Enrico Maria Radaelli
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CUSTOS, QUID DE NOCTE?
PENSIERO N. 18

(POST SCRIPTUM AL N. 15.)

LA
GRANDE GUERRA DELLE FORME” DELLA CHIESA:

LA FORMA PASTORALE
CONTRO LA FORMA DOGMATICA.

COME E PERCHÉ.

* * *

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaINDICE

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica1. Premessa. 2. La radice dell’infinita discussione su ‘fallibile’ e ‘infallibile’ va cercata nella forma cosiddetta ‘pastorale’ data al concilio Vaticano II. 3. L’“ultragarantismo” dei chierici “pastoralisti”, o “vaticansecondisti”, è il focus del presente articolo. 4. Sedevacantisti e “ipergarantisti” del Vaticano II: opposti gli orizzonti, ma uno solo il “troppo amore” di entrambi per la santa Madre Chiesa e per il papato. 5. Come sia possibile che un’umile ancella riesca a farsi onorare con gli stessi onori dovuti alla propria Regina. 6. Se è vero, come diceva nel 2009 il cardinale Bergoglio, oggi Papa, che « Il pastorale include il dottrinale », come mai il ‘dottrinale’ è superiore al ‘pastorale’? 7. Nella Chiesa, come nelle Persone divine, tra dottrina e pastorale, oltre a una reciprocità nell’eguaglianza, c’è una precisa e ineludibile priorità nella disposizione. 8. Se la ‘pastorale’ dirigesse la ‘dogmatica’, si avrebbe la frantumazione della Parola di Dio, cioè di tutto. 9. La ‘pastorale’, la carità, preso il primo posto, quello del dogma, soffoca il dogma che la dirigeva. Ma senza il dogma vivo essa stessa poi si rinsecchirà. 10. Il sovvertimento della divina Monotriade cozza contro i due eterni giuramenti di N. S. Gesù Cristo. 11. 1), Irrigidire la forma ‘Pastorale’ di magistero. 2),“Sciogliere”, “dimenticare” la sua forma Dogmatica: è la “Grande Guerra delle Forme” del magistero. 12. Cosa sarebbe necessario fare oggi nella Chiesa per vincere la Grande Guerra delle Forme” del magistero. 13. La “Grande Guerra delle Forme” del magistero della Chiesa e il prossimo Sinodo sulla Famiglia del 2015. 14. Una proposta per por fine alla Grande Guerra delle Forme” che imperversa da cinquant’anni nella Chiesa.

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1. PREMESSA.

24 febbraio 2015. Il 18 gennaio scorso uscì su diversi siti web un mio articolo, intitolato Magistero infallibile e magistero fallibile della Chiesa (da qui in avanti “Art.15”), per dare un contributo al tema che per mio conto sarebbe da considerare oggi senz’altro il più decisivo e centrale per la vita della Sposa di Cristo, studiato dal punto di vista della materia che – sempre a mio avviso – più e meglio di ogni altro mette a fuoco la problematica che è all’origine delle cose, il punto di vista della filosofia della conoscenza “estetica”, e dico “estetica” perché purtroppo, dopo il diligente Gottlieb Baumgarten che se ne occupò circa dal 1735, nessuno seppe dare un nome più appropriato alla disciplina che considera la conoscenza delle cose a partire dalla loro forma, dalla forma dell’ente, posto che la forma dell’ente è, a risaputa della filosofia greca (Aristotele) e poi cristiana (san Tommaso), l’atto primo, l’“id quod est” di un ente per essere un ente, anzi per essere proprio “quell’ente lì”.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSe si considera che questa filosofia della conoscenza “estetica” ha potuto prima individuare il secondo Nome (o qualità sostanziale) dell’Unigenito di Dio (v. Tommaso d’Aquino, S. Th., I, 34, 2, ad 3; 35): Imago, o Immagine, o Species, o Volto (il primo è Logos, e i rimanenti due sono Lux, Luce, o Splendor, Splendore, e Filius, Figlio), e da tale Nome o qualità sostanziale ha saputo sviluppare la centrale articolazione intercorrente tra il nostro connaturale e quotidiano “apprendimento per visione” e la verità da apprendere, che sia essa delle cose visibili o di quelle invisibili (v. i miei Ingresso alla Bellezza, La Bellezza che ci salva e Il domani del dogma), e non c’è prospettiva più congeniale di quella “estetica”, con tali divine e non comuni strumentazioni per afferrare le straordinarie qualità offerte dal Nome Imago e compiere tutto ciò, si capirà pure perché sia proprio solo tale prospettiva, ancora, a poter individuare in tutta la sua anche molto preoccupante realtà la presenza nella Chiesa, nell’attuale momento storico, di ciò che, già al § 14 di Art.15, e più ancora nel presente, avremo buoni motivi di chiamare la “Grande Guerra delle Forme”, o “Guerra delle due Forme”, intendendo per ‘forme’ i due gradi di magistero della Chiesa, appunto il fallibile e l’infallibile.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaGuerra delle Forme”, o “delle due Forme” sarebbe il nome da dare, a mio avviso, alla presente crisi della Chiesa, per mostrare, col focus precisamente sulla forma, come solo un approccio filosofico, e per l’esattezza di gnoseologia estetica, possa scavare alla radice l’origine delle burrascose problematiche che poi saranno, e giustamente, teologiche, in cui da cinquant’anni si trova la navicella di Pietro.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPossiamo dire che questo lavoro, nel suo specifico orizzonte filosofico, è stato facilitato dalle opportunità aperte dal noto saggio del prof. Livi Vera e falsa teologia (Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2012), in cui il Decano emerito della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università Lateranense illustra con grande perizia come le fondamenta filosofiche siano ancora una volta le più solide – per non dire le uniche solide – per innalzare poi sicuri, forti e specialmente plausibili edifici teologici.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMerita sottolineare l’importanza della filosofia, in specie quella “estetica”, se e nella misura in cui il suo flusso è aperto, come nel nostro caso, dal secondo Nome dell’Unigenito di Dio, Imago, o Immagine, per attenersi alla realtà delle cose, potendo così riconoscere una certa continuità tra le lezioni di Filosofia della conoscenza estetica che fui invitato a tenere per tre anni nei Corsi di Livi e i chiarimenti fatti da quest’ultimo nel succitato suo importantissimo saggio.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn quell’articolo, dunque (v. §§ 5-6-7), per tornare a noi, avevo portato alcuni significativi fatti storici, riconosciuti dallo stesso magistero della Chiesa, a prova oggettiva della solidità del suo insegnamento perenne, giacché, in omaggio al principio per cui contra factum non valet argomentum, essi si mostrano essere le prove provate della dualità originaria ed essenziale del magistero stesso, per la quale dualità vi è un insegnamento infallibile e uno invece fallibile, un insegnamento cioè che mai e in nessun caso può contenere una anche pur minima falsità, o scorrettezza, o comunque si voglia chiamare qualcosa che non corrisponde esattamente e perfettamente alla verità delle cose, e un insegnamento che invece tale anche microbica “nonverità” la può contenere, e a volte di fatto si è visto che, pur non volendo, e pur adoperandosi i Pastori in ogni modo a depurarne la forma e il linguaggio usato per manifestarla, tuttavia ne è infetta, cioè la contiene, come nell’esempio del vaso e della mosca visto all’Art.15, da « Ma per capire bene… ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesti due insegnamenti sono il magistero dogmatico e il magistero ‘pastorale’, o ‘autentico’, verso i quali sia i Pastori nella loro produzione che i fedeli nel grado di obbedienza da corrispondervi, devono distinguere due diversi e decisamente immiscibili principi guida, per i quali il primo deve essere utilizzato e poi obbedito come portatore forte e catafratto di verità allo stato puro, assolute e virginalmente immacolate; il secondo invece, per quanto il suo uso debba soggiacere al primo grado di insegnamento, al dogma, come al proprio principio, alla propria forma, dovrà sempre essere utilizzato e poi obbedito come a un insegnamento magisteriale portatore di verità sempre in qualche modo e in qualche misura “fallibili”, verità pur sempre passibili di un qualche perfezionamento, dunque non si dovrà avere verso di esse lo stesso grado di obbedienza (detta de fide) dovuto all’altro, ma un grado minore: un grado relativo, non assoluto. Ed è questo che insegna la Chiesa.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta fondamentale distinzione tra i due gradi di magistero si deve al principio: perfetta la garanzia di verità, perfetta la dovuta obbedienza. Imperfetta la garanzia, per quanto sottesa alla perfezione posta dalla sua tensione a uniformarsi alla propria forma, cioè al dogma che ne è il principio e l’origine, imperfetta l’obbedienza, per quanto sia anch’essa sottesa alla propria perfezione, posta dalla sua religiosa tensione a uniformarsi parallelamente alla propria forma, cioè all’obbedienza al dogma che ne è il principio e l’origine.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQueste le parole finali dell’articolo (v., lì, § 13, da « Conclusione:… »), riferendomi alle due forme, la dogmatica e la ‘pastorale’ (o ‘autentica’): « la prima è forma sicura, certa, garantita in tutto e per tutto dallo Spirito Santo. La seconda è forma insicura, bisognosa di tutta l’attenzione, la rettitudine e lo zelo religioso dei Pastori: che si adoperino sempre, e in ogni suo percorso e necessità, di porla all’ombra della prima, la forma dogmatica che ne è il principio costitutivo e vitale, riprendendone al massimo la necessarissima forma, e, per ciò che è possibile, anche il linguaggio, soprattutto il linguaggio, sì da tornare ad avere un magistero della Chiesa de facto almeno, se non de iure, in tutto e per tutto infallibile. Pena l’anarchia, come oggi si va profilando ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNel presente articolo, quasi un Post Scriptum a quelle mie pagine, illustrerò alcuni importanti effetti teorici e pratici di quanto lì avevo chiarito, rilevando questa particolarità: che mentre fino al Vaticano II questi due tali gradi di magistero erano accettati sia normativamente che nella pratica quotidiana nella disposizione e nella accezione date dal magistero stesso, specialmente – ma non solo – in riferimento a quanto stabilito dalla Pastor Æternus, dopo il Vaticano II vengono presto equivocati nel senso già visto ai §§ 8, 10 e 11 dell’Art.15, e come ancora si vedrà qui di seguito. Naturalmente si ritiene che chi si appresta a leggere queste righe abbia presente almeno le conclusioni di quel mio saggio (v. qui).

2. LA RADICE DELL’INFINITA DISCUSSIONE
SU ‘FALLIBILE’ E ‘INFALLIBILE’ VA CERCATA NELLA FORMA
COSIDDETTA ‘PASTORALE’ DATA AL CONCILIO VATICANO II.

Come visto, oggi la Chiesa, nella sua parte più transeunte e storica, dunque anche peccatrice, sembra in qualche modo inclinata a cadere in negligenze non tanto o non solo verso peccati contro la carità, come fu prevalentemente nei venti secoli della sua perigliosa e tribolata vita, ma anche verso mancanze più precisamente attinenti alla verità, il che, come ognuno può ben vedere, è certamente cosa ancor più grave.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaD’altronde, per fare qualche esempio, e ricordando che in tutti i casi dietro un peccato contro la carità se ne nasconde sempre uno contro la verità, perché dietro la prassi c’è sempre una dottrina, non sono pochi i Papi che misero in difficoltà il beato Pio IX e i Padri del Vaticano I nel dichiarare l’infallibilità dei Pontefici Romani (però, come si sa, malgrado tutto alcuni di essi, ravvedutisi, condussero poi una vita così santa, cioè, v. I Cor 13,6, una vita che « si compiace della verità », da meritare l’onore degli altari): p. es. i Papi san Liberio (352-66), Vigilio (537-55), Onorio I (625-38), Pasquale II (1099-118), Giovanni XXII (1316-34), per citare i più conosciuti. Né mancarono Papi che anteposero alla propalazione della fede e delle conseguenti opere di adorazione e di pietà i propri interessi mondani, v. p. es. i molti Papi del cosiddetto Secolo di ferro o i Rinascimentali.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Tutti costoro peccarono contro la verità, oltre che contro la carità, e ciò va detto per ricordare che la verità è già stata messa più volte a dura prova, nella Chiesa, prima d’ora, e, scoprendo l’odierno spostamento di orizzonte peccaminoso, per così dire, per il quale con l’infida ma irresistibile penetrazione dell’ideologia modernista nei gangli anche più alti della Chiesa, ora è stata messa duramente sotto schiaffo la verità più che la carità, la dottrina più che l’azione, la teologia più che la pastorale (spostamento che comunque non annulla la reiterazione di altre mille nuove cadute di Pastori anche sommi contro la carità, come si vedrà), non bisogna né stracciarsi le vesti e cadere, per il più che giusto sentimento di scandalo che si prova, in quelle che forse un giorno potrebbero essere stigmatizzate come vere e proprie eresie, parlo del Sedevacantismo e del “Cassicismo”, [1] – in ogni caso entrambi rimedi inadeguati a un ben comprensibile sentimento di offesa del cuore e della mente –, né, all’opposto, negarne la realtà e macchiarsi del peccato di falso ideologico cui si è già accennato nell’articolo su fallibilità e infallibilità del magistero della Chiesa (v. qui), come è tentata di fare e di fatto fa la più larga parte della teologia “ultragarantista” discendente dal Vaticano II, che chiameremo anche, per brevità, “pastoralista”, o “vaticansecondista”.

3. L’“ULTRAGARANTISMO” DEI CHIERICI “PASTORALISTI”,
O “VATICANSECONDISTI”, È IL FOCUS DEL PRESENTE ARTICOLO.

Si noti bene: non si è detto che la teologia discendente dal Vaticano II è “garantista”, e neanche che è “ipergarantista”, e neppure “supergarantista”, ma “ultragarantista”, perché, anche se le due prime maggiorazioni già mostrerebbero che si sta indicando una quantità di garantismo superiore alla normale – a quella indicata con l’aggettivo semplice di “garantita” –, il prefisso maggiorativo “ultra” indica precisamente che la quantità così indicata non solo è maggiore (come con “super”), non solo è sovrabbondante (come con “iper”), ma, oltre a ciò, va anche oltre i limiti che di suo è giusto abbia, è qualitativamente smodata, esagerata, fuori ritegno, non dovuta.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCon il termine “ultragarantista” si vuole così rimarcare il carattere fuori dell’ordinario, massimalista, fondamentalista, della non retta intenzione che è alla base di questa specifica pretesa di garanzia: una pretesa esagerata, al di là del retto ordine delle cose, per il quale retto ordine nella Chiesa il magistero è distinto in due gradi, uno dogmatico, sicuro e garantito al cento per cento dallo Spirito Santo, e uno meno sicuro e meno garantito, dove si possono infiltrare, non volendo, e in effetti si sono infiltrati, a volte, dei concetti, o delle norme, che per la loro imperfezione sono stati poi corretti e migliorati, come visto abbondantemente in Art.15, §§ 5-6-7, e come visto nell’esempio del vaso di vetro e della mosca sopra detto, sicché si ha un magistero – il dogmatico – che, come quel vaso sigillato da un tappo di sughero, è assolutamente garantito di contenere solo purissime verità, e un altro magistero – il ‘pastorale’, o ‘autentico’ –, che, come quel vaso senza tappo di sughero, è garantito solo “relativamente”, ossia solo tanto quanto è ferrea, diretta, logica e stretta la relazione che esso deve avere con il primo magistero, con il dogmatico. Una garanzia maggiorata, e che nella sua maggiorazione quantitativa va oltre alla propria natura, dunque una “ultragaranzia”, per questo secondo magistero, per questo magistero lasco, non la si può pretendere. Se la si pretende, è un falso: è ciò che qui si è detto un “falso ideologico”, e questa sì che è un’imperfezione grave, altro che quelle che si sono sempre avute in un magistero per natura sua imperfetto: è un errore con dolo, ossia nel quale si è incorsi sapendo di incorrervi.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn cosa consiste questo errore? Esso è stato congetturato per autoconvincersi, contro ogni evidenza, della veridicità assoluta delle dottrine affermate nella Chiesa dal Vaticano II a oggi, pur se enunciate con forma di magistero mere ‘pastorale’: tale magistero però, al contrario di quanto ci si dovrebbe attendere da un magistero mere ‘pastorale’, si sostiene che « non è fallibile », anzi che esso è « vero e sicuro » quanto l’infallibile, e tutti stiano sereni e tranquilli, e lo obbediscano in tutto e per tutto come il dogmatico: il magistero ‘pastorale’ del concilio ecumenico Vaticano II è « vero e sicuro » come « vero e sicuro » fu quello di tutti e venti i concili ecumenici precedenti, anche se tutti quei venti concili ecumenici precedenti – ancora si continua il ragionamento pur sapendo che qui invece ci si sarebbe dovuti fermare per non cadere in flagrante contraddizione – furono tutti dogmatici: tutti. Questo pastorale, quelli dogmatici. Questo “il fratellino più giovane, allegramente e gioiosamente pastorale”, quelli i suoi rigorosi, sicuri e garantiti “fratelli maggiori dogmatici”.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCon ciò si è voluto chiarire che dunque l’ultragarantismo dei Pastori odierni non è neutrale, non è dovuto cioè a una intenzione asettica e imparziale nei confronti di un grado di magistero che si vuole in qualche modo corazzare per averne percepito l’intrinseca vulnerabilità. No: questo ultragarantismo è tutto e solo dovuto alla consapevolezza precisa dei Pastori, che ne sono i chiari latori, di voler affermare come assolutamente vere dottrine che non lo sono, e di ciò più avanti se ne vedrà il motivo. Questo falso ideologico è il focus del presente articolo, la sua più centrale ragione formale.

4. SEDEVACANTISTI E “ULTRAGARANTISTI” DEL VATICANO II:
OPPOSTI GLI ORIZZONTI, MA UNO SOLO IL “TROPPO AMORE”
DI ENTRAMBI PER LA SANTA MADRE CHIESA E PER IL PAPATO
.

Da una parte i sedevacantisti (per i “cassicisti”, v. nota 1), dall’altra gli “ultragarantisti” (o, come dicevo, i “pastoralisti”, o “vaticansecondisti”: assertori di una correttezza formale e dottrinale del Vaticano II che non c’è): entrambi hanno a cuore, se pur da due prospettive opposte e tra loro fieramente avverse, ma con eguale spirito di amore e di animo filiale offeso dalla drammaticità dei fatti, di preservare Papa e Chiesa dallo scandalo di potersi mostrare lordati di una qualche anche minima sozzura, ossia, fuori metafora, di insegnare una qualche anche minima falsità, sicché, davanti a quella che a molti oramai parrebbe in tutto non più solo una minima, ma piuttosto una seria e anzi molto pericolosa maculazione dottrinale, in atto da oramai cinquant’anni, che è a dire appunto dal Vaticano II, con le migliori intenzioni si arrovellano in tutti i modi entrambi per trovare una dottrina, una teoresi, che annienti ab ovo la causa dello scandalo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaEntrambi, sì. E così, mossi su due pur così diverse sponde da un medesimo “troppo amore” per il Papa, lo vedono entrambi impeccabile, però in tal modo cadendo essi, entrambi, nella stessa trappola, il massimalismo ideologico. In cosa consiste il massimalismo ideologico? Nel nascondere una parte della realtà a favore del tutto: gli uni, vedendo il peccato, non riconoscono il Papa, gli altri, vedendo il Papa, non riconoscono il peccato.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNessuna delle due soluzioni però funziona, perché in verità l’unica teoretica è quella che riconosce che invece la peccabilità del Papa c’è – v. tutti i Papi “quasi eretici” del § 2 –, e c’è tanto quanto c’è il Papa. Si tratta di dare il giusto riconoscimento, come stiamo facendo, proprio alla sua peccabilità: alla sua, appunto, fallibilità anche di magistero, ben distinguendo il suo momento – anche solo ipoteticamente – fallibile, ma fallibile, dal certamente e a priori infallibile; il suo momento in qualche modo pur sempre peccabile dall’assolutamente e incondizionatamente impeccabile.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaProviamo a guardare a viso aperto la realtà, ossia anche considerando la cosa – come peraltro sarà utile e doveroso – in una prospettiva soprannaturale e teleologica, e chiediamoci: è più realistico e aderente ai piani di salvezza divini rendersi conto che la Chiesa oggi è simile a una bellissima vergine il cui viso però è stato imbrattato di fango, o invece che è simile a una bellissima vergine cui non manca niente tranne la testa, dunque drammaticamente acefala, come certe statue greche rovinate dai secoli, quale se la figurano sedevacantisti e “cassicisti”, o, ancora, è simile a una bellissima vergine la cui testa è però pietrificata, “ingessata”, come se la immaginano gli “ultragarantisti” del Vaticano II con il loro magistero omni tempore immune da errore, quasi fosse il dogmatico anche quando è solo ‘pastorale’?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaVorrei fosse ben chiara la metafora: in primo luogo, una vergine imbrattata di fango. In secondo luogo, una vergine senza testa, simile a quelle meravigliose statue greche, tanto armoniose se non fosse che mancano appunto di dita, di braccia, di testa. Ecco: questa seconda figura non corrisponde in nulla a ciò che della Chiesa si ha l’obbligo di credere (l’obbligo) per i due giuramenti di Cristo: « Portæ Inferi non prævalebunt adversus eam » (Mt 16,18) ed « Ego vobiscum sum omnibus diebus » (Mt 28,20), che garantiscono l’integrità formale della Chiesa e la presenza vicaria di Cristo cotidie et formaliter. D’altro canto, anche una testa di pietra, invece che di carne come il resto del corpo, mostra quanto anche gli “ultragarantisti” del Vaticano II, o “vaticansecondisti”, o “pastoralisti”, siano pericolosamente lontani dalla verità quando definiscono “certi e sicuri” come fossero infallibili quegli insegnamenti che invece sono di per sé, per quanto autorevoli, in una certa misura labili, proni alle caratteristiche transeunti della storia, accidentali.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica
Una vergine imbrattata di fango, invece, per quanto la sua immagine possa risultare sgradevole, scandalosa anche, è però perfettamente integra, sia perché non le manca nessuna delle membra che la compongono, specie la testa (che è a dire l’autorità, se pur vicaria, di Cristo), sia perché tutte le sue membra sono vive e ben compaginate, ognuna secondo la propria funzione. Il fango la deturpa, certo, ma, in ossequio ai due giuramenti visti, con un’adeguata, rigorosa e profonda pulizia dottrinale e linguistica essa saprà tornare a mostrarsi nel nitore divino e nello splendore veritativo che le sono propri.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPoi aggiungo: la prima vergine è “acefala”, cioè senza testa, per illustrare come è figurata la Chiesa da sedevacantismo e “cassicismo”, ma va detto anche che, secondo queste due teoriche, ciò essa sarebbe senza neanche saperlo, cioè lo sarebbe senza un’accusa, un processo, un giudizio. Ma come è possibile che ciò avvenga, ossia che proprio alla Sposa del Logos, dell’Intelletto, della Coscienza di sé e della Verità venga nascosta e non invece ben manifestata ed esemplarmente mostrata (semmai) come a nessun altro, la propria fine per decapitazione? Come è possibile che la vergine proclamata Madre della Verità venga decollata senza che neanche se ne accorga? Questa contraddizione è inaccettabile, illogica, assurda: picchia contro il dogma appena visto dell’Ego vobiscum sum omnibus diebus che afferma che il Logos, la Conoscenza, la Verità, è con la Chiesa – e primieramente è con il Papa – tutti i giorni fino alla fine del mondo. La Chiesa non può non essere cosciente in ogni secondo della sua vita se, come, per mano di chi e quando muore, sempre che muoia.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSarebbe poi “ingessata”, “pietrificata”, la seconda vergine, quella proposta a metafora di come vedono la Chiesa gli “ultragarantisti” del Vaticano II, proprio da quel magistero che, pretendendo di attribuire una certezza di verità a un insegnamento che non ha le divine garanzie per averla, dovrebbe invece reggersi sulla libertà di movimento offerta dal grado ‘pastorale’, cioè proprio sulla libertà anche di fallare, ma che poi questa libertà l’ha irrigidita, l’ha di fatto annullata in un’ingannevole sicurezza che non le competeva, di cui non avrebbe in alcun modo potuto gloriarsi, e alla fine, a tutti, sicurezza anche gravemente dannosa.

5. COME SIA POSSIBILE CHE UN’UMILE ANCELLA RIESCA A FARSI
ONORARE CON GLI STESSI ONORI DOVUTI ALLA PROPRIA REGINA.

Questa è la grande apprensione, l’angustia che da cinquant’anni assilla i Pastori della Chiesa dopo quel concilio: che il suo magistero, malgrado ogni sforzo di definizioni, aggettivi e qualificazioni che gli siano stati gettati addosso per dire ciò che quel concilio era o non era, non riesce a venir riconosciuto per ciò che in effetti non è, che non avevano voluto che mai fosse e che non sarebbe mai stato: il dogmatico concilio da loro tanto disdegnato, ma che avrebbe imposto a tutto il mondo quell’ingiunzione di obbedienza “cieca e assoluta”, cioè de fide (alle loro novità, ai loro sogni), che tanto sarebbe tornato loro utile per nascondere le loro equivoche aperture al modernismo in una veste di verità che avrebbe dovuto apparire in qualche modo tutta coerente al dogma.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa che pretesa è? da dove viene? Prima si dà inopinatamente a un’assise universale, solenne e straordinaria un’inattesa e inopportuna forma ‘pastorale’, le si dà cioè una forma pratica, missionaria, a posteriori, casuistica, e specialmente non garantita al cento per cento dallo Spirito Santo, e per questo, come visto in Art.15, le si dà una forma fallibile. Poi si pretende che tale forma – che riguardo a un’assise universale, solenne e straordinaria, se confrontata con le uniche altre venti assise della Chiesa egualmente universali, solenni e straordinarie, risulta in tutta evidenza inadeguata, cioè inopinata, bizzarra, inconsulta –, poi si pretende, dicevo, che tale forma del tutto impropria venga rispettata quasi fosse quella giusta, la dogmatica: teoretica, rigorosa, a priori, oggettiva, e specialmente garantita al cento per cento dallo Spirito Santo, e per ciò, come visto in quell’articolo, l’unica infallibile. Non è allora, dunque, una pretesa stridente con la ragione, che è a dire con ciò che guida ogni scelta della vita della Chiesa?    

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaProprio così, e ciò solo perché ci si è accorti che, superata, o meglio: aggirata quella che mons. Brunero Gherardini, in Concilio Ecumenico Vaticano II. Un discorso da fare, Casa Mariana Editrice, Frigento ’09, p. 58 (v. Art.15, § 10), definisce con chiarezza « l’imponente staccionata » del grado dogmatico, non sempre le dottrine deliberate al grado ‘pastorale’ sono risultate immacolate come avrebbero dovuto (e come infatti sempre riuscirono a essere nei secoli passati e come sarebbero effettivamente state anche col Vaticano II se fossero state messe, come sempre prima di esso, sotto la protezione del dogma), invece erano uscite in asserzioni almeno temerarie (v. p. es., nell’Art.15, § 8, Gaudium et spes 24/d), sicché, per correre ai ripari, si è creduto che, addebitando alla forma ‘pastorale’ le stesse qualità di verità e di sicurezza della forma dogmatica, cioè sostenendo che un rovo produca gli stessi frutti di un mandorlo, tutti si sarebbero messi a vedere e rimirare mandorle anche dove c’erano solo bacche di rovo e a riscontrare sicurezza e verità dove ci può essere solo incertezza, per non dire anche pericolo, e magari anche grave pericolo. Ma in tal modo, cioè pur operando tale gravissimo falso ideologico, costoro, tutti felici, si sarebbero detti: “Il concilio è salvo, e con esso è salvo l’onore della Chiesa”.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon: “Il dogma è salvo, e con esso l’onore della Chiesa”, ma: “Il concilio”, come se un concilio fosse più importante del dogma. Un concilio pastorale è più importante del dogma? Questa fu la convinta opinione di Paolo VI, che sosteneva che il Vaticano II era più importante di quello di Nicea: come se la pastorale fosse più importante del dogma da cui nasce e il magistero del grado pratico più importante del magistero teoretico che quello istruisce e instrada.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaEsattamente. Ed è per questo, cioè proprio per la del tutto sballata e purtroppo anche prepotente opinione – ciò è qui affermato nel senso più tecnico, e solo dopo severo riscontro storico-teologico dei fatti, riscontro che però ora non si argomenta, per restare nell’economia dell’articolo: si vedano i miei lavori sul tema e le bibliografie ivi riportate –, ed è per questo, dunque, si diceva, che i Pastori neomodernisti del Vaticano II et postea pretendevano che il magistero di un concilio ‘pastorale’ potesse, se non prevalere su un magistero dogmatico (Vaticano II più di Nicea), almeno stargli a pari, ed è ancora per questo che più avanti – siamo nel 2009 – un (allora) molto qualsiasi cardinale Bergoglio poteva permettersi di asserire senza tema di smentita, tanto anche il suo Superiore la pensava come lui e lui la pensava come tutti: « Intendo il termine pastorale nel senso più alto, non in quanto si distingue da altri aspetti della formazione [del sacerdote], ma in quanto li include tutti » (José Mario Bergoglio, Seduta plenaria della Pontificia Commissione per l’America Latina, Relazione del 18-2-2009 [in Solo l’amore ci può salvare, Cap. Significato e importanza della formazione sacerdotale, LEV 2013, pp. 141-155). Pare una banalità, ma cosa c’è dietro quel « li include tutti »? C’è quel tanto sufficiente a far esplodere la banalità come una bomba al fulmicotone, una bomba termonucleare: c’è niente po’ po’ di meno che la dottrina, c’è il dogma: “il pastorale include tutto – intende cioè dire il card. Bergoglio –, anche il dogma”. Qui si annida la radice – che sembra tutta teoretica, ma, lo si vedrà più avanti, non lo è per niente – della “prepotenza” che si diceva.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSì, insiste il cardinale, perché « il titolo di Pastore include quello di Maestro », sicché « pastorale non si oppone a dottrinale, ma lo comprende », [2] ribaltando così tutto il cielo della metafisica cattolica con una semplice e apparentemente del tutto veritiera asserzione, ma la cosa va chiarita: primo, perché invece tale asserzione è, come si vedrà, patente e grave violazione della realtà a partire da quella altissima, primaria e originale dell’ordine dispositivo della divina Monotriade, la ss. Trinità, e, da qui, della dottrina cattolica che è vera appunto perché insegna la realtà e solo la realtà, a partire da quella appunto trinitaria; dunque è asserzione falsa; secondo, perché a insegnare ciò che Amerio indicherà essere nientedimeno che la « dislocazione della divina Monotriade » (Iota unum, p. 315 Lindau), cioè della Trinità, che è la cosa in assoluto più grave che possa farsi in teologia perché colpisce il primo assoluto dei due arcani maggiori del cattolicesimo, era cinque anni fa proprio colui che oggi è quel Papa che ha indetto due Sinodi sulla famiglia apposta per cambiarne radicalmente il volto. E le due cose hanno un nesso preciso.

6. SE È VERO, COME DICEVA NEL 2009 IL CARDINALE BERGOGLIO,
OGGI PAPA, CHE « IL PASTORALE INCLUDE IL DOTTRINALE »,
COME MAI IL ‘DOTTRINALE’ È SUPERIORE AL ‘PASTORALE’?

Qui va detto però questo: che si crede che mettere uno accanto all’altro due nomi qualificativi come ‘Pastore’ e ‘Maestro’ sia cosa da niente, come se uno valesse l’altro, e cosa da niente sia preferire una qualifica all’altra senza valutare se si debba dare o non dare a ciascuno la sua propria.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE invece no: perché dire ‘Pastore’ è qualificare Cristo di cosa pratica, la cui natura non esaurisce a tutto tondo la divina Persona originaria che Egli incarna, la Persona del Logos, Seconda Persona della ss. Trinità; dire ‘Maestro’ è invece qualificarlo di cosa teoretica, che fa risplendere su tutto il creato, specie sull’uomo che ne è il centro, il Verbo che l’ha generato, che lo dirige e lo governa con le sue leggi, leggi che pure – sottolineiamolo anche – sono leggi d’amore: la pastura è governata dal Maestro, che sa qual è la buona e quale la cattiva in forza della legge (o principio) di non-contraddizione che Egli stesso è. E vorrei sottolineare qui che, a dispetto di ogni attesa “inclusivista”, Gesù Cristo, sommo Maestro e Giudice, è “esclusivista” per essenza, ontologicamente, proprio in forza del principio non-contraddittorio che Egli stesso è.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaI Pastori “misericordiosi” si agitano immediatamente, appena sentono parlare di leggi, ma è proprio così: la loro pastura è buona o cattiva perché c’è una legge che la determina e governa, e non si può essere misericordiosi se non per via di tale precisa e imprescindibile legge, che si chiama “la legge dell’amore” e che è la stessa Persona del Logos.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaInfatti Cristo è umanizzazione per via diretta del Logos, cioè della Teoresi, della Ragione, del Pensiero, del Verbum, da cui “Maestro”, e per via obliqua, cioè indiretta, dello Spirito Santo (di cui è unto, v. Lc 4,18, e che Egli “invierà”, v. Gv 15,26), che è a dire della bontà, dell’amore, della caritas di oblazione, della volontà pratica, da cui “Pastore”, o “Buon Pastore”, ed è questo che si vedrà ora: ancora una volta, la differenza che intercorre tra mettere prima della Volontà la Ragione o invece prima della Ragione la Volontà.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCosa avviene nell’indicazione data dall’allora cardinale Bergoglio? Avviene che al termine ‘pastorale’ viene apposta per la prima volta un’accezione inclusiva e ‘dominante’, mentre fino ad allora esso era stato sempre considerato piuttosto in un’accezione ‘relativa’ e ‘conseguente’: infatti si dice che “Il Buon Pastore raduna e protegge il suo gregge in primo luogo istruendolo nella dottrina”, e non sarebbe “Buon Pastore” se non istruisse nella buona dottrina, v. la celebre invettiva di Ez 34,1-16 contro i cattivi pastori: famoso il commento di sant’Agostino su quei terribili luoghi della Parola di Dio, che chiarisce con rara forza come la pastura delle greggi è buona o cattiva tanto quanto buona o cattiva è la dottrina – e non altro – che insegnano; ecco perché Gesù, il Pastore Grande delle pecore, non veniva chiamato Pastore, ma Rabbi, o Rabboni, cioè Maestro, e lui stesso diceva di sé: « Io sono il Buon Pastore » (Gv 10,11) in quanto poco prima aveva detto « Io sono la porta » (Gv 10,9) e san Tommaso, nel suo commento, chiarisce che “la porta” sono le Sacre Scritture, sicché Cristo è Pastore perché Egli è le Scritture, cioè la Parola, il Logos, che dà la vita per le proprie pecore perché la verità si fa nutrimento delle pecore « persino con il suo corpo e con il suo sangue » (Tommaso d’Aquino, Commento a san Giovanni, 1398), perché è sulla verità o falsità di una cosa, ultima quella dell’amore (verità o falsità di una qualche misericordia), che si gioca tutta la partita. La lama di coltello è ancora sul giudizio, non si scappa.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaVogliamo capire perché, prima di tutto, “il dottrinale include il pastorale”? Immaginiamoci la trama di uno sfarzoso tessuto, p. es. di un meraviglioso arazzo: da un lato, che è la sua facciata, ne rimiriamo la scena generale: la movenza e le proporzioni delle figure, la tavolozza dei colori, l’armonia della composizione e altre cose così, insomma: il suo volto, la scena che vi si manifesta e ciò per cui l’arazzo è stato pensato e tessuto. Dall’altra, invece – sul retro – non vediamo niente di tutto ciò, ma solo nodi, trame, intrecci, che ovviamente non mostrano nemmeno un abbozzo di qualsivoglia immagine. Evidente che sul fronte dell’arazzo è manifestata la causa, il motivo della sua fattura, e sul retro unicamente il finissimo e complesso lavorio per realizzarlo. Le due facce quindi sono inestricabilmente unite. Però la faccia frontale è il fine cui è teso il lavoro, e perciò dobbiamo dire che essa impera e comanda su di esso, e il retro ne è invece lo strumento, e dunque diremo che esso lo obbedisce e consegue.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome ricorda però san Tommaso con l’enumerazione dei quattro Nomi dell’Unigenito di Dio ricordati all’inizio, dire Volto, o Faccia, o Imago (Immagine), è uguale a dire Logos, Pensiero, Dottrina, perché ogni pensiero ha la sua precisa forma, ogni sostanza la sua manifestazione, e viceversa ogni forma rappresenta un pensiero, ogni volto un verbo, un significato, una dottrina. 
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCosa si vuol dire con ciò? Si vuol dire che l’imago, la faccia dell’arazzo, che esprime nel suo disegno un pensiero preciso, una dottrina, una legge, “include” in sé il modo, la tecnica, l’atto e il lavoro per realizzarla e ogni trattamento teso a renderla manifesta, e ne è per così dire la Signora, la Padrona, l’incontrastata Regina. E il retro, asservito in tutto a manifestare tale faccia, o immagine, che però è dottrina, pensiero, legge, ne è il servo fedele, l’umile e indispensabile fattore. Ma l’una e l’altro non possono essere divisi: distinti sì, ma non divisi: la dottrina Regina ha necessità dell’atto suo servitore e il gesto servitore necessità della Regina che lo pensa, dunque vediamo che c’è come una vicendevole “inclusione”: del retro realizzativo dell’arazzo da parte della facciata che lo richiede, e della facciata epifanica da parte del retro che la compie.   

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaEbbene: questa è più o meno l’idea che possiamo farci del rapporto tra Seconda e Terza Persona della ss. Trinità, cioè tra Logos e amore, tra dottrina e caritas, tra giustizia e misericordia: l’amore, ossia i nodi, i legacci, le per noi misteriose e inintelligibili trame, è, in tali sue oscurità, in funzione del Logos che lo determina, del Pensiero che ne governa legami, motivi, modalità e trame, del Volto dottrinale che ne richiede l’intreccio.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaD’altronde, è pur vero in qualche misura il contrario, ovvero che in qualche modo anche le trame, gli intrecci e i nodi “includono” e principiano il disegno finale, che è a dire l’imago, ossia la dottrina, perché senza di essi non ci sarebbe nessun volto, che è come dire che senza il fine lavorio dell’amore di caritas non ci sarebbe nessun pensiero, senza l’impeto della misericordia non ci sarebbe nessun dogma: è il celebre imperativo ricordato dal “Filioque”, per il quale sappiamo che lo Spirito Santo « procede dal Padre » (nella metafora: dall’arazzo stesso) « e dal Figlio », cioè dall’intenzionalità di disegnare un determinato volto, una chiara e precisa immagine (nel caso di Dio, l’immagine, per così dire – essendo del tutto spirituale e semplicissima –, dell’Essere).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaEd è qui che si nasconde il vero, originario e causale motivo per cui “il dottrinale include il pastorale” con ben maggior forza includente e direttiva di quanto il pastorale possa includere e quindi dirigere il dottrinale, l’atto possa comandare al pensiero che lo congettura, il gesto all’intelletto che lo pensa: perché il ‘dottrinale’ è un preciso disegno, è il Logos, e dire ‘dottrinale’ è dire progettazione, è dire fine, e il disegno, la progettazione, il fine delle cose hanno delle leggi che li governano, e, specialmente, un’autorità che li dirigono: non vi è nell’universo un luogo dove non si abbia una dottrina che non lo governi, perché nemmeno l’Inferno, l’anarchia dell’Inferno, è senza leggi, proprio come dice Nostro Signore: « Ogni regno discorde cade in rovina e nessuna città o famiglia discorde può reggersi. Ora, se satana scaccia satana, egli è discorde con se stesso; come potrà dunque reggersi il suo regno? » (Mt 12,25-6): un « regno discorde » è un regno senza leggi, cioè senza dottrina, senza logos, e dire « satana scaccia satana » è ancor più palese figura di anarchia e di anomia, quello status che si avrebbe se l’atto precedesse il pensiero e il pastorale includesse il dottrinale con la pretesa così di asservirlo.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome si può leggere a p. 211 de La Chiesa ribaltata, neanche una paradossale ‘legge non-legge’ riuscirebbe a possedere lo stato d’anarchia assoluta, perché la non-unità, la contraddizione congenita che si avrebbe in un regno dove l’atto precede e “include” il verbo che lo formula, dovrebbe divorare se stessa, ma pure dovrebbe se stessa divorante subito divorare, all’infinito, e però anch’essa ancora non potrebbe darsi, perché l’anarchia, l’anomia, esclude pure la serie e persino la stessa casualità dell’entropia, anch’essa legge che non vuole leggi, per cui, anche e simultaneamente a ciò, dovremmo avere forze contrastanti in un paradosso non-non-contraddittorio davvero incompossibile, e incompossibile perché senza un’autorità è lo stesso concetto di forza che cade: il disordine si può avere solo se vi è un ordine da dis-ordinare, e una “legge dell’anomia” non può esistere perché, senza una legge da distruggere, si autocontraddirebbe.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDunque dire “dottrina” è dire Dio, è dire Rivelazione, è dire dogma, è dire, in ultimo, Cristo stesso. E qui bisogna decidere: o Cristo è il capo, il centro, il passaggio ineludibile, necessario, cioè, tanto per essere chiari al massimo, non accidentale, non aggirabile, non facoltativo come è reso facoltativo dal “pastoralismo” spinto di certi super cardinali “inclusivisti” di oggi, ma unico ed esclusivo, o, essendo facoltativo, non è nulla.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa Chiesa infatti ha istituito la festa di Cristo Re, non quella di “Spirito Santo Re”, e al termine di ogni preghiera liturgica la Chiesa conclude con formule come « Per Cristo, nostro Signore » o simili, e non “Per lo Spirito Santo, nostro Signore”.  
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesto motivo di supremazia straccia ogni altra pretesa come paglia: la dottrina è Regina, ed è Regina perché di sangue reale: essendo il Logos, essa discende direttamente dalla Maestà di Dio Padre, ne è consustanziale.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE lo Spirito Santo? Cosa ne è della sua Maestà? La sua Maestà è la Maestà del Padre e del Figlio, di cui è lo Spirito: l’atto di essere e di intelligere è, per così dire, delle Tre Persone, la più invisibile. Noi atteniamoci alla dottrina, che insegna e richiede che il nostro punto di riferimento divino, il nostro “passaggio” per la divinità, sia Cristo, e ciò ci basta.

7. NELLA CHIESA, COME NELLE PERSONE DIVINE, TRA DOTTRINA
E PASTORALE, OLTRE A UNA RECIPROCITÀ NELL’EGUAGLIANZA,
C’È UNA PRECISA E INELUDIBILE PRIORITÀ NELLA DISPOSIZIONE.

Qui abbiamo toccato di tangente però un concetto importante, che la teologia cattolica definisce ‘pericoresi’, dal gr. pericóresis: ‘penetrazione’. Con tale termine è indicata la compenetrazione reciproca e necessaria, nella ss. Trinità, delle Tre Persone: esse “si muovono una nell’altra”, cioè si appartengono a vicenda, si “includono”, possiamo dire con termine attuale, così come, nell’esempio dell’arazzo, la sua materia e realtà (il Padre) si “include” nel disegno (il Figlio) e nella trama (lo Spirito Santo) perché è sia l’una che l’altro; e vicendevolmente la trama (lo Spirito Santo) “è” la materia dell’arazzo (il Padre) ed “è” il disegno (il Figlio); e per finire il disegno (il Figlio) “è” la materia dell’arazzo (il Padre) e la sua trama (lo Spirito Santo). Ma le tre cose, pur con tutta la loro compenetrazione, il loro vicendevole moto concettuale quasi dall’una all’altra, sono e restano in se stesse ben distinte: la realtà, o materia dell’arazzo, è una cosa (è il Padre); la sua faccia, o volto, o immagine, un’altra (il Figlio); la sua trama una terza (lo Spirito Santo).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPadre Serafino Lanzetta (v. Il Vaticano II, un Concilio Pastorale. Ermeneutica delle dottrine conciliari, Cantagalli, Siena 2014, p. 34) coglie la misura di quanto tale concetto di pericoresi trinitaria sia stato determinante nell’allontanare concettualmente il Vaticano II da tutti gli altri concili universali della Chiesa, e nota come gli studi di Hanjo Sauer su di esso abbiano mostrato come tale concilio abbia nientedimeno che « inaugurato il principio teologico della pastoralità », non solo, ma, « con la sua più alta autorità magisteriale », in tal modo abbia « vincolato la Chiesa al suo principio pastorale », dove però, chiarisce il frate, « il lemma “pastorale” qui non è visto come riflesso di “dogmatico”, ovvero come mediazione strumentale nell’applicazione di verità di fede […]. In tal caso », nel caso cioè che il lemma “pastorale” fosse visto come riflesso di “dogmatico” e come mediazione strumentale alla fede (ecco il nocciolo della questione!), « il piano pastorale risulterebbe solo secondario ». Come peraltro sarebbe ovvio e naturale che sia, cioè come sarebbe (e dovrebbe essere) nell’ordine delle cose e come dalla Chiesa è sempre stato considerato, ma come invece ora viene visto quasi con disappunto, come cosa disdicevole, da non pensarsi neanche.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAlla luce di queste note, frutto di intensi lavori di studiosi affatto secondari del panorama teologico moderno, le affermazioni del 2009 dell’allora cardinale Bergoglio acquistano il valore che meritano, giacché esse germinano esattamente dal ribaltamento dell’ordine dispositivo tra dogma e pastorale avvenuto col Vaticano II, mentre con la classica disposizione tra dogma e pastorale che si aveva nella Chiesa fino al concilio « il dogma – continua il Lanzetta – rimarrebbe invariabile e chiuso in sé, il processo vitale, storico e sociale [costituito invece dalla ‘pastorale’] non influenzerebbe la visione dogmatica e metafisica ». E perché mai dovrebbe influenzarla? Ovvio: proprio per cambiarla, per correggere a proprio piacimento ciò che non può essere cambiato, che non può essere corretto, in alcun modo, mai, da nulla e da nessuno.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaÈ qui che nasce “La Grande Guerra delle Forme”, o “Guerra delle due Forme”. Infatti, nota il Lanzetta, « il dogma potrebbe relativizzare la prassi, viceversa non si conosce un principio che interpelli il dogma », ma « il Vaticano II, […] cambia posizione al dire di Sauer ». Ed è qui che viene introdotto dal francescano il concetto di pericoresi: il concilio Vaticano II, dice infatti, « si attiene a una sorta di pericoresi tra dogma e pastorale, che costituiscono come due poli di un tutto. Due poli – si faccia attenzione e ci si annoti la precisazione – che non sono l’uno al di sopra dell’altro ma sono ordinati uno all’altro ». Nessun “dominante”, quindi, ma tutti pari.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaEd eccone immediatamente i risultati: « Ciò permetterà di unire esperienza e fede, non più in modo deduttivo, così da superare finalmente – notare, ancora, l’avverbio liberatorio – una sorta di dogmatismo, di estrinsecismo e di antimodernismo, che negano – parere del Lanzetta – la qualità dell’esperienza umana ».
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDa qui nasceranno infatti le teologie “esperienziali” di don Giussani, di don Milani, di tutti quei Pastori che elenco in La Chiesa ribaltata (v. p. 82) che circonderanno e sosterranno i Papi del Cinquantennio vaticansecondista – da Roncalli a Bergoglio, passando per Montini, Luciani, Wojtyla e Ratzinger, nella loro opera di demolizione coatta ma accuratamente mascherata del dogma: ecco « “l’esperienza come principio della teologia” » (idem, p. 35), « e ciò in ragione del fatto che si ha un’esperienza fondamentale […] della fede, a partire dalla Rivelazione come principio vivente della trasmissione della fede » (idem), e qui rimando alle mie pagine critiche sulla Lumen Fidei ancora in La Chiesa ribaltata (non a caso un intero capitolo, il secondo) per riscontrare la vastità e la gravità dell’attecchimento della nuova pastorale, tutta impostata sull’« esperienza come principio della teologia » in luogo della Parola: quella che possiamo chiamare “teologia dell’esperienza”, teologia falsissima e fuorviante al massimo (che anche mons. Antonio Livi, nella sua Lettera aperta a p. Cavalcoli e a don Ariel Levi di Gualdo, bolla come « uno dei capisaldi del modernismo »), ha rimpiazzato per tutto il cattolico orbe terraqueo la “teologia della Parola”, la “teologia del Dogma”, la “teologia del Logos”, senza colpo ferire, e con piena felicità (e con quanta incoscienza?) di tutti i Pastori.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaA che serve allora che Gesù imposti tutta la sua predicazione sulla Parola, come nella parabola del Seminatore: « La semente è la Parola di Dio » (Lc 8,11)? Dov’è mai, qui, “l’esperienza”? E ancora: « Poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore » (8, 12): il diavolo di cui parla il Signore porta via l’esperienza o la Parola? Tiratemi fuori un passo del Vangelo, uno solo, in cui l’esperienza – che c’è, non lo si nega – ha il primo posto, in cui l’esperienza scalza la Parola. Se non fossimo uomini che stanno ragionando – come si deve – “frigido pacatoque animo”, ossia con animo freddo e sereno, diremmo senz’altro che questa teologia è una pazzia, e non c’è niente, ma proprio niente di più deleterio di essa.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaVa notata però subito, come si era segnalato sopra, la macrofalsificazione degli assunti: la pericoresi, infatti, nei confronti di dogma e pastorale non avrebbe dovuto far altro, di suo, che metterli sullo stesso piano, come predicato a parole dal Sauer. Come mai allora appena dopo ci troviamo a parlare di « esperienza come principio della teologia” »? Dove la molla per il salto di qualità – un vero e proprio ribaltamento – da una semplice se pur del tutto ancora discutibile e però a tutt’oggi ancora mai discussa pariteticità tra i due poli, alla svelta presa del potere di quello dei due che fino a ieri era stato riconosciuto filosoficamente, metafisicamente e teologicamente in ordine di disposizione successivo nei riguardi dell’altro, come la Terza Persona riguardo alla Seconda, cioè la volontà riguardo alla Ragione, l’amore riguardo all’Intelletto? Queste cose lasciatele fare a Maometto o a Cartesio – v. di chi scrive, Theologia ultima. Metafisica delle tre “grandi religioni monoteiste”: Cristianesimo, Ebraismo e Islam, Aurea Domus, Milano 2006 –, con i risultati devastanti che vediamo e nel mondo maomettano e nell’occidentale. Perché infliggerli alla Chiesa?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta è dunque la causa prima per cui la teoretica esposta dall’allora cardinale Bergoglio è a mio avviso del tutto erronea, sviante e fuorviante. Infatti, se è pur vero, come abbiamo appena visto, che in un certo senso si può dire che “il pastorale include il dottrinale” perché la pastura stessa, oltre a concretizzarsi nei diversi ambiti: liturgia, leggi canoniche o altro, è proprio nell’istruzione dottrinale e nel modo in cui essa viene porta a ciascuno che essa massimamente si realizza, è ancor più vero però che è proprio e solo l’ambito dottrinale a decidere della bontà o invece della malvagità del pastorale, come d’altronde di qualsiasi altro ambito, e in tal senso però, ribaltando del tutto la situazione, va dato a ‘dottrinale’ un riconoscimento più alto, e direttivo, e determinativo, e formativo, di quanto possa avere il ‘pastorale’, ed è appunto per questa verità più alta e patente che il magistero perenne della Chiesa, lungi dal dividere i due ambiti, perché si è visto anche con l’esempio dell’arazzo che in qualche modo uno include l’altro – bergoglianamente, “il pastorale include il dottrinale”, perché nella pastura è inclusa la dottrina, ma più ancora, e tomisticamente, “il dottrinale include il pastorale”, perché lo determina e lo decide sia in quanto divino, sia in quanto ‘vero o falso’ –, quel magistero perenne della Chiesa dà però ai due termini, o poli, o cardini, un ordine di precedenza perfettamente analogo all’ordine di precedenza che ha la Seconda Persona della Trinità nei confronti della Terza, il Logos nei confronti dell’Amore, la conoscenza nei confronti dell’atto, il pensiero nei confronti della prassi, la legge nei confronti della grazia, per il quale ordine la dottrina sempre e comunque determina e dirige la pastorale: la dottrina buona (o, se si preferisce, ‘vera’) determina e dirige la pastorale buona e la dottrina cattiva (o, se si preferisce, ‘falsa’) determina e dirige la cattiva.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn tale giusta accezione direttiva e ‘dominante’ di ‘dottrinale’, accezione da considerare primaria nei confronti dell’altra perché si è visto che, determinando il pastorale, ne è la forma, è evidente che non è più il ‘pastorale’ a includere il ‘dottrinale’, ma viceversa, ed è per questo che sant’Ignazio di Antiochia può santamente dire: « La fede è l’inizio, la carità il fine », dove ‘fede’ figura il ‘dottrinale’ e ‘carità’ il ‘pastorale’.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDunque, per concludere, va detto che entrambi i termini sono inclusivi uno dell’altro, ma bisogna vedere se nel genere (“Il pastorale include il dottrinale”, come include il liturgico, l’ermeneutico il canonico, il giudiziario, il direttivo eccetera, perché tutto è ‘pastorale’, tutto è buono per condurre il gregge), o nel metodo, o forma (“Il dottrinale include il pastorale”, come anche la liturgia, l’ermeneutica, la legge, la giustizia, la potestà eccetera, perché è di ciascuna di esse la forma soprannaturale, il divino principio informatore).

8. SE LA ‘PASTORALE’ DIRIGESSE LA ‘DOGMATICA’, SI AVREBBE
LA FRANTUMAZIONE DELLA PAROLA DI DIO, CIOÈ DI TUTTO.

Come mai il cardinale Bergoglio ci teneva tanto a dare alla pastoralità la supremazia sulla dottrina, tanto da sostenere che “la pastorale include la dottrina”? Semplice: perché, siccome dire ‘pastorale’ è dire, per analogia, ‘amore’, misericordia’, ‘inclusione’, ‘superamento delle leggi’, tale concezione ribaltata del rapporto ‘pastorale-dottrinale’ illustra sinteticamente e compiutamente la teorica fondamentale per la quale le leggi, non la prassi, sarebbero paglia: le leggi, il dogma, la dottrina, le norme, i precetti, sarebbero in funzione della pastorale, e dato che la pastorale è per natura inclusivista – tale il pensiero bergogliano –, mentre il dottrinale, come visto, è per natura esclusivista, tutto ciò che è in funzione della pastorale dovrà essere inclusivista come inclusivista è per natura la pastorale che lo genera, rigettando ogni esclusivismo e tutto ciò che natura sua non include, non abbraccia, non unisce, non partecipa, non accomuna.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa cosa vuol dire, per i tanto misericordiosi modernisti, ‘inclusivista’? Vuol dire che Dio prende tutti, che la sua misericordia tutti raccoglie, non ne perde uno: nessuno sarà mai abbastanza cattivo da superare in cattiveria la sua bontà. E l’Inferno? Vuoto per sempre. Significativa una conclusione del camaldolese Padre Guido Innocenzo Gargano, che giunge a ritenere che Dio Padre « si lascia dirigere dalla generosità a tal punto da non fare alcuna differenza tra coloro che noi chiameremmo buoni o cattivi, giusti o peccatori » (Misericordia io voglio e non sacrificio, in Urbaniana University Journal, 3/2014/LXVII). Dio Padre sconfessa il principio di non-contraddizione? Dio Padre sconfessa suo Figlio, il Verbo Giudice supremo, definitivo ed esclusivista per definizione di Mt 25,31-46? Dio Padre sconfessa la Redenzione stessa, che, senza giudizio di buoni e cattivi, di fedeli e infedeli, non ha più senso?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta teorica discende direttamente dalla prassi stabilita con il Vaticano II. È anzi la teorica che sottende come nessun’altra prima la funzionalità del Vaticano II. Ecco perché Papa Bergoglio poté poi affermare (v., in La Chiesa ribaltata, l’intervista a Scalfari, p. 212) di avere « l’umiltà e l’ambizione » di portare a completo “compimento” il concilio Vaticano II.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaVa sottolineato che non vi è nulla di più pericoloso di una falsità costruita su una quasi verità, come è questa teorica bergogliana che in realtà mette a soqquadro la disposizione più formale che noi ci facciamo delle cose: nella realtà (in primo luogo della divina Monotriade, come visto), nel mondo, e specialmente nella Chiesa. Dunque nulla di più pericoloso, ripeto, nulla di più sconvolgente, nulla di più rivoluzionario, e bisogna che la Chiesa utilizzi ogni mezzo a sua disposizione per sgominare all’origine una falsità che porterebbe con sé solo la distruzione della dottrina, e con essa dell’amore di donazione, o caritas, che ne segue.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPerò, come tutti gli errori, anche questo non è pensiero ‘teoretico’, ma ‘ateoretico’, cioè pratico, e superficiale, mosso unicamente da un’ideologia, cioè da un machiavellismo, che è a dire – come mostra anche mons. Antonio Livi nel suo Vera e falsa teologia (Editrice Leonardo da Vinci, Roma 2012, pp. 118-9 e 190) da un pensiero pratico: quello di togliere valore alla legge, così spianando la strada alla liberalità che tanto piace al mondo e a chi vuole compiacerlo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome si toglie valore alla legge? Ma è ovvio, una vera genialata: ficcandola in un regno senza leggi! E qual è il regno più senza leggi che ci sia? Ma ce l’abbiamo noi in casa, è la cosa più cattolica del mondo, come non pensarci? È il regno dell’amore! « L’amore è il compimento della legge », dice san Paolo (Rm 13,10). Più senza leggi di così, cosa c’è? Il regno dell’amore è il Paradiso, no? E noi portiamo il Paradiso tra gli ultimi della terra. Questa è la pastorale più santa che si possa desiderare. Et voilà: eccola qui, servita su un piatto d’argento.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon facciamo qui un trattato per sbriciolare l’errore come merita, bastano gli argomenti visti, e chi vuole non ha che da sfogliare Il domani del dogma e La Chiesa ribaltata, per non dire di tutta la sterminata letteratura cattolica ante Vaticano II (lo dico per sua sicurezza), san Tommaso in testa. Qui basti dire che già l’asserzione paolina mostra limpidamente in se stessa in che senso va presa. E come va presa? Analizzandone le parole: dire che ‘l’amore è il compimento della legge’ significa che per avere l’amore ci dev’essere qualcosa da compiere, da realizzare, e quel qualcosa è la legge (intendendo per ‘legge’ la celebre formula aurea di Mt 22,37-9: « ‘Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente’. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: ‘Amerai il prossimo tuo come te stesso’ ». Se questa è la legge, l’asserzione paolina allora diventa la sintesi di sant’Ignazio d’Antiochia: « La fede è l’inizio, la carità il fine », da cui la doppia e vicendevole “inclusione” di cui dicevo sopra, ma attenzione: se è pur vero che l’inclusione è vicendevole, è ancor più vero, come visto, ma come pure mai abbastanza ripetuto, che anche tale interscambio ha una sua precisa disposizione, per la quale a comandare è sempre e ancora sempre la fede, cioè la legge, le norme, il Logos, con tutte le conseguenze dette.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaUltima precisazione: si potrebbe obiettare che la carità di cui parla san Paolo è divina, dunque cadrebbe uno dei due argomenti sopra visti in dote alla primazia della dottrina. E rispondo: certo che è divina, e dunque è divina anche la pastorale che ne discende. Ma “divina” è solo la carità portata dal Logos, dalla dottrina che appunto la insegna, dalla legge che la inquadra, e senza il preambolo di tutte queste altissime cose discendenti col Cristo, l’uomo non saprebbe da che parte cominciare, di quale amore parlare, che pastorale condurre. Se non si passa dal Cristo, non si è “cristiani”, e, specialmente, non si rende a Cristo ciò che gli è dovuto: il regno universale che il Padre gli ha dato, come ben dice san Paolo: « il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose » (Ef 1,9) perché « Cristo […] è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui, […]. Egli […] è il principio di tutto » (Col 1,16a; 17a; 18b).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon c’è niente da fare: ogni tentativo di scalzare il dogma dalla sua primogenitura e dalla Maestà del suo trono picchierà sempre e poi ancora sempre contro la teorica delineata dalla stessa sacra disposizione trinitaria, e si rivelerà sempre e poi ancora sempre per quello che è: un melmoso e inconsistente falso ragionamento, un sofisma antitrinitario e anticattolico mosso da cattive intenzioni camuffate da buone che possono ricevere solo il plauso del mondo, salvo che il mondo stesso poi si rivolterà loro contro quando scoprirà che non era così che poteva venire salvato. Troppo tardi. Ma, per i due giuramenti di Cristo sopra visti, tutto ciò non succederà.

9. LA ‘PASTORALE’, LA CARITÀ, PRESO IL PRIMO POSTO,
QUELLO DEL DOGMA, SOFFOCA IL DOGMA CHE LA DIRIGEVA,
MA SENZA IL DOGMA VIVO ESSA STESSA POI SI RINSECCHIRÀ.

La Chiesa si trova da cinquant’anni nella palude di questo regime ideologico in cui una sua forma di magistero, la forma di magistero inferiore e “servile” del grado pastorale, indebitamente riceve le prerogative tutte e solo proprie dell’altra forma, quella del grado dogmatico, che le dovrebbe risultare invece superiore e “dominante”, e di ciò i suoi Pastori da cinquant’anni abusano, lentamente soffocandone il divino respiro.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaL’abuso consiste nel caricare la forma di magistero detto ‘pastorale’, o ‘autentico’ – per la cui conoscenza rimando all’Art.15, §§ 5-6-7 – con le qualità di sicurezza magisteriale, di garanzia di certezza e di solidità di insegnamento che invece merita avere – e che per diritto divino infatti ha – solo ed esclusivamente la forma dogmatica.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa quale forma dogmatica, rispetto alla pastorale, si pone a un livello del tutto immiscibile, si pone su un piano in nessun modo né confrontabile né confondibile: la prima è infallibile, la seconda fallibile. La prima precede, la seconda segue. La prima è la Regina teoretica, oggettiva, eterna; la seconda è l’ancella pratica, casuistica e umilmente quotidiana, ed è del tutto evidente che si tratta di “ancella umilmente quotidiana”, questa seconda forma di magistero, anche e proprio considerando la tipologia delle “verità connesse”, in cui essa si realizza nella Chiesa, viste al § 5 di Art.15 da « Quali sono questi casi?... »: 1), gli effetti teologici dei fatti dogmatici; 2), le canonizzazioni stabilite in ottemperanza alle normative canoniche; 3), la legislazione liturgica e disciplinare obbligante la Chiesa universale; 4), l’approvazione di Congregazioni e Ordini religiosi.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPerché si parlava di “soffocamento del divino spirito”? Perché, non dandole il respiro, ossia l’autorità e l’attenzione che merita, si soffoca quella forma dogmatica che è né più né meno che il principio formale della Chiesa, e se di qualcosa viene soffocato il principio formale, viene con esso soffocato il suo esito, in questo caso la Chiesa, appunto.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn altre parole, oggi il dogma, con tutto il bagaglio di insegnamento divino di cui è caricato, è stato volutamente, in tutta coscienza, soffocato – bypassato, aggirato – dalla prassi, in ossequio alla bergogliana teorica vista sopra, per la quale « pastorale non si oppone a dottrinale, ma lo comprende », e, comprendendolo – tale la conclusione sottaciuta dall’allora cardinale, ma chiara a chiunque –, se è il caso, anche lo cancella, secondo le sue “pastorali” necessità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica« La comunione si dà a tutti – dice infatti a Il Foglio padre Pepe di Paolo, da un ventennio amico e discepolo di Papa Bergoglio quando questi era sacerdote e poi vescovo e poi cardinale a Buenos Aires – senza soffermarsi troppo a indagare il curriculum vitæ di chi s’accosta all’altare per ricevere l’ostia. […] Quando ci troviamo davanti alle persone che convivono senza essere sposate in Chiesa non alziamo barricate, neppure nel caso dei sacramenti e della comunione. Ci opponiamo a quelli che hanno solo precetti » (v. più diffusamente Art.15, § 10, da « Se oggi... »).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome si vede, la cosa più grave è che con tale prassi si vuol far credere a tutti che la quantità e la qualità di amore di dedizione o caritas verso Dio e verso i fedeli, ottenute con la de-dogmatizzazione della Chiesa così sottilmente realizzata, si siano moltiplicate a dismisura, e ancor più si moltiplicheranno, invece che – come d’altronde ci si doveva attendere – esser drammaticamente decadute, proiettate verso il proprio autoannientamento esattamente e solo a causa del larvato e nascosto “superamento”, nei fatti, del dogma.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica Al contrario, si dice che la quantità e la qualità di amore di dedizione (o caritas), oggi finalmente presenti e vive – dicono loro – ben più di prima, cioè ben più che ai tempi del regno incontrastato del dogma, di questo monstrum così lontano (ora i Pastori osano persino dire) dal cuore della gente, così avulso (ormai gli stessi Pastori apertamente dichiarano) dall’umano sentire, tali quantità e qualità di amore di dedizione o caritas, dicevo, neppure se le sognavano: questo è il “vissuto” che sciaguratamente, con gran tranquillità si deve registrare nella Chiesa riguardo alla centrale questione della misericordia, in questi ultimi suoi drammaticissimi cinquant’anni.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa, come dico anche in La Chiesa ribaltata, pp. 241-2, è più amorevole quell’istruttore di sci che ti permette di buttarti a destra e a sinistra senza alcun limite alla tua voglia, o quello che fa mettere le barriere più appropriate ai bordi delle piste e ai margini di improvvisi e scoscesi dirupi, così che tu non cada per quelle trappole mortali o non provochi valanghe che ti sommergano per sempre? È più amorevole quel casellante che giorno e notte abbassa le sbarre a ogni passaggio di treno o quello che lascia le sbarre alzate dicendo che basta stare un po’ attenti tanto non succederà mai niente?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl dogma è soffocato dalla pastorale, dunque, ma, come rileva mons. Gherardini (v. Art.15, § 10), a sua volta la pastorale, con la silenziosa usurpazione che essa compie del trono del dogma, ne esce del tutto falsata, perché la forma pastorale riceve il suo essere dalla forma dogmatica, ma se si compie in qualche modo un capovolgimento dell’ordine dei fattori tra dogma e pastorale – e qui ancora lo ricordo: solo un capovolgimento de facto e non de iure, dunque un capovolgimento conseguito “in qualche modo”, extra legem, cioè solo utilizzando il fatto compiuto, che è a dire la forma pastorale e non quella che in questi casi dovrebbe essere chiamata in campo, appunto la forma dogmatica, la proclamazione teoretica del capovolgimento come decisione solenne e universale –, il risultato che ne esce cambia, si corregge, come notava anche san Bernardo di Chiaravalle in Apologia all’Abate Guglielmo: l’amore, la misericordia, la realizzazione pratica delle verità acquisite, o come comunque si voglia chiamare l’insieme della prassi religiosa che nei più diversi ambiti pratici – liturgia, diritto, disciplina o altro – discende dal dogma, senza una regola che li diriga, una legge che li configuri, una norma che li definisca, si sfascia, si corrompe, si sovverte in mille arbitrarietà, e questo è ciò che si vuole qui segnalare con tutte le forze essere il risultato pratico più naturale conseguente a quello che ritengo un grave errore fintoteoretico, pseudo teoretico, il bergogliano primato pastorale sul dogmatico suo ex principio formale visto sopra.

10. IL SOVVERTIMENTO DELLA DIVINA MONOTRIADE
COZZA CONTRO I DUE ETERNI GIURAMENTI DI N. S. GESÙ CRISTO.

Questo largo, imponente avvenimento storico e non solo storico, per il quale la seconda, pratica e fallibile forma di magistero della Chiesa prende surrettiziamente il posto, anzi il trono, della prima, teoretica e Regina, cioè lo prende senza darlo a vedere, tutto di nascosto e anche negando la cosa, è evento di cui nessuno discute, né vuole minimamente discutere, nei termini in cui dovrebbe essere discusso, cioè nei termini visti, ma invece si dovrebbe, perché questo avvenimento è in realtà la cosa più grave che stia accadendo nella Chiesa – e nel mondo – dal 1962 a oggi (anche più grave del pur sanguinoso scontro tra Islamismo e Occidente, perché solo un ritorno al riconoscimento del primato del dogma può restituire a ogni cosa il suo posto nel mondo e dunque inquadrare nella corretta metafisica la ratio di ogni contendente): con l’apertura del Vaticano II la forma pastorale di magistero della Chiesa ha de facto usurpato alla forma dogmatica la sua primogenitura come Esaù (figura della passione, dell’atto, della libertà, della volontà, dell’amore irrazionale) la carpì a Giacobbe (figura del logos, della ragione, del diritto, della legge, della verità, dell’amore razionale), compiendo una rivoluzione più sovvertitrice di quelle copernicana e francese insieme.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaL’ideologia pratica, volontaristica, dell’atto e del sentimento, vuol prendere il posto – nei fatti già preso – della corretta metodologia che assegna al Logos il diritto regale su ogni cosa. Non mi soffermerò qui ulteriormente sul tema principe di tutti i miei libri più recenti: trovo necessario però rimarcare qui che quello in atto parrebbe essere: in primo luogo, un sovvertimento del magistero; in secondo, un abuso di magistero; in terzo, un falso ideologico della magisterialità della Chiesa; in quarto, e, per tutto ciò, ancora una volta, come già tutte quelle in cui, pur non essendovi alla fine e per i più vari ma ben riconosciuti motivi caduto, un Papa si era pericolosamente avvicinato alla possibilità di macchiarsi di un delitto d’eresia (v. i casi enumerati al § 2, da « D’altronde, per fare un esempio… »), quello in atto oggi nella Chiesa parrebbe dunque in tutto essere un torto compiuto da alcuni Pastori – anche tra i più alti, soprattutto dai più alti – alla verità divina, e torto grave. Cioè, in altre parole, una grave offesa a Dio. Che si sta protraendo da cinquant’anni. E che dal magistero si riversa in ogni ambito della Chiesa, in primo luogo nel liturgico, poi nel morale, nel giuridico, nel pastorale eccetera.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaD’altra parte, che il magistero fallibile abbia nei secoli più volte effettivamente fallato, e anche gravemente, verso la verità e verso Dio, con buona pace di tutti gli “ultragarantisti” vaticansecondisti e pastoralisti spinti di oggi, grandi smemorati, come minimo, per non dir altro, come si vide p. es. già in Art.15 (a partire da: « Sulle canonizzazioni… »), oppure scorrendo i problemi sollevati nel Vaticano I per l’infallibilità papale (cf sempre il § 2), è fatto storico assodato dalla stessa Chiesa, giacché altro è un magistero anche papale che si avvicina pericolosamente a un flagrante delitto di eresia, come pericolosi avvicinamenti ma non ancora flagranti delitti furono gli insegnamenti di quei Papi sopra visti, consentiti dall’esercizio di un magistero fallibile, e che per questo, in ogni caso, come già appurato dal Vaticano I e come ulteriormente si dimostrerà con argomenti filosofico-formali, mai intaccarono l’infallibilità, e in nessun modo, pur avendola tuttavia sempre e più che temerariamente lambita senza poterne oltrepassare la linea di demarcazione impressa dal Logos stesso; altro sarebbe invece – e il condizionale è d’obbligo, perché, nei fatti, storicamente mai si è concretato – un magistero papale che a quel delitto non solo si avvicini, ma che in effetti poi lo attui, ferendo a morte, e per sempre, il purissimo dogma dell’infallibilità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCon la Pastor Æternus, Denz 3074, la Chiesa ha infallibilmente e per sempre decretato che quest’ultimo tipo di delittuoso magistero, capace di effettivamente macchiarsi di conclamata e piena eresia, non solo finora non è stato giammai realizzato in nessun caso, ma si può star certi che un Papa neanche potrà mai compierlo, perché gli è precluso in eterno, come mostrano molti grandi teologi della Scuola Romana e si mostrerà presto anche qui.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome detto sopra, drammatizzare non aiuta la Chiesa a togliersi dalla nuova situazione di estremo pericolo in cui ancora una volta proprio il Trono più alto l’ha trascinata ormai da mezzo secolo, ma aprire gli occhi sì: come a Costanza, la Chiesa dispone di tutti i mezzi divini, oggi come sempre, per sradicare dal suo corpo storico, peccatore e transeunte, ogni sozzura (sia quella contro la carità che quella, per quanto ben più grave, contro la verità) che comunque tenti di insidiare la sua spirituale e originaria verginità fino a provare a infangarne – questo il vero fine, ma, per l’appunto, non vi riuscirà mai – la sua divina essenza.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica“Ma non vi riuscirà mai”, dico, e non vi riuscirà per via di quelle due vere e proprie colonne d’Ercole che sono i due giuramenti di Cristo: « Portæ Inferi non prævalebunt adversus eam » (Mt 16,18) e « Ego vobiscum sum omnibus diebus » (Mt 28,20), ricordàti nei miei saggi fin dal 2009 quali argomenti invincibili di divina garanzia della più solida indefettibilità dottrinale della Chiesa sovrastorica – fosse pure ridotta a “un piccolo resto” [3] nella sua dimensione storica – malgrado le pur gravi e continue cadute contro carità e verità di alcuni suoi Pastori, fossero pure al livello più alto, dunque malgrado la possibilità anche teleologica di una scivolosa, incalzante e ovviamente sempre più scandalosa “fallibilità in atto” della Chiesa, anzi, come detto, persino di una sua “fallibilità nascostamente ricercata proprio in quanto tale: volutamente non impegnativa in senso assoluto della verità che si vuole insegnare”, da parte di una Gerarchia – evidentemente neomodernista – che pare voler approfittare dell’intrinseca fragilità e dell’intima vulnerabilità di tale livello “molle” di magistero per introdurre nella Chiesa dottrine che, come la nuova antropologia di Gaudium et spes, o i nuovi concetti di libertà religiosa in Dignitatis Humanæ, o di ecclesiologia in Lumen Gentium, o di ecumenismo spurio in Nostra Ætate eccetera, se fossero state proposte in forma dogmatica non avrebbero avuto la benché minima possibilità di passare. Quei due giuramenti hanno sempre preservato la Chiesa dalla vittoria del Nemico, così come presto e immancabilmente porteranno la Chiesa, e con essa la verità, al loro trionfo finale.

11. 1), IRRIGIDIRE LA FORMA ‘PASTORALE’ DI MAGISTERO.
2), “SCIOGLIERE” E “DIMENTICARE” LA SUA FORMA DOGMATICA:
È LA “GRANDE GUERRA DELLE FORME” DEL MAGISTERO
.

Dunque, con la dottrina da me confutata nell’Art.15, con le autorità cui quella si appoggia, e con una notevole ma non schiacciante maggioranza di teologi, vescovi e cardinali “storicisti”, che dopo ciò che si è potuto leggere alla fine del § 5, da « Sì, insiste il cardinale,…  », possiamo capire essere, diciamo, “bergoglianamente” refrattari alla fermezza del dogma, imperversa oggi quella che, per tutto ciò che si è dimostrato fin qui, si può e si deve con tutta la più cattolica ragionevolezza ritenere un’inopinata e del tutto gratuita supervalutazione del magistero ‘autentico’, un inconsulto irrigidimento in una “quasi-infallibilità” del valore magisteriale meramente ‘pastorale’, il quale invece è per natura valore fragile, “molle”, lasco, per nulla “quasi-infallibile”, a meno che non si trovi sotto la protezione potente del dogma, sua forma e principio, e del suo linguaggio, come è stato nei secoli, come sempre dovrebbe essere, come persino dicono che ancora sia, ma come invece andrebbe gridato urbi et orbi che oggi non è più.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaA questa inopinata supervalutazione o irrigidimento del magistero ‘pastorale’ (da cui la figura della vergine dalla testa “ingessata”, o “pietrificata”, che illustra la Chiesa come vista dagli “ultragarantisti” del Vaticano II) corrisponde da cinquant’anni un drammatico quanto irreale scioglimento dei purissimi cristalli dottrinali: anch’esso scioglimento del tutto irreale, fittizio, dicevo, perché non sono i cristalli dottrinali in sé a sciogliersi, ma le loro fattezze storiche e transeunti così come vengono presentate da cardinali, vescovi e teologi “storicisti”, evoluzionisti dottrinali, secondo cui bisognerebbe liberarsi dei codicilli dogmatici perché la dottrina andrebbe aggiornata alle necessità sempre nuove del mondo, così attuando un “magistero fai da te” senza appoggi a Tradizione e Sacre Scritture, vedi ieri le novità conciliari accennate sopra, oggi la dottrina delle “porte aperte” e del sotterramento di quelle che chiamano « barricate », ma che non sono altro che i comandamenti e le norme divine, seppelliti, o meglio: nascosti sotto il comodo e convenientissimo tappeto della “pastoralità” (proprio quel che ci voleva!), perché tutti possano entrare in quel vasto e abissalmente, intimamente ormai ipodogmatico, cioè, diciamolo pure, per nulla dogmatico « ospedale da campo » che dovrebbe essere la Chiesa secondo Papa Bergoglio.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa lo storicismo è determinato non dal Logos, ma dal mondo, da quel che pensa la gente, dalla demoskopea. Che è l’anticamera dell’anarchia. Esso è condannato come dottrina temeraria dalla Humani generis, Denz 3878.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesto irreale, finto, favolistico e mitologico processo, di un solo del tutto apparente “scioglimento” dei sempiterni cristalli del dogma, cui corrisponde un altrettanto favolistico e mitologico quanto irreale irrigidimento prescrittivo dell’insegnamento ‘pastorale’, ha un solo nome, brutto, sì, ma chiaro: “de-dogmatizzante ultrapastoralismo”.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl neomodernismo oggi sta tentando di far uscire la Chiesa dall’era bimillenaria, diciamo così, di divino “dogmatismo” (il suo status più ingenito e qualificante), per sospingerla nell’era e nello status irreale, falsissimo, del più umano, del non più strettamente divino “pastoralismo”, un modus operandi per la Chiesa non ingenito e non qualificante per virtù propria come l’altro.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutto ciò, se vero, è violenza e sopruso. Ma, essendo tali violenza e sopruso compiuti nascostamente, cioè non formalmente, e anzi, ammantandosi l’indebito passaggio di quelle teoriche tutte ateoretiche viste sopra, di tali violenza e sopruso, degni solo della più antistorica rivoluzione, ognun tace, e la nostra vergine di cui si diceva, se non muore, perché a causa di quei due famosi giuramenti divini non può morire, viene però incatenata, incarcerata, pietrificata, come si diceva, in un magistero che da una parte si fa credere « certo e sicuro » per potersi accreditare l’obbedienza necessaria ad affermare le proibite novità che sappiamo, ma che non le competono, dall’altra si presenta invece in un magistero “molle”, malleabile, elastico, che si vuole proporre al mondo finalmente « senza barricate », “misericordioso e comprensivo”: in altre parole, il “pastoralismo”, essendo improprio, da un verso si irrigidisce sbandierando a destra e a manca certificati di garanzia e patenti di certezza non documentabili e in verità sottratti al magistero superiore, dall’altro si smolla e si liquefa nell’intenzione falsamente evangelica di includere, raccogliere, unire, superando una volta per tutte le categorie escludenti e divisive di bene e di male che tanto danno avrebbero fatto sulla terra, loro dicono, con la loro giudiziale e categorica perentorietà.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDetto altrimenti, cosa sta avvenendo da cinquant’anni? Sta avvenendo che a una fittizia blindatura del mezzo (il magistero “minore”, utilizzato come fosse il “maggiore”) corrisponde un reale “ammorbidimento” del messaggio (la “novità” dottrinale, “misericordiosa” e compiacente, immessa nel magistero “minore”, che ruba il posto alla verità dottrinale forte e rigorosa presente nel magistero “maggiore”, così di fatto però “dimenticata”, nascosta dall’ingombrante ma falsa, sviante e fuorviante “novità” magisteriale che ora l’ha rimpiazzata).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta fittizia corrispondenza serve a far passare novità dottrinali che, come tutte quelle viste, in un reale regime magisteriale dogmatico non avrebbero alcuna possibilità di emettere neanche un respiro che sia uno.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaÈ così che il magistero di certi Pastori, oggi, cioè solo a partire dal Vaticano II, fa passare per doverosa e penalmente rilevante l’obbedienza a dottrine spurie unicamente per nascondere dietro a quel non dovuto ma fastoso rispetto l’inconsistenza delle proprie facilmente spurie dottrine.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa non è “dimenticando” il Katéchon di buon ferro dogmatico e ponendo al suo posto un falso katéchon di ferro mischiato ad argilla che ci si può avvicinare alla più pura e garantita verità: la dittatura liberale, utilizzando lo strumento “molle” del magistero ‘pastorale’, o ‘autentico’, nasconde ai popoli il linguaggio di fuoco della verità asseverativa, quella della ragione: Veritarismo contro Liberalismo, non sarà facile far capire ai fedeli d’oggi, ammaliati da tutto ciò che al mondo suona “misericordioso”, ma che serve solo a credere di poter peccare senza essere gettati all’Inferno (il cui annuncio di svuotamento, alcune decine d’anni fa, ha svuotato le chiese per i prossimi secoli), non sarà facile far capire, dicevo, che in verità sono i lacci della più pacata ma forte ragione a creare, con la necessaria e inconfondibilmente cattolica « docilità nella carità » (CIC 2036) vista anche in Art.15, § 2, uomini davvero liberi; è il “carcere” della più giusta e longanime legge a garantire che si possa in tutta sicurezza sprigionare l’ardire di buone e belle fantasie tutte tese alla gloria di Dio. È la catena forte e sicura del dogma a dar briglia lunga alle più emozionanti verità dei cuori innamorati di Lui, proprio come scrivo in La Chiesa ribaltata, pp. 267-70, sulla base di ciò che dice Nostro Signore in Gv 8,32: « La verità vi farà liberi ». No, non sarà per niente facile.

12. COSA SAREBBE NECESSARIO FARE OGGI NELLA CHIESA
PER VINCERE LA “GRANDE GUERRA DELLE FORME” DEL MAGISTERO.

Sarebbe utile che la Chiesa, ricorrendo genuflessa e orante a quei non pochi Pastori ancora saldi al corretto magistero, redigesse presto un rigoroso, dettagliato ed esauriente nuovo Syllabus di condanna degli errori infiltratisi nel suo sacro territorio dottrinale, a partire dallo storicismo, ricordando che un Sillabo, se redatto con lo spirito di forte Pastore d’anime con cui Papa san Pio X redasse il primo, avrebbe, esso sì, forza dottrinale costrittiva, obbligante, tale da garantire divinamente Pastori e fedeli dell’infallibilità catafratta della sua verità.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa Chiesa deve tornare al dogma, e anche con chiarezza: se p. es. al Sinodo ordinario sulla famiglia del prossimo ottobre 2015 la Chiesa non arriverà con il fermo proposito di dare forma dogmatica alle decisioni che indubbiamente ne saranno la necessaria conclusione, nessuno al mondo avrà, ancora una volta, alcuna garanzia della bontà delle stesse, e ancora una volta, anzi, rilevato che vi potrebbero essere state negli animi dei pur religiosissimi e devotissimi Pastori intenzioni anche sante, come certamente sante sono quelle di alleviare le sofferenze dei peccatori che anelano a tornare a unirsi in comunione anche sacramentale con Nostro Signore Gesù Cristo, sempre che non si trovino in una situazione abituale di peccato mortale, si potrebbe ragionevolmente temere che tali anche sante intenzioni, pur essendo mosse da principi in tutto coerenti con la dottrina e che non la mettano in discussione in nulla, potrebbero non aiutare affatto il Sinodo, proprio per la loro natura emotiva, cioè “passionale”, sentimentale, e non strettamente razionale, a concludere come invece dovrebbe concludere, ossia frigido pacatoque animo (“con animo freddo e sereno”) tutte le dovute considerazioni, in modo che esse mostrino legarsi con logica stringente le sante premesse di dette intenzioni a Sacra Scrittura e Tradizione, così da uscire ancora una volta da un Sinodo quasi universale (non raccoglie tutti i vescovi della Terra, ma è presenziato dal Papa) con conclusioni magisteriali solenni e straordinarie pervase in tutto dal sigillo dello Spirito Santo, che è a dire dalla più garantita e assoluta verità, in ottemperanza allo schema di san Vincenzo di Lérins ricordato a suo tempo anche da Papa Francesco, [4] per il quale “[Noi crediamo solo a] ciò che sempre, in ogni luogo e da tutti è stato creduto” (« [Nos credimus solum] quod semper, quod ubique, quod ab omnibus creditum est »).

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAl § 4 dell’Art.15, da « Ma per capire bene... », faccio un esempio che mi pare davvero chiaro: una mosca forse non andrà mai a posarsi all’interno di una boccia di vetro munita di un collo lungo e stretto posta in una grande e ariosa stanza, ma forse invece, se pur difficilmente, ci andrà, e forse, se pur ancor più difficilmente, ve ne andrà pure una seconda, e una terza, e una quarta. Però di certo nessuna mosca andrà mai e poi mai in una boccia di vetro, dove anche quel piccolo pertugio di un collo lungo e stretto è sigillato ermeticamente con un bel tappo di sughero: pur con difficoltà, l’aria della prima boccia di vetro, avendo un’imboccatura stretta ma aperta, può essere contaminata, l’aria della seconda invece, dall’imboccatura ermeticamente chiusa, non lo può: essa resta pura, incontaminata, e non può entrarvi neppure un microbo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE così pure: noi possiamo ottenere la garanzia di insegnare nella più limpida verità solo se il Sinodo, o almeno le sue decisioni finali, sarà suggellato con il sigillo della più forte e precisa forma dogmatica, e con il correlativo controsigillo, all’altro perfettamente simmetrico, dell’anàtema. Il rifiuto dell’uno e dell’altro sarebbe poi la più evidente dimostrazione della sdogmatizzazione in atto e del palese tentativo, da parte della forma ‘pastorale’, di sopraffare la dogmatica.

13. LA “GRANDE GUERRA DELLE FORME” DEL MAGISTERO DELLA
CHIESA E IL PROSSIMO SINODO SULLA FAMIGLIA DEL 2015.

Non sarà facile, bisognerà lottare ancor più di quanto si sia lottato finora: la “Grande Guerra delle Forme”, come andrebbe chiamato l’ormai cinquantennale e del tutto fittizio urto semantico tra magistero infallibile e fallibile della Chiesa, guerra iniziata col concilio cosiddetto ‘pastorale’ del Vaticano II, è, come illustro anche nei primi paragrafi de Il domani del dogma, guerra durissima tanto quanto non dichiarata, occulta, perché i neomodernisti, che tanto poco amano le leggi e i dogmi, arroccati come sono oggi ormai anche nei bastioni più alti e più interni della Chiesa, non cederanno facilmente le loro posizioni, lo si è visto in questi lustri, lo si è visto con il calpestamento sfrontato delle leggi, nei casi, ieri, dell’istituzione del Novus Ordo, oggi del brutale commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata, eventi entrambi incresciosissimi che rilevo sia in La Chiesa ribaltata, Cap. III, che al § 6 di Art.15, ultime righe del primo capoverso.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa, religiosamente parlando, questa “Grande Guerra delle Forme” forse col Sinodo del prossimo ottobre potrebbe essere giunta alla battaglia che, se non conclusiva, è in ogni caso centrale, decisiva, in un momento in cui la forma dogmatica che anima la Chiesa nell’ordine metafisico e di conseguenza nello storico potrebbe tornare ad animare il Trono più alto, spinto in questo da forti motivazioni di cui ora è troppo presto parlare, nel suo triplice munus papale, docendi, sanctificandi, regendi. Questo a mio avviso dovrebbe essere in ogni caso l’obbiettivo da porsi fin d’ora.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa cattolicità della Chiesa deve procedere nella sua missione evangelizzatrice, sicura che lo Spirito Santo, tanto invocato dai novatori, non permetterà mai la vittoria di chi vuole distruggere la Chiesa dall’interno, sterilizzandone il futuro in un finto e pericoloso magistero ‘pastorale’, e con esso sterilizzando il futuro della famiglia, e con quello della famiglia il futuro del mondo. La Chiesa sa vincere: frigido pacatoque animo, essa sa come, e sa quando.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome già decine di volte nel passato, a cominciare dai casi di quei temerari insegnamenti diffusi – se pur con magistero non infallibile – dai Papi novatori sopra segnalati, Cristo stesso, con il suo Santo Spirito, quale divino Nauta fedele e provvido saprà ricondurre la Barca su cui la sua Sposa siede, lontano dalle pericolose secche di un magistero sostanzialmente equivoco, temerariamente tutto aggettato su un versante che promette solo la più anticristica anarchia, pacificando gli animi in una ritrovata unità di una Chiesa ancor più santa, più giusta e più misericordiosa di prima. E tutto ciò sarà, ancora una volta, solo grazie al dogma.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuando avverrà ciò? Tutto dipende dalla volontà infallibilista o fallibilista del Vicario di Cristo, che è a dire dogmatizzante o de-dogmatizzante, ossia fiduciosamente stretta al cristico e santo Katéchon o invece inclinata a romperlo, questo Katéchon, come tutto parrebbe mostrare: se al Sinodo sulla famiglia fissato per il 2015 la volontà papale sarà quella di seguire le esigenze del Logos – che sarebbero pure esigenze imperative e primarie –, fra poco la Grande Crisi della Chiesa sarà per ciò stesso superata. In caso contrario...
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn caso contrario, se la Chiesa fosse un’istituzione umana come ogni altra, si dovrebbe concludere con un bel “c’è da aspettarsi di tutto”, ma, essendo di istituzione divina, l’alternativa a non seguire le esigenze del Logos non c’è: l’unica possibilità del Pastore che vuole “incontrarsi col mondo” non è quella di rompere col dogma, col Katéchon, ma di rimanere astutamente nella fangosa palude di una “terra di mezzo” di un magistero cosiddetto ‘pastorale’, quello inventato dal neomodernismo cinquant’anni fa, falso magistero che non definisce niente, non obbliga a nulla, anatematizza meno ancora, ma pretende di essere obbedito in tutto, quasi fosse quel magistero dogmatico che non è, pure a costo di arrivare a ridosso di una smentita della propria autenticità, come qui si sta facendo.

