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RECENSIONE DI ANTONIO LIVI /1


R
ECENSIONE.

(Pag. 1)

IL lIBRO DI ENRICO MARIA RADAELLI:
IL MISTERO DELLA SINAGOGA BENDATA.

Recensione di mons. prof. Antonio Livi
per « Filosofia oggi » n. 27 (115-18), gennaio-marzo 2004.
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Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaParlo volentieri di questo libro, per il quale ho anche scritto l’Introduzione (pp. I-IX), perché in Italia è stato stranamente ignorato da filosofi e teologi solitamente molto attenti alle discussioni in materia di dialogo tra le religioni. Sembra che l’argomento, per come è stato trattato, abbia imbarazzato non pochi, forse meno sensibili al riconoscimento della verità delle cose che all’opportunità di dirla in termini di “political correctness”. Da parte mia, io ho visto il lavoro di Radaelli come l’ormai improcrastinabile apertura di una discussione tra cristiani credenti per riportare il dogma al centro del mondo, mentre altri hanno voluto vederlo come “un processo istruttorio all’ecumenismo” di stampo relativistico, quale ultima e diffusissima eresia contro Cristo e la Trinità.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa questi ultimi equivocano su molti punti: confondono l’ecumenismo (che nella terminologia teologica corretta indica il dialogo tra cattolici e cristiani di altra confessione) con il dialogo tra cristiani e credenti in altre religioni, àmbito dottrinale nel quale ha particolare importanza il dialogo tra cristiani e credenti nell'ebraismo e nell’Islam. Poi confondono anche i gesti e gli incontri di tipo diplomatico e politico – occasioni nelle quali, necessariamente, le proprie convinzioni non vengono esplicitamente enunciate – con le discussioni sincere su quale sia la verità rivelata da Dio e di conseguenza quale sia la verità su Dio e quale sia la vera religione: tutti argomenti sui quali l’accordo a ogni costo sarebbe un controsenso. Infine, confondono la fedeltà al dogma e alla dottrina infallibilmente insegnata dal magistero ecclesiastico con la rinuncia alla legittima critica riguardo alle opinioni che certi gesti esteriori – che sembrano imprudenti o equivoci – possono provocare: in quest’ultimo caso, io riconosco che Radaelli ha polemizzato con foga forse eccessiva, ma è il genere letterario prescelto (quello classico della controversia) che porta a taluni eccessi verbali, che poi sono ben poco di fronte alla gravità dei problemi in gioco.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDa un punto di vista contenutistico, il libro di Radaelli è saldamente ancorato alla Tradizione, ma non mi pare che lo sia tanto per un pregiudizio tradizionalistico, quanto per la necessità di criticare le tendenze modernistiche imperanti. Da un punto di vista stilistico, il libro è capace delle più analitiche considerazioni filosofiche intorno alla logica e alla gnoseologia, ma non manca di poetici colpi d’ala, già dall’incipit della Prefazione: « Sospingere l’uomo verso l’infinito. Questo è il compito di ogni parola. Questo è il compito del linguaggio ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaL’abbrivo al complesso discorso teologico successivo è posto nei fondamenti della logica, ossia nella logica aletica, poiché Radaelli è ben cosciente che theos-logia e logos sono nel cosmo due generi che devono la loro esistenza a un unico principio sovracosmico, il Verbo divino: « Egli è il nous, l’intelletto, ma anche il noumeno, l’oggetto pensabile dall’intelletto, e infine egli è la stessa nous-logia, la gnoseologia: il percorso per pensare il nous » (p. XX). Posto il principio conoscitivo nella medesima fonte da cui discendono le verità da conoscere e le parole (scritturali e teologiche) che le fanno conosciute, il libro è tutto in discesa, conseguenza fluida e stringente del Verbo creatore « cui mira come ultimo fine tutta la tensione vitale, intellettuale e affettiva degli uomini sue creature » (cfr. pp. 61 ss. e p. 269, nota 1).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaRadaelli ci ricorda così che le premesse logiche del messaggio che viene da Gerusalemme si trovano a Stagira, patria di Aristotele (Stagira è appunto la prima parola del libro); che la parola profetica della Scrittura ebraica acquista valore probatorio nel momento in cui il popolo dei credenti fa uso del sillogismo greco. Radaelli mette bene in evidenza il legame profondo tra la ragione che cerca e la fede che ascolta, tra i « semina Verbi » e il Verbo, cioè tra le due possibilità di uso della ragione cui può ricorrere l’uomo: quella di cui è dotato per natura e quella concessagli per grazia dalla Redenzione.