Enrico Maria Radaelli
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CUSTOS, QUID DE NOCTE?
PENSIERO N. 7

ASPORTAZIONE DELL’UTERO
E FINE DEL SOGNO
DI UN BEL MATRIMONIO.

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Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica16 maggio 2014. Compare il 27 marzo sul sito di Repubblica la lettera di una donna di Roma che si lamenta con Corrado Augias di un indelicato consiglio – anzi: di un del tutto scandaloso consiglio – che le avrebbe dato il suo parroco allorché ella lo avrebbe messo a parte di una devastante operazione cui sarebbe stata soggetta (asportazione dell’utero).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica La lettera ha tutta l’aria di una bufala, di una « clamorosa panzana inventata dal collega », come dopo due giorni scrive Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, che conclude: « Anche disinformare è peccato ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Ecco comunque in breve il dialogo. Parroco: « Eh, adesso non potrai più crearti una famiglia, né sposarti ». Donna: « Bé, potrei comunque trovare un compagno, per condividere la vita ». Parroco: « Un affetto non ha alcun valore ». Il sacerdote aggiunge poi che, non potendo procreare, la donna non avrebbe potuto più avere nemmeno un compagno. Questo è tutto.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica E ora, visto che questi brevi scambi di parole, per quanto concernenti temi così delicati, sono stati resi pubblici dalla stessa protagonista – sempre che, come è facilmente congetturabile, non siano il frutto di una mente tutta dedita solo a gettare fango sulla Chiesa –, non possono non farsi alcune considerazioni, oltre a quelle molto pertinenti dell’Avvenire, utili a mettere nel giusto orizzonte la scelta finale da compiere e a contribuire a fugare ulteriormente i cattivi pensieri che le parole del parroco suggerirebbero sulla Chiesa.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Per prima cosa va detto che quel parroco, se ha veramente detto ciò che riportato, si sbaglia di grosso, e non conosce il diritto canonico, che afferma: « La sterilità sia dell’uomo che della donna non costituisce impedimento alle nozze » (can. 1084, § 3).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Chiunque dunque può sposare chiunque, salvo che, se è anche consapevole di non poter avere figli, deve avvisare il futuro coniuge della cosa, meglio se per iscritto, e sempre per iscritto – in modo da salvaguardare entrambi il proprio sereno e consensuale futuro –, ricevere dal futuro coniuge l’assenso a sposarsi.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica La donna avrebbe fatto poi meglio a parlare col proprio vescovo, invece che con un miscredente come l’Augias: avrebbe così appurato che la Chiesa benedice e segue con tenerezza le persone che si trovano nel suo status, e non preclude loro nulla delle gioie che esse possono giustamente attendersi dall’unione con un uomo visto e sognato come compagno della propria vita, p. es. facilitando loro, con le nozze anche se sterili, la strada per adottare qualche bambino.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Va detto poi che il parroco sarebbe andato per le spicce (sempre che la storia sia veridica), saltando tutte le argomentazioni necessarie a dare valore alla sua tutta errata conclusione.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Quali sono queste argomentazioni? La prima è che Dio ha organizzato l’universo in modo che l’unione tra uomo e donna, stante che la morte chiude le generazioni in se stesse e accelera la fine dell’umanità, fosse ordinata a dargli via via nuove vite intelligenti, nuovi uomini che nei secoli lo amassero e lo adorassero, e che anzi propagassero per un’umanità sempre più viva e abbondante tali necessari e insopprimibili sentimenti di amore e di adorazione verso Dio.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Questa prima argomentazione è insegnata bene dalla Chiesa almeno fino al 1992, allorché subentrò il Catechismo della Chiesa Cattolica, la cui mens postconciliare credette bene equiparare tale primaria argomentazione con una seconda, che fra poco si vedrà, e che con la prima costituisce i due fini del matrimonio, fino ad allora ordinati secondo una loro dispositio per la quale quello ora dispiegato era considerato prevalente sull’altro; fino al 1992 la Chiesa ha sempre insegnato che il fine primario del matrimonio è la procreazione e l’educazione della prole, il secondario il vicendevole aiuto dei coniugi e il completamento della propria perfezione personale e spirituale.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Nel Catechismo però quest’ordine è ribaltato, almeno perché il primo fine di cui parla è quello che era considerato fino ad allora il secondo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Dice infatti il Catechismo: « Avendo Dio creato uomo e donna, il loro reciproco amore diventa un’immagine dell’amore assoluto e indefettibile con cui Dio ama l’uomo. […] Questo amore che Dio benedice è destinato a essere fecondo e a realizzarsi nell’opera comune della custodia della creazione » (n. 1604), che vuol dire procreare figli a Dio e poi custodire in una santa educazione le creature procreate.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica In realtà i due fini sono indivisibili, e non solo indivisibili, ma di importanza paritetica: se da una parte procreazione ed educazione della prole non possono prescindere e anzi dipendono essenzialmente dall’amore dei due coniugi, dall’altra tale amore è di certo mancante se non è finalizzato alla vita, cioè alla procreazione e all’educazione dei procreati.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Dunque non si può ipotizzare un matrimonio senza amore e senza che tale amore non venga in ogni tempo e con tutti gli strumenti atti alla cosa santamente vivificato, ma nemmeno si può ipotizzare che tale amore coniugale non sia finalizzato a fruttificare.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Cosa succede nelle coppie sterili? Forse che i due, una volta consapevoli che la loro unione non porterà i frutti sperati, dovrebbero astenersi dal coniugio?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Il matrimonio dovrebbe essere sempre e in ogni caso vissuto castamente, certo, ma la castità dei rapporti non deve escludere la speranza, ossia che il Signore conceda per grazia ciò che concesse ad Abramo e a Sara nella loro vecchiaia: il miracolo di un figlio, sicché, fatta salva “l’apertura alla vita”, che è a dire la costante e responsabile disponibilità alla procreazione, anche le coppie sterili possono, come Abramo e Sara, amarsi e gioire del proprio amore, sempre più spinto a essere la viva immagine « dell’amore assoluto e indefettibile con cui Dio ama l’uomo » (loc. cit.).

E. M. R.    

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