami sugli occhi, cerume nelle orecchie e tappi nelle bocche, e neppure da un infaticabile e arci-acuto Censore come il Nostro, la dirompente, rabbrividente sgradevolezza, ai limiti della blasfemia.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDomanda: di tutti i Papi e Pastori di prima grandezza che si sono succeduti su Troni e cattedre della Chiesa in cinquant’anni, da Paolo VI a Francesco, non son tremati a nessuno i polsi, come minimo, e meglio se il cuore e l’anima tutta, a leggere quei righi così placidamente terrificanti: « la figliolanza divina di Gesù non poggia sul fatto che Gesù non abbia alcun padre terreno; la dottrina della divinità di Gesù non verrebbe intaccata qualora Gesù fosse nato da un matrimonio umano. La figliolanza divina di cui parla la fede non è un fatto biologico, bensì ontologico; non è un processo avvenuto nel tempo, bensì nell’eternità di Dio: Dio è sempre Padre, Figlio e Spirito »?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaA nessuno, dico? Alla faccia del pudore ealla strafaccia del sensus Fidei.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Però nessuno non ha nemmeno alzato la mano a dirmi: “Ma l’argomento, amico, è proprio questo: che nessuno, oltre a te che non sei nessuno: nessun Pastore, nessun teologo, nessun professore, e poi vescovo, cardinale, prefetto o Papa, ha mai trovato niente da obiettare su queste parole”.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa, anche qui, l’obiezione, come si può capire, è vuota come una brocca rotta, perché, se è pur vero che oggi sembra che sia il sottoscritto a viaggiare contromano, ciò è solo perché cinquant’anni fa i Pastori più alti della Chiesa hanno invertito il senso di marcia, chiamiamolo così, della strada della dottrina, giacché, fino alla presa del potere del Modernismo sulla Chiesa, le immense e univoche fiumane dei grandi e santi Padri e Dottori della Chiesa mai avrebbero ammesso, neppure per ipotesi di Scuola, anche uno solo dei concetti visti, valga per tutti san Tommaso d’Aquino (a sua volta appoggiato a sant’Agostino, e son due), il cui cattolico rigore, altro che Tubinga, si vedrà fra poco.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaOltre a ciò, anche qui, come per i casi precedenti, il mio gentile Confutàtor dovrebbe caricarsi dell’onere di contestualizzare gli esempi della mia Noterella ricercandoli nel corpus del libro che essa brevemente segnala, dove troverà che la mia critica all’esimio Modernista si appoggia a fondamenti testuali potenti: in particolare, non risponde ad alcuna dottrina cattolica l’affermazione che egli Confutàtor si espone a fare a sostegno del Theòlogus, per la quale « il concepimento verginale non fu affatto “necessario” al fine dell’Incarnazione – nella sua onnipotenza Dio avrebbe potuto decidere di incarnarsi in qualche altro modo miracoloso, e sarebbe stato egualmente vero Dio e vero uomo – sebbene fosse per varie ragioni “conveniente”, come dice san Tommaso (S. Th., III, 28) »: non risponde ad alcuna dottrina cattolica, questa sua affermazione, perché Dio non aveva dinanzi a Sé una gamma di possibilità più o meno miracolistiche tra cui scegliere la più conveniente: il concepimento virginale della Madre di Gesù era necessario, indispensabile e inevitabile, per quanto possa sembrare strano affermare tutto ciò a riguardo di un volere di Dio, ed è proprio il grande Aquinate, tutt’al contrario di ciò che sostiene il mio solerte Amico, e tutt’al contrario di quanto sigillano, oggi, teologi, professori, monsignori, vescovi, cardinali e Papi con i loro molto pavidi e molto indecenti silenzi, a limpidamente, diffusamente e nettamente confermarlo, come si vedrà.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaInfatti l’Angelico spiega: è necessario, innanzitutto, assicurare all’Incarnazione del Figlio di Dio la massima purezza e gloria già a partire dal concepimento dell’unica creatura necessaria a imprimere il sigillo della natura umana al « Figlio dell’uomo » (Mt 25,31), come si autodefinisce il Cristo, ossia della madre, giacché il padre biologico, che vi immette il principio attivo, nel suo caso è, miracolosamente, proprio lo stesso Dio, al contrario di quanto ritiene il Professor Ratzinger, ma esattamente come invece asserisce il dogma, che nel Concilio di Trento stabilisce: « Come infatti gli uomini,… se non nascessero dalla discendenza del seme di Adamo, non nascerebbero ingiusti, proprio perché, a causa di questa discendenza, al momento di essere concepiti, contraggono da lui la propria ingiustizia…» (Decreto sulla giustificazione, Denz 1523). E si noti bene: il Decreto specifica « di Adamo », non di Eva, perché la trasmissione dell’ingiustizia avviene attraverso il principio attivo, che risiede nell’uomo, non nella donna.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSicché, come continua l’Aquinate, « la purificazione previa della Beata Vergine non era richiesta per scongiurare la trasmissione del peccato originale [che, come visto, il dogma dice che si trasmette per padre, non per madre, ndA]; ma perché era necessario [oportebat] che la Madre di Dio splendesse del massimo candore. Infatti nessun essere è degno ricettacolo di Dio, se non è puro, secondo il Salmista: “Alla tua casa, Signore, si conviene la santità (Sal 92,5) » (S. Th., I-II, 81, 5, ad 3).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl Doctor Communis dice che « era necessario », cioè ‘indispensabile’, ossia era ‘ciò che non poteva essere altrimenti’, che è il contrario dell’essere ‘facoltativo’, ‘possibile’, ‘accidentale’; il che mette in chiaro che già a partire dalla concezione della Vergine il candore di Colei che era stata eletta madre del divino Bambino doveva risplendere come un cristallo proprio a causa della sua futura divina maternità. Se questa non fosse stata divina, sarebbe decaduta la necessità che rifulgesse il suo candore fin dal suo concepimento.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDio, il Dio vero, il Dio uno e trino, non è un ente come quello falso e inesistente della nozione islamica, a cui se esistesse sarebbe permesso tutto e il contrario di tutto, basta sia miracoloso, come traspare dalle parole del Censore, ma compie solo ciò che è massimamente ragionevole, santo e conveniente per far risplendere sommamente la propria santità: questo è il fine sotteso dal predicato « era necessario [oportebat] » visto sopra.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSicché san Tommaso poi osserva che « dobbiamo assolutamente credere che la Madre di Dio ha concepito in modo verginale », come spiega in S. Th. III, 28, 1, cioè proprio nell’articolo richiamato dal nostro bravo Sub Tenebris, credendo di potersene avvalere come decisivo sostegno della propria tesi possibilista – san Tommaso val bene una Messa anche per i ratzingeriani più duri e puri –, « perché la dottrina contraria è l’eresia degli Ebioniti e dei Cerinzi, che ritenevano Cristo un puro uomo, nato dall’unione dei due sessi», come nell’ipotesi del Teologo (che pur cercherà di fuggirla, ma non ci riesce, v. Al cuore di Ratzinger, pp. 313 e 315-6), per il quale il fatto increscioso non sarebbe stato in contrasto con la sua divinità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica« Del concepimento verginale di Cristo – continua il Domenicano a nostra istruzione – si possono addurre quattro ragioni di convenienza », che ritengo necessario riprodurre per intero a beneficio del chiarimento più assoluto di un punto cardinale della Redenzione, e, per converso, rilevare la pericolosa rozzezza di ogni congettura che non riconosca limpidamente come non sia possibile altra modalità del concepimento di Cristo che non sia proprio quella avvenuta. Eccole:

Primo, perché fosse salvata la dignità del Padre celeste che mandava suo Figlio nel mondo. Infatti, essendo Cristo vero e naturale Figlio di Dio, non era conveniente che avesse altro padre, e che una prerogativa propria di Dio fosse comunicata ad altri.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE con questa prima motivazione già viene annientata la ragione pretesa dal Modernista di Tubinga, che evidentemente non ha letto e non vuole leggere san Tommaso, e fa male, perché, se l’avesse letto, avrebbe dovuto, prima di tutto, adeguarsi alle sue argomentazioni; oppure, se, studiandole, non le avesse proprio ritenute ragionevoli, avrebbe dovuto, come minimo – almeno per la pretesa scientificità, tutta da dimostrare, delle sue pagine –, citare e controbattere l’asserzione tommasiana dimostrandone punto per punto l’errore, giacché, come rileva anche il gentile mio Censore, e come si è sopra riportato, l’illustre Bavarese sostiene che « la figliolanza divina di Gesù non poggia sul fatto che Gesù non abbia alcun padre terreno; … La figliolanza divina di cui parla la fede non è un fatto biologico, bensì ontologico; non è un processo avvenuto nel tempo, bensì nell’eternità di Dio: Dio è sempre Padre, Figlio e Spirito », confondendo ancora una volta, nel suo Introduzione, come Spinoza, natura con sopranatura, realizzazione storica con ontologia divina, fisica con metafisica. Confusione però non casuale, ma con una sua precisa logica, scavata e denunciata in tutti i suoi crinali nel mio libro, di cui qui ne emerge solo uno tra i più significativi (e inaccettabili).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAnzi, a proposito, chiedo venia per non aver messo in risalto come meritava l’invaghimento del Professore di Tubinga, riscontrabile nel suo Introduzione, per la teologia malata (anche) di spinozismo di Karl Rahner s.j., sulle cui distorte linee guida l’esimio Autore si felicita de soi-même d’aver steso interi capitoli del libro, come si legge a p. 89. Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCosì avviene che, sempre a riguardo della confusionaria compenetrazione delle essenze di natura e sopranatura, ma stavolta a proposito della definitività della Rivelazione, her professor cita il Gesuita, sostenendo con lui che, riguardo a ciò che ci è stato donato da Dio  « nel Figlio dell’amore– nuova definizione di Gesù Cristo – Dio e il mondo sono diventati una cosa sola » (p. 254).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa san Tommaso rileva come sia necessario ricordare che, persino nello status gloriæ, le due nature di Cristo sono distinte, e non possono considerarsi mai e in nessun caso « una cosa sola » (v. S. Th., III, 58, 3): niente ircocervi, nella fede cattolica, nemmeno “per modo di dire”.  
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaChiedo venia, dicevo, ma ciò fu dovuto alla necessità di far rilevare al massimo, nel primo libro critico sulla teologia di Joseph Ratzinger, o almeno del suo libro di riferimento, quanto essa fosse dipendente in primo luogo dall’incontro, piuttosto, con l’altro celebre gesuita errante e fuorviante di quegli anni malnati, il de Chardin, come appunto si è visto, ogni altra infatuazione del Teologo di Tubinga dipendendo dai contributi che potevano offrire le varie nouvelles théologies fluttuanti nel mondo all’epoca (e non solo nella Chiesa, v. lo spazio dato in quel suo lavoro, da her professor, ai protestanti), per ben modellare il mostruoso ircocervo uscito da quel primo insano connubio, che abbiamo chiamato “Ratzinger-Teilhardismo”, o “Redenzione asfaltizzata”.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSta di fatto che il Professore bavarese utilizzò a piene mani gli sviamenti rahneriani, e non solo stendendo i mantelli teologici del Gesuita sopra i suoi come fossero un tutt’uno, ma dichiarandolo anche, e pure con gran gratitudine.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn Al cuore di Ratzinger, infatti, mi soffermo a lungo su questo macroscopico abbaglio del Professore alemanno, e rimando anche qui a quelle pagine per la considerazione ulteriore della cosa, posto che in questa sede dobbiamo stare stretti al solo appianamento delle obiezioni che mi si fanno.