14. UNA PROPOSTA
PER POR FINE ALLA “GRANDE GUERRA DELLE FORME”
CHE IMPERVERSA DA CINQUANT’ANNI NELLA CHIESA.

La proposta che ora si leggerà – e che è la medesima fatta al § 14 dell’Art.15 – potrebbe forse essere ritenuta da qualcuno di una qualche ingenuità, perché presupporrebbe che l’alto Soggetto cui si rivolge non abbia il pericoloso orientamento teologico-dottrinale che invece parrebbe con ogni evidenza avere; d’altra parte è proprio tale orientamento che sollecita una tale proposta.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn realtà, si capirà subito che non è affatto necessario che la proposta venga accettata: perché l’importante non è che il Trono più alto concretizzi quanto richiesto. La cosa davvero necessaria – dove infatti si radica tutta la forza della proposta – è che essa riceva un largo, potente e visibile consenso nella Chiesa, tale che la sua universale condivisione sia a tutti manifesta.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPer contrastare
questa prospettiva mortale che si diceva, anzi: per metter fine alla snervante e sviante discussione su quanto sia certa o incerta una verità espressa dal magistero fallibile della Chiesa – il suo magistero ‘pastorale’, o ‘autentico’, dunque anche il magistero del Vaticano II –, nata, non a caso, per l’appunto solo dopo detto concilio, e discussione che, per la sua estenuante virulenza, ben più a ragione dovrebbe dirsi “Grande Guerra delle Forme”, o “Guerra delle due Forme”, dunque per por fine alla tremenda lotta che sordidamente sta imperversando da cinquant’anni tra magistero fallibile e infallibile della Chiesa, c’è un solo modo, uno solo, come già scrissi estesamente in La Chiesa ribaltata (pp. 300-3): costringere le due nobili forme di magistero, le due inseparabili compagne, di più: le due amorevoli amiche, anzi, le due tenerissime sorelle, a combattere tra loro direttamente, quasi “a singolar tenzone”, fallibilità e infallibilità “una contro l’altra armate”, armate cioè delle loro stesse splendide, taglientissime e santissime armi. Ecco come.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSe una norma, una disposizione, una legge stabilita al grado, nella forma e con linguaggio di semplice magistero ‘pastorale’ resisterà al proprio annientamento anche portandola sul braciere dottrinale dove al Cielo si alza solo il fuoco vivo e al calor bianco del magistero dogmatico, ossia là dove bruciano nei Cieli eterni solo le parole di fuoco infallibili e perenni tenute vive dallo Spirito Santo di Dio, allora quella norma, o disposizione, o legge, vivrà, sarà graziata, e anzi, unita come la si vedrà alle altre fiammeggianti parole di vita del Logos, agli altri santissimi, ineludibili e provvidentissimi dogmi, di certo si darà disposizione che sia obbedita in tutto e riverita massimamente, come merita, in tutta la Chiesa.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn altre parole, il Papa dovrebbe ancora una volta assumere su di sé il carisma consegnato al Vicario di Cristo e formalizzare le decisioni ultime da prendere su un determinato argomento in fide et moribus – p. es. dare o non dare l’Eucaristia a conviventi o divorziati risposati, o altre decisioni che saranno prese al termine del Sinodo sulla famiglia previsto per il 2015 –, rispettando le quattro disposizioni viste al § 4 dell’Art.15, da « Si dice che un Papa… », che comunque qui si riportano: 1), parlare come Dottore e Pastore universale; 2), manifestando chiaramente la volontà di definire e obbligare a credere; 3), nella pienezza della propria autorità pontificia, o carisma petrino; 4), trattando appunto di fede o di morale.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa se tale norma, o disposizione, o legge stabilita al grado, nella forma e con linguaggio di magistero meramente ‘pastorale’ non dovesse resistere alla bocca ardente dello Spirito Santo, al pronunciamento papale compiuto con le disposizioni ora viste, che sono le uniche disposizioni capaci di porre in atto l’infallibilità di un’asserzione papale, immettendole il carisma del dogma o pronunciamento divino (cf. Cost. dogm. Pastor Æternus, Denz 3074), se essa non riuscisse a essere proferita utilizzando anche lo scettro irresistibile dell’infallibilità, in forza dei due giuramenti di Cristo sopra visti possiamo essere soprannaturalmente più che certi che le sue ceneri morenti e malsane, che si volevano far credere essere invece, come avrebbero dovuto, della stessa natura del Fuoco celeste, non essendolo invece affatto, saranno calpestate come meritano: con il più deciso vigore, e spente per sempre, e possiamo essere soprannaturalmente sicuri altresì che anzi sarà fulminato su di esse e su chi le volesse ancora pronunciare, come sempre è stato fatto nei secoli nella Chiesa, l’anàtema che le proscrive in eterno come dottrine sommamente nocive e mortali. Ritrovando così la perduta pace e la più viva unità, i due valori divini che alla Chiesa dà solo il dogma: che alla Chiesa cioè dà solo quella che è la sua soprannaturale e inalienabile forma.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSarà sufficiente la formalizzazione del tipo di quella compiuta a suo tempo da Paolo VI con la Humanæ vitæ? Molti teologi la trovarono inadeguata, equivoca, e intere conferenze episcopali di fatto disobbedirono alle sue disposizioni. Ciò che oggi la Chiesa deve superare per sopravvivere è proprio il vortice di ambiguità in cui è stata trascinata dagli anni ’60. Ci vuole un colpo di reni, un evento che la strattoni via dalla “terra di mezzo” in cui si trova, bisogna che torni all’originaria chiarezza, e per giungervi non ci si può affidare alle mezze misure.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaL’alternativa è restare, appunto, nella “terra di mezzo” adogmatica dove il neomodernista, costringendo la Chiesa a vivere respirando l’aria del mondo e non quella soprannaturale del dogma, crede (vuole credere) di fare il bravo Pastore, nascondendosi il fatto che fuori della propria forma la Chiesa a lungo non può stare. E Dio, per quei due famosi giuramenti, come sempre avvenuto, non le lascerà respirare a lungo l’aria del mondo: « Abbiate fiducia – dice infatti –: Io ho vinto il mondo » (Gv 16,33). E se l’ha già vinto, possiamo giurarci che, a dispetto dell’anche più ostinato “pastoralista” del momento, ancora lo vincerà.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaUn’ordalia dunque, un giudizio divino, che ponga fine a una lotta fratricida che troppo si è lasciata durare, e che riporti finalmente la Chiesa alla sua divina pace, che è a dire alla verità. Se ciò non avviene, si avrà solo un incrudelimento della situazione attuale, disastrosa per la Chiesa e per il mondo: guerre, violenze, crudeltà, corruzione degli animi e dei popoli, immoralità di ogni tipo e grado, povertà e miseria massime e ricchezza sfrenata di pochi, come illustrato abbondantemente in Il domani del dogma e più ancora in La Chiesa ribaltata: fino a che la Chiesa non tornerà ad adorare Dio Padre con la adoratio maior del Rito Romano, abbandonando per sempre la troppo de-dogmatizzante adoratio minor imposta da Papa Paolo VI a tutta la Chiesa con il suo Novus Ordo Missæ, cosa possibile solo con il ritorno del riconoscimento pieno e assoluto del primato del magistero dogmatico e con il conseguente ridimensionamento del pastorale, si può molto cattolicamente ritenere – questo il mio personale pensiero, peraltro già espresso nei miei ultimi lavori – che Dio Padre continui a sempre più mostrare, nella sua grande misericordia, tutto il suo più santo corruccio, il suo più giusto sdegno, la sua più severa riprovazione per la perdita di adorazione datagli da chi, invece, ha il sacro dovere di dargliela, tale adorazione, in ogni momento, e dargliela piena e massima, cioè da coloro che sono stati chiamati dal suo Figlio santissimo a reggere la Chiesa in primo luogo proprio per questo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPor fine allo sdegno di Dio Padre, ai suoi conseguenti pietosi ma duri castighi, cioè allo stato miserevole in cui versa la Chiesa da dieci lustri in ogni ambito, come la vergine ribelle e derelitta di Is 47, val bene un’ordalia.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCon i precedenti di Papa Bergoglio, vincere la Guerra delle Forme, come dicevo, sarà impresa durissima, ma i disegni del Signore, intessuti anche dai sacrifici e dalle preghiere dei suoi fedeli, sono – come a Costanza – fatti apposta per sorprenderci. Chissà dunque che presto noi non si debba ringraziare il Cielo per il pericolo ancora una volta scampato. E allora, come lo si ringrazierà? Ma è ovvio: con la più solenne celebrazione che si possa pensare di una gloriosa e santa Messa pontificale in Rito Romano nella Basilica di San Pietro, che sarà la prima celebrata da un Papa dopo cinquant’anni di carestia. E la prima di migliaia e migliaia di Messe in Rito Romano – il Rito per definizione di adoratio maxima che si possa offrire a Dio Padre – celebrate con gratitudine in tutta la ristabilita sana e dogmatica Chiesa di sempre. Che il Signore ci conduca e protegga, per mano della Santa Vergine Maria.

E. M. R.   

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 [1] Il “Cassicismo” è un sedevacantismo attenuato. La sua dottrina fu elaborata da mons. Guerard des Lauries, già collaboratore di mons. Marcel Lefebvre, seguita in Italia dall'Istituto Mater Boni Consilii, di orientamento sedevacantista, per la quale la Sede Apostolica sarebbe formalmente vacante, ma non materialmente. È così chiamata perché fu esposta per la prima volta nei Quaderni di Cassiciacum (dal nome della località, oggi Cassago Brianza, dove sant’Agostino si ritirava a meditare quand’era a Milano), nella lotta al neomodernismo cattolico germinato dal Vaticano II. (Tornare su)

[2] Indicazione di metodo fornita dal cardinale Bergoglio in una relazione tenuta il 18 febbraio 2009 alla Seduta plenaria della Pontificia Commissione per l’America Latina, tradotta in italiano col titolo Significato e importanza della formazione sacerdotale nel volume di testi bergogliani Solo l’amore ci può salvare, LEV, Città del Vaticano 2013, pp. 141-155]. (Tornare su)

[3] “Piccolo resto”, in ogni caso, sempre stretto dogmaticamente al Papa: non si creda di poter congetturare questo “resto” « in un numero anche esiguo di cattolici sparsi nel mondo, rimasti fedeli alla Fede proclamata da Nostro Signore e gelosamente custodita nei secoli attraverso i dogmi proclamati, a loro volta, dai Suoi Vicari » (Raffaele de Filippo, in Chiesa Viva, n. 478) se non alla condizione che questo “resto” abbia a capo un Papa legittimamente proclamato, senza la cui condizione non c’è “resto” che tenga, perché lo stesso Papa Pio XII afferma, contro ogni tentazione sedevacantista o “cassicista”, che « si trovano in un pericoloso errore quelli che ritengono di poter aderire a Cristo, Capo della Chiesa, pur non aderendo devotamente al suo Vicario in terra »» (Mystici Corporis, I): la Chiesa, “piccolo resto” o “vasta come il mare” che sia, potrà essere “Chiesa” sempre e solo se avvinta al Papa, perché comunque nessun Papa mai tradirà la verità invincibilmente, come si mostrerà in un articolo successivo. (Tornare su)

[4] V. l’intervista concessa da Papa Bergoglio a Civiltà Cattolica il 19-9-13, n. 3918, p. 475. (Tornare su)


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