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Il motivo per cui il libro ricorda come Aristotele e Mosè siano intrinsecamente connessi emerge fin dalle prime pagine: si tratta di confutare il relativismo, l’evoluzionismo dottrinale, l’irenismo, l'indifferentismo, in una parola le correnti antidogmatiche che in questi ultimi decenni hanno sommerso la cultura cattolica. La provvida operazione compiuta ai suoi tempi da Tommaso d’Aquino (operazione, non si dimentichi, per la quale il santo dottore della Chiesa rischiò di passare per razionalista e amico dei pagani), viene ripercorsa anche dall'opera che sto commentando, specialmente in quei luoghi in cui è ricordato che la logica corretta è strettamente teoretica e l’errore logico è invece ateoretico. In altre parole, il pensiero razionale è estraneo all’errore perché l’errore germina fuori di esso: nella passio, non nella ratio (cfr. p. 269).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome filosofo, particolarmente impegnato negli studi di logica aletica, non potevo non dedicare attenzione a un discorso come questo, che alla fine mi ha convinto per ciò che qui è individuato come criterio fondamentale: se l’errore è estraneo alla natura dell'intelletto e della ragione, se ogni errore è in fondo una colpa morale, un peccato contro la luce, noi cristiani, quando vogliamo fare dei ragionamenti corretti intorno alla parola di Dio e coltivare la scienza della Rivelazione, dobbiamo curare di mantenerci liberi da qualsiasi passione, cioè da qualsiasi interesse che non sia quello della divina verità che salva. Peraltro, anche questo concetto è derivato da quello che prima si diceva, per cui pensiero e pensato sono entrambi « proprietà del Verbum » (p. XX).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutto il libro è percorso fondamentalmente dalla persuasione (di genuina matrice gnoseologica, prima che teologica) che nessun discorso « naturale » trovi fondamento se non alla luce di un'origine « soprannaturale » della verità, come ben videro i filosofi cristiani, da Agostino a Tommaso e a Rosmini; questo vale particolarmente per la costruzione di un sapere sulla Trascendenza, che ricava la sua purezza dal Logos, e ancora di più vale per ogni tentativo di spiegare il valore e la portata del messaggio della Rivelazione. Fa bene allora Radaelli a mostrare e dimostrare che non si può fare teologia senza coerenza logica tra argomenti di ragione e argomenti di fede, né si può fare senza una esplicita impostazione filosofica adeguata all'intellectus fidei (quando manca l’impostazione filosofica adeguata, nella teologia prevale sempre un'impostazione filosofica inadeguata, spesso inconsapevole).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDopo l’enciclica Fides et Ratio tutto questo dovrebbe essere scontato, ma in realtà il libro consente di rilevare tristemente quanto questo concetto oggi sia sfocato persino tra coloro che dovrebbero sentirsi più responsabili della retta dottrina nella Chiesa e che più docilmente dovrebbero seguire gli orientamenti del Magistero.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDi fronte a questa situazione, l’autore, invece di stracciarsi le vesti – prassi abituale di tutti i dissidenti alla Lutero – utilizza uno degli strumenti più tipici della carità cristiana, quella ‘correzione fraterna’ che Gesù stesso ha raccomandato di praticare, alla quale fa seguire – con il medesimo spirito di umiltà e di carità – una vera e propria supplica al Papa e ai vescovi della Chiesa cattolica. È vero che le sue parole appaiono a volte più veementi di quanto sia consentito a un fedele che si rivolge ai suoi legittimi Pastori, ma esse in fondo non sono che l'eco delle parole con le quali molti Padri e Dottori (Zeno da Verona, Cirillo da Gerusalemme, Barnaba, Ireneo, Beda, Agostino) insegnano una dottrina cristologica ed ecclesiologica che oggi anche insigni teologi disdegnano (cfr. specialmente le pp. 270 ss.).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQui sta il cuore della questione o, forse, il suo punto debole: quasi che ci si possa severamente chiedere se questo è un nuovo libro scritto da Radaelli o semplicemente l’antico libro (diciamo meglio, la biblioteca ampia come la Patrologia greca e latina del Migne) in cui si trova raccolta la dottrina della Tradizione. Se, come mi pare, Radaelli non ha inventato nulla, allora sarà bene considerare con estrema attenzione se non vi sia davvero « continuità », come egli asserisce, tra le mille citazioni che egli fa delle Scritture, dei concili, dei Padri e dei Dottori della Chiesa. Indubbiamente, ove tale continuità fosse accertata, si dovrebbero tirare le conclusioni riguardo alla fede da professare da parte di noi cristiani di oggi, con i problemi di oggi. Alla logica aletica (il momento del riconoscimento della verità) dovrà fare riscontro una prassi (pastorale, ma anche di politica religiosa) altrettanto coerente con la verità.
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