Secondo – continua nell’articolo l’Aquinate  –, perché ciò conveniva alle proprietà personali del Figlio che è stato mandato nel mondo. Egli infatti è il Verbo di Dio. Ora, il verbo viene concepito senza alterazione o corruzione della mente, anzi, un’alterazione di tal genere impedirebbe la concezione del verbo mentale. Poiché dunque la carne fu assunta per essere carne del Verbo di Dio, era conveniente che anch’essa fosse concepita senza corruzione della madre [senza la corruzione dovuta alla perdita della verginità, ndA].

Una terza ragione di convenienza è fornita dalla dignità della natura umana di Cristo, nella quale non doveva esserci posto per il peccato, perché per mezzo di essa veniva tolto il peccato del mondo … Ma non era possibile che da una natura, corrotta da un atto coniugale, nascesse una carne immune dal peccato d’origine. Infatti sant’Agostino scrive che nel matrimonio di Maria e Giuseppe « mancò soltanto l’atto coniugale: perché non avrebbe potuto compiersi senza una certa concupiscenza carnale derivante dal peccato, e che volle esclusa nel proprio concepimento Colui che non avrebbe avuto alcun peccato » (1 De Nuptiis et Concupiscientia, 12).

La quarta ragione di convenienza è nel fine stesso dell’Incarnazione di Cristo, che era di far rinascere gli uomini a figli di Dio, « non da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma da Dio » (Gv 1,13), cioè con la sola potenza di Dio. Ora, il modello di quest’opera doveva apparire nel concepimento stesso di Cristo. Ecco perché sant’Agostino scrive: « Conveniva che per insigne miracolo il nostro capo nascesse secondo la carne da una vergine, a indicare che le sue membra sarebbero nate secondo lo spirito dalla vergine Chiesa » (De Sancta Virginitate, 6).


Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE con ciò anche l’eventuale affermazione che lo scrivente sia l’unico a leggere nelle righe di Introduzione una teologia sviante e fuorviante è dimostrata infondata, e anzi si dimostra il contrario: per duemila anni il flusso della Chiesa, con Papi, concili dogmatici e santi Dottori di prima grandezza, è stato sempre nella direzione seguita dal sottoscritto, e solo da cinquant’anni, come notato, si deve registrare un’inversione di marcia, inversione di cui però nessun Pastore ha reso conto, anzi è negata da tutti, compresi i più apparentemente santi e rigorosi, tranne, per ora, notoriamente, il professor Antonio Livi, che fin dall’uscita del mio La Chiesa ribaltata ha appoggiato toto corde quanto esposto da chi scrive nei suoi lavori su Ratzinger. Teologi e accademici? Zero. Vescovi e cardinali? Zero. Prefetti e Papi? Zero su zero.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa dirò di più: se anche fosse, per ipotesi assurda, che storicamente la Chiesa avesse perseguito da sempre un insegnamento erroneo, cosa possibile soltanto se non si fosse mai espressa al grado dogmatico, ossia se non avesse mai definito una verità a un livello davvero vincolante, a quel famoso munus clavium che costringe Pietro a dire infallibilmente e soltanto a verità, ecco: anche se si fosse realizzata questa assurdità, sarebbe valsa però, comunque, la Norma normans, la Legge sopra ogni legge, il Logos divino, che tutti costringe ad asservirle l’intelletto, come si è visto all’inizio, e che gli storicisti di tutta la terra e di tutti i secoli detestano come il peggiore dei nemici, che contro tutto e contro tutti dice sempre e solo, appunto infallibilmente, la verità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE questo basta a rassicurare, sempre e comunque, tutti gli obbedienti. Gli obbedienti alle leggi della Chiesa, dico.

9. LA “FORMULA DELLA FILIAZIONE DIVINA ‘FISICA’ DI GESÙ”
È VANGELO (GESÙ).
NO, È UN DEBITO CULTURALE ELLENISTICO (RATZINGER).

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Da queste considerazioni, e dalle altre riscontrabili nel mio lavoro, non si può non concludere che poi definire « infelice ed ambigua », come fa il Professore, « la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù », è e resta grave, inaccettabile e del tutto gratuita affermazione contro l’inerranza dei Vangeli, e, come sottolineo nel libro, facendo di Dio l’ispiratore di “formule infelici e ambigue”, essa tramuta in un sol colpo il sommo e santissimo Iddio, per le “formule infelici”, in inetto, e, per essere esse anche “ambigue”, in bugiardo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa perché dico che quella formula è « contro l’inerranza dei Vangeli »? È certamente questione minore, rispetto a quella ora vista, tutta di contenuto, ma va sviscerata anch’essa.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLeggiamo il testo di Introduzione, p. 266, dove, tra vari e più o meno velati suggerimenti a giudicare “mitiche” le nozioni espresse nei Vangeli e poi nei dogmi, gli uni derubricati a « racconto », gli altri a « teologie ecclesiali », si trova la definizione di « formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù »:

…nel racconto di Luca, nel contesto della promessa del concepimento miracoloso, non si dice forse che il neonato « sarà chiamato santo, Figlio di Dio » (Lc 1, 35)? La figliolanza divina e la nascita verginale non vengono forse qui associate, imboccando così la via del mito? E per quanto concerne la teologia ecclesiale, forse che essa non parla sistematicamente della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù, lasciando così trapelare il suo retroscena mitico? Iniziamo da quest’ultima obiezione. Non c’è dubbio: la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù è quanto mai infelice e ambigua; essa dimostra come la teologia, nell’arco di quasi duemila anni, non sia ancora riuscita a liberare il suo linguaggio concettuale dai gusci delle sue origini ellenistiche.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDa queste righe risultano tre possibilità: 1), « la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù » si riferisce al « racconto di Luca », cioè al Vangelo; 2), oppure si riferisce alla « teologia ecclesiale », che è a dire al dogma; 3), oppure a entrambe.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica
Il fatto che, subito dopo essersi riferito alla « teologia ecclesiale » l’Autore dica « iniziamo da quest’ultima obiezione », enunciando lì, per la prima volta, la « formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù », depone a favore dell’ipotesi 2), quella della « teologia ecclesiale », tanto più che il Teologo fa notare come, a suo avviso, sia proprio essa a « parlare sistematicamente » della “fisicità” della divina filiazione. Però…
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPerò c’è un però, anzi tre: il primo è che, quando parla di « teologia ecclesiale », il Bavarese non cita nessuna formula, nessun preciso pensiero, mentre – e qui siamo già al secondo “però” – quello che chiama « il racconto di Luca », che in effetti potrebbe essere raccolto come “formula” teologica, è citato, nell’arco di pagine in cui her professor si sofferma sull’argomento, ben due volte: una a p. 263 e una qui, p. 266.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon solo: esso, oltre a essere citato due volte, è anche l’unico passo del Nuovo Testamento a esser citato dal nostro Teologo, e si capisce, perché è di certo anche l’unico a poter essere considerato una ‘formula’, come la chiama, stante che il suo lessico, così lontano dalla Scuola, è spesso incline al pittoresco. Il terzo “però”, poi, lo vedremo fra non molto.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIntanto comunque si rivela inaspettatamente degna di esser presa in seria considerazione l’ipotesi che effettivamente la « formula della filiazione divina » sia attribuibile ai Vangeli. 
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPer capire se allora riusciamo a dare certezza alla sua attribuzione a loro, magari anche solo in condivisione con una altrettanto possibile attribuzione alla « teologia ecclesiale », vediamo ora come continua il testo di Introduzione di p. 266:

L’aggettivo ‘fisico’ è qui inteso nel senso dell’antico concetto di physis, ossia di natura o, meglio, di essenza. Esso denota ciò che appartiene all’essenza. Pertanto, l’espressione ‘filiazione fisica’ significa che Gesù è da Dio secondo l’essere e non soltanto secondo la coscienza; la parola esprime allo stesso tempo l’opposizione all’idea della semplice adozione di Gesù da parte di Dio. Ovviamente, l’essere-da-Dio, che viene indicato col termine ‘fisico’, non è inteso in senso generativo-biologico, ma sul piano dell’essere divino e della sua eternità. Esso intende affermare che, in Gesù, ha assunto la natura umana colui che dall’eternità appartiene ‘fisicamente’ (realmente secondo l’essere) alla relazione uni-trina dell’amore divino.
Ma che cosa dobbiamo dire, quando un emerito ricercatore come E. Schweizer si esprime, a proposito della nostra questione, nel modo seguente: « Luca non ha interesse per la questione biologica, e perciò non varca il limite che dà accesso a un modo di intendere metafisico »? In questa affermazione quasi tutto è falso.


Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE qui vien fuori il terzo “però”: che importanza infatti può aver mai il peregrino parere di un protestante tra i tanti, di un eretico come uno Schweizer qualsiasi, per un Pastore cattolico, se non di rilevarne l’aspra opposizione su un punto teologico nodale, così da rendere ancor più palpabile, da parte del Pastore cattolico, il proprio punto di vista peregrino, che non solo non vuole essere consueto, ortodosso, e aderente alla Norma normans cattolica, ma neppure a un punto di vista eretico come già è il protestante?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl fatto è che qui la questione che sta tanto a cuore al Teologo, e che nella sua visione soteriologica è in effetti fondamentale, è diretta a Luca, ai Vangeli, e dunque la « formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù » è ancora da cercare lì, ed è ancora essa la « formula infelice e ambigua », proprio perché (si intende: per il Teologo di Tubinga e per la sua particolare concezione del dogma cattolico) essa è fondamentalmente e originariamente inadeguata. Perché inadeguata? Lo vediamo subito, proseguendo la lettura (siamo a p. 267):

Ciò che più sbalordisce è la tacita equiparazione, che qui viene istituita, fra biologia e metafisica. La figliolanza divina metafisica (ontologica), a quanto pare, viene qui fraintesa come discendenza biologica e quindi totalmente capovolta nel suo significato. Essa è invece, come abbiamo visto, proprio l’energico rifiuto di una concezione biologica dell’origine di Gesù da Dio. È certo possibile che si scontenti qualcuno dovendo dire espressamente che il piano della metafisica non è quello della biologia. La dottrina ecclesiale della figliolanza divina di Gesù non è il prolungamento del racconto della nascita verginale, bensì il prolungamento del dialogo Abbâ-Figlio.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesto testo ribadisce con forza l’inadeguatezza concettuale della « formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù » per esprimere l’idea che l’Autore di Introduzione si è fatto della cosa: egli ritiene che non si possa assolutamente parlare di “paternità biologica”, o “materiale”, di Dio, ma di “paternità fisica” sì, perché per “fisica” si deve intendere, dal suo calco greco, “essenziale”, cioè paternità ontologica, eterna, ossia quella per la quale la santissima Trinità è costituita da un Padre generante e da un Figlio generato (oltre allo Spirito Santo che procede da ambedue, ma che non è “generato”).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE tutto ciò perché il Teologo esclude una paternità “storica”, materiale, biologica di Dio, riconoscendogli solo quella dovuta alla conformazione metafisica delle Tre Persone.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSi capisce allora che quella che l’Autore ritiene inadeguatezza sarebbe l’incapacità di san Luca, medico greco, e di chi poi elaborerà la « teologia ecclesiale », ossia il magistero della Chiesa, di dire limpidamente come stanno le cose, tanto che sopra abbiamo visto come le Théologien Allemand si lamenti che quella « formula », ossia il bellissimo greco con cui il colto Evangelista aveva steso la sua testimonianza, pardon: racconto, riesca per duemila anni ad avere il sopravvento sul vero concetto che sarebbe da cogliere dalle sue parole, e che è ciò che finalmente proprio lui, Deo gratias, ha fatto.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE ora possiamo capire meglio da dove vengono, qual è l’origine che il loro Autore dà loro, le righe tanto discusse:
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica« La formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù [= il Vangelo di san Luca, 1,35] è quanto mai infelice e ambigua [= è inadeguata al suo vero significato]; essa dimostra come nell’arco di quasi duemila anni [= in tutto il magistero della Chiesa], non sia ancora riuscita a liberare il suo linguaggio concettuale [= non sia ancora riuscita a liberarsi del dogma] dai gusci delle sue origini ellenistiche [= dalle parole che lo definiscono culturalmente e linguisticamente] ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaInfatti l’espressione « origini ellenistiche » non è che un altro modo, sempre velato, dietro cui il Teologo nasconde il Vangelo di san Luca, perché certe cose bisogna dirle senza dirle, e il Vangelo lui lo vede imprigionato in infelici ambiguità che nemmeno il linguaggio bimillenario della « teologia ecclesiale » (altra dizione velata per dire senza dire un’altra cosa da suggerire senza esporsi, cioè il magistero della Chiesa) è riuscito a « liberare », cioè a coglierne la verità ivi nascosta.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDetto altrimenti, il Professor Ratzinger ritiene che ci sia una sostanziale continuità tra san Luca e il successivo magistero. Però purtroppo, dice lui, è una continuità tutta a sfavore della verità profonda delle cose, le quali, sia nel primo soggetto che nel secondo, sono espresse comunque assolutamente inadeguatamente, e questa congenita inadeguatezza è “ellenistica”, è solo un fattore linguistico, storico-culturale, che come tutti i fattori storico-culturali imprigiona la verità vera delle cose in carceri semantiche, dalle quali però una buona ermeneutica saprà ben liberarla.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaEd è come se il Bavarese dicesse: “Il Vangelo imprigiona il dogma nella falsità, e il dogma ne segue pedissequo le orme, ma noi, i Nuovi Teologi, i Teologi della libertà, libereremo entrambi, e faremo finalmente volare alto la verità”.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaConclusione: delle tre ipotesi di attribuzione, vale senz’altro la terza: « la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù» si riferisce sia al « racconto di Luca», che alla « teologia ecclesiale», cioè sia alle Sacre Scritture che al magistero della Chiesa.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNel mio libro mi limito a segnalare l’attribuzione del Professore al Vangelo, ma questo solo per necessità di impellenti tempistiche editoriali: che Joseph Ratzinger colpisca anche il dogma, oltre al Vangelo, viene da sé: il fatto che il Professore dia per scontato che le Sacre Scritture siano erranti costituisce il primo vulnus del dogma, perché colpisce il dogma a base d’ogni altro, che è la loro inerranza, v. Papa Leone XIII, Enc. Providentissimus Deus, Denz 3292-4.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaRitenere che poi il Vangelo non sia adeguato al messaggio divino di cui è latore (« la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù è quanto mai infelice ed ambigua »), significa non riconoscergli la perfezione veritativa che ha, e, da ultimo dunque, se la logica ha un senso, essendo imperfetto, persino non essere esso, il Vangelo dico, la Parola di Dio.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaEd è questo che vorrei far capire al troppo e troppo precipitoso Censore: che a base di tutti i convincimenti del Suo iperdifeso eppur decisamente indifendibile gran Professore si trova la convinzione fondativa (= fondamento di ogni altra sua convinzione) che per lui i Vangeli, e più in generale le Sacre Scritture, non hanno origine divina, ma umana: le formule che vi si trovano sono meri frutti di arabeschi linguistici umani, di vicissitudini di popoli, di miti, di culture e di fantasie spirituali, religiose e sentimentali, come è stato da lui stesso ben steso e illustrato nel suo libro princeps, e ben evidenziato in mille paragrafi del mio, p. es. i §§ 7-10. Sicché, per il Teologo, non è affatto indecente, scellerato, o quanto meno sconveniente sostenere che « la formula della filiazione divina ‘fisica’ di Gesù è quanto mai infelice ed ambigua », perché si sta riferendo a un’elaborazione storica come un’altra, e ciò egli sostiene nella più convinta e dritta opinione di uomo retto, rigoroso, scientificamente corazzato, e per di più uomo di Chiesa, come gli hanno insegnato all’università.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa concezione del Professore di Tubinga sulla reale nozione da tenere a riguardo della “figliolanza di Cristo” ha una parte primaria in quello svampito e grossolano ircocervo teologico che si è chiamato “Ratzingerismo”, perché azzera anche ogni minimo ruolo della materia, della biologia, della creazione, persino in un momento topico come quello in cui un Dio, l’unico e vero Dio, si incarna, si fa uomo, si fa creatura, il quale azzeramento è assurdo, essendo quello il momento in cui materia, biologia e creazione non possono non avere un sicuro, decisivo e necessario ruolo, come logica vuole, di deuteragonisti, di comprimari, visto che si tratta di dar luogo a una persona composta da due nature, una delle quali materiale, biologica, dunque il cui ruolo è decisivo, stavolta, pariteticamente a quello divino.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE questa della partecipazione senza timidezze della creazione alla realizzazione dell’uomo-Dio, infatti, è, come si è visto, quella che è sempre stata la dottrina della Chiesa.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta precisa concezione del Professore contribuisce come nessun’altra a svaporare e falsificare ulteriormente la sua visione della realtà, connotando in un senso ancor più idealistico-hegeliano la “Redenzione minimalista”, la “Redenziuncola” di cui si è detto all’inizio: se si toglie a Dio Padre il ruolo che in Cristo Egli ha anche in senso biologico, che è il ruolo che attesta san Luca e che gli riconosce la Chiesa con tutti i suoi Padri e Dottori, col riconoscimento della perfetta verginità di Maria prima, durante e dopo il santo parto, si de-sostanzia ulteriormente la realtà, che è la cardinale operazione che si propone d’attuare il Professor Ratzinger col suo saggio di riferimento, e poi, da Papa, con la sua teologia falsamente veridica di Spe salvi e Lumen Fidei, svaporata e inconsistente come la sua ideologia, come si è visto sopra.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDi tutto ciò, i confutatori di superficie come il mio gentile Sine Omine non se ne sono accorti punto. Chissà se se ne comincerà ad accorgere un giorno qualche cardinale, o vescovo, o prefetto, o Papa, tra i tanti sedutisi da cinquant’anni su cattedre e Troni, e che ancora vi si siederanno? E chissà che, a quel punto, finalmente non prendano anche i necessari provvedimenti magisteriali (e liturgici!) per placare lo sdegno oggi più che mai motivato di Dio, e rimettere la Chiesa sulla strada retta?.

10. CONCLUSIONE:
IL “RATZINGERISMO”
SI CONFERMA POTENTE DEVIAZIONE
DALLA VERITÀ CATTOLICA, V. IL
MIO SAGGIO
“AL CUORE DI RATZINGER. AL CUORE DEL MONDO”.

SI ATTENDE E SI PREGA CHE LA CHIESA CIÒ CONFERMI AL PiÙ PRESTO,
E, NATURALMENTE, AL MASSIMO GRADO.

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E con questo anche il quinto esempio impugnato dal mio Censore a pel d’acqua ha ritrovato il suo giusto orizzonte dottrinale, il luogo teologico in cui deve alloggiare.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo, poi, chi scrive espone anche i motivi che hanno mosso l’esimio Autore di Introduzione al cristianesimo a costruire in quel suo libro una cattedrale teologica tanto vasta, elaborata e pretenziosa quanto fittizia, nascosta e impalpabile, di cui qui si sono calpestate solo le prime fondazioni. Una cattedrale dottrinalmente tanto antiscientifica e anticattolica che di più non si poteva.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSaranno molte poi le occasioni in cui il Professore stesso abbatterà quanto innalzato in Introduzione: in Al cuore di Ratzinger sono il primo a rilevarlo e a evidenziare i motivi anche biografici di questa marcata ma anche comprensibile e necessaria discontinuità, quasi rottura. Che però non cancella il dato della pericolosità patente del “Ratzingerismo” riscontrato nel suo libro di riferimento, ma lo accentua, lo esaspera, perché contribuisce a nasconderne la dirompenza, acuita proprio dalla sua apparente negazione, o quantomeno da un suo superamento, necessitato da evidenti contrasti con i ruoli via via ricoperti dal Presule, sempre più evidentemente esigenti una scelta univoca e ortodossa.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa ancora nel 2014 con Spe salvi e nel 2016 con Lumen Fidei il Gran Modernista Absconditus ribadiva, come si è visto anche qui, la propria dottrina errante e fuorviante, persino in un magistero papale. Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQualcuno se ne è accorto?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPer tornare a quei tali motivi che si diceva, che hanno portato il Teologo a elaborare la dottrina oggetto della nostra disamina, motivi che qui non è la sede di illustrare perché sono abbondantemente illustrati nel mio saggio, sono più gravi e preoccupanti persino degli effetti che hanno conseguito, e qui visti, come potranno ben riscontrare tutti coloro che vorranno cercar di capire il mondo in cui stanno vivendo e che non si accontenteranno di osservare, banalmente, solo il piccolo dito indice che glielo sta mostrando.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl fatto è che il “Ratzingerismo” va conosciuto, esaminato, combattuto, e specialmente rigettato. Ma non si può neanche iniziare a farlo se non si prende in mano almeno il primo libro che per la prima volta lo identifica, inquadra e illustra nelle sue molte e molto complesse cause, nella sua variegata struttura religiosa, culturale e antropologica, e nei suoi molto nocivi effetti sul mondo e sulla Chiesa.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn quanto ai motteggi con cui, nelle sue note, il nostro gentile Anonimo buffoneggia intorno al prezzo di vendita e a sconti con cui è offerto il volume, direi di non parlarne: siamo tutti davanti a una montagna, a un vulcano, e qui c’è soltanto da osservare che da alcuni mesi c’è solo un misero vermiciattolo che, pur senza arte né parte, sostiene che questa montagna, questo gran vulcano, è silente ma attivo, anzi: che già si è attivato, già ha sprigionato i suoi fuochi e i suoi lapilli devastatori, però non dalla cima, ma da giù, dalle fondamenta, da sottoterra: dalle immense e ramificatissime caverne sotterranee che si diramano in ogni direzione proprio sotto l’immensa città allargata, inconsapevole, ai suoi piedi, e la sua lava venefica si è già da decenni sparsa nelle vene e nelle arterie della misera città, bruciandola da dentro senza che se ne potesse accorgere, beata e drogata di tanta pace.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa, al contrario del teologo-clown della favoletta kierkegaardiana che si incontra nelle prime pagine di Introduzione, nelle cui sembianze anche chi non volesse deve riconoscere il timido ma determinato Costruttore della gran montagna-vulcano, qui quell’uomo da nulla che si diceva si aspetta che gli abitanti della gran città, dell’immensa città dal destino segnato, non stiano lì a far niente, o a occuparsi dei mille inutili fatti propri, ma vadano a vedere, a verificare, a valutare bene, e con somma scienza, rigore, e finalmente santità di intenti, come stanno le cose: la loro impellente gravità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSiamo tutti davanti a qualcosa di enorme, di ben più cataclismatico di quanto siano stati persino un Ario, che so, o un Lutero, per quanto tutto ciò paia emergere quasi unicamente da un libro scritto cinquant’anni fa, ma confermato a tutt’oggi dal Suo celebre Autore come fosse stato scritto ora, senza dire delle interviste che ancora ne ribadiscono i concetti salienti, giacché una Redenzione camuffata nel suo più nascosto simulacro è una Redenzione annientata, è una non-Redenzione, una Redenziuncola che fa più danni di chi le si oppone apertamente, come quei due, e quel tale da nulla che si diceva, tutto ciò, l’ha però fatto presente da mesi, a chi di dovere, eccome, e di più non poteva e non può fare.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon parliamo dunque più di facezie, di pusillanimità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAndiamo al dunque. E teologi, monsignori, vescovi, cardinali, prefetti e Papi vadano al dunque: se non prendono le distanze da tutte le deviazioni teologiche enumerate alle pp. 3 e 7-8 e denunciate per la prima volta in tutta la loro completezza in Al cuore di Ratzinger. Al cuore del mondo, significa che le approvano, come sembra che le abbiano approvate in questi cinquant’anni di clamoroso silenzio, e dunque potrebbe parere che ne siano complici, che le condividano. È così? Ma il Signore, oltre a essere il primo Attore di Storia, Chiesa e Redenzione, ne è anche il Giudice. Un Giudice che, essendo la Verità, è anche forma e materia del proprio giudizio.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon vorrei essere al loro posto.  
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE per finire: non è che un misero anellide come chi qui scrive si pensi stia facendo pressione a qualcuno, perché è proprio la Norma normans in sé che, davanti al cataclisma in atto, esige una risposta, che preme per una risposta. Definitiva. E presto anche.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa cattolicità – ma potremmo dire anche la Vergine Maria, la santa Madre in quegli scritti così offesa – è qui che aspetta.

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Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl libro è presente nelle librerie Àncora ed Hoepli a Milano, e Àncora, Coletti e Leoniana a Roma, oppure può essere richiesto.

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