Enrico Maria Radaelli
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CUSTOS, QUID DE NOCTE?
PENSIERO N. 13

FECONDAZIONE ETEROLOGA:
UNA COSIFICAZIONE DELL’UOMO
TUTTA CONTRO NATURA
PER ESERCITARE UN DIRITTO
CHE NON C’È.

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INDICE.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica1. I fatti. 2. Se si può possedere qualcuno come si può possedere qualcosa. 3. I figli adottivi. 4. Cosa ci si propone di mettere a fuoco. 5. Il contributo dell’etimologia. 6. Qual è la più caratteristica e specifica proprietà del rapporto genitori-figlio. 7. Perché i genitori non vedono dove si uniscono e dove nasce il loro figlio, né sanno se nasce, né come. 8. Prime conclusioni. 9. Se siano necessarie nuove definizioni dei soggetti chiamati ad attuare il processo procreativo eterologo. 10. In cosa consista il processo di cosificazione della persona umana in atto nella società occidentale.11. Cosa comporta la cosificazione dei soggetti coinvolti nel processo eterologo. 12. Conclusione.

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1. I FATTI.

12 ottobre 2014. È del giugno scorso la notizia che la Corte Costituzionale ha riconosciuto « incoercibile » il diritto ad avere figli, sicché, seconda l’alta Corte, il divieto in Italia della cosiddetta fecondazione eterologa (o ‘procreazione medicalmente assistita’) creerebbe una discriminazione economica: « La legge censurata creava una discriminazione tra coppie di fertili per la loro rispettiva condizione economica »; inoltre la provenienza genetica non costituisce un « imprescindibile » requisito della famiglia, così come già riconosciuto peraltro per le adozioni (Sentenza n. 162, 10-6-14).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDunque anche in Italia è diventato possibile per le coppie non fertili utilizzare le tecniche che prevedono l’utilizzazione di gameti (ovociti o spermatozoi) provenienti da terzi, dai cosiddetti “donatori”. La sentenza si impernia sul diritto « incoercibile » ad avere figli.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQui si fa un abuso della lingua: « avere figli », infatti, è lessico che – benché utilizzato dappertutto e da sempre – pone nell’ambito del possesso ciò che invece per natura non si possiede, non può possedersi e non si possederà mai, se non in senso figurato e semplificativo: la vita. Va sottolineato che non si possiede neanche la propria, figurarsi l’altrui.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn realtà, il genitore cattolico usava una volta altre espressioni, tutte imperniate sul concetto realistico di ricevere da Dio i figli come suo eminentissimo, del tutto gratuito e specialmente del tutto facoltativo dono: « Dio diede loro una bella e numerosa prole », « Ringraziamo Dio che ci ha regalato tutti questi bravi figliuoli », « Dio li premiò con una bella famiglia » e altre espressioni così.

2. SE SI PUÒ POSSEDERE QUALCUNO
COME SI PUÒ POSSEDERE QUALCOSA.

Il diritto ad avere beni materiali, necessari ma non direttamente connessi alla natura, cioè fatti dall’uomo, artificiali, come la casa, il pane, il lavoro, la cura della salute, si fonda sulla dignità dell’uomo e sull’eguaglianza tra gli uomini, ma il diritto a un bene che può essere dato solo dalla natura non si fonda su niente: nessuno ha diritto a essere sano, anche se tutti hanno diritto a ricevere cure adeguate ai loro malanni, la sanità essendo un bene derivante direttamente dalla natura e le cure mediche un bene elaborato dall’uomo.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDunque nessuno può accampare diritti ad “avere figli”, che sarebbe come dire a essere atto alla procreazione, ossia, ancora una volta, a essere sano. “Diritto alla salute”, in una certa misura, ossia per quel che può la scienza medica, sì, perché la salute, in una certa misura, è un bene raggiungibile, o, se perduto, forse recuperabile con la scienza medica. “Diritto a essere sano”, in sé, invece, no, perché la sanità in se stessa, la sanità come ‘assenza di ogni disposizione alla corruzione’ – che equivarrebbe all’immortalità, e che in effetti fu speciale privilegio del Cristo e della Vergine Maria sua madre –, è appunto un bene dato solo dalla natura, e in ultimo da Dio, ma a ciascuno in una sua misura e modalità che la scienza medica può migliorare solo in parte e non sempre, anche in futuro, proprio perché la morte è un bene non aggirabile (la morte, dopo il peccato originale, sappiamo che è un bene perché al peccatore non consente di offendere Dio per sempre e al giusto permette di vedere Dio).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaDunque anche le disfunzioni che possono aversi intorno al processo della procreazione possono curarsi, nei limiti permessi dalla scienza medica e dalla morale naturale, essendo questa (legge) morale iscritta nella coscienza di tutti.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl problema giuridico posto dalla pretesa sollevata dalla Corte Costituzionale sarebbe forse risolvibile solo con il mitico accesso all’immortalità?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaMa poi: che “figli” si hanno con l’eterologa? È forse da potersi considerare “figlio”, come è a tutti gli effetti “figlio” il generato naturalmente da una coppia, quello nato invece da un processo semiartificiale che esclude totalmente uno dei genitori, ossia dove l’ovocita o il seme provengono da un soggetto esterno alla coppia, anzi: del tutto sconosciuto alla coppia (e che mai sarà conosciuto dal figlio), così scalzando e dall’atto coniugale e dall’apporto genetico uno dei due sposi? Ma, così togliendo a costui ogni ruolo nel concepimento, e specialmente il suo preciso e unico apporto genetico, può esso chiamarsi ancora “genitore” (o “genitrice” nel caso che “l’intruso” sia la donna e il suo ovocita)?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNo che non può: esso, pur sposo (o sposa), non genera, non prende parte, per la metà donativa che gli spetta, alla formazione fondativa del piccolo essere che si prevede sia il frutto della sua unione sponsale.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE allora a che vale che si sia sposato (sposata)? a che vale che si sia cioè unito/a in matrimonio, in quell’istituto cioè il cui fine è dare figli a Dio, e darli con la loro generazione, la loro educazione, il loro sostentamento, in un ambiente familiare tutto unitivo, estremamente amoroso ed eroicamente pacifico? Dovrebbe poi forse, addotto il diritto ad avere figli, ed essendogli stato tale diritto riconosciuto, fare per tutta la vita il genitore (la genitrice), in unità d’intenti con il suo compagno, pur dopo essere stato supplito dal corredo fecondativo di un terzo che egli stesso – sempre per corrispondere al suo “diritto ad avere figli” – avrebbe chiamato a invadere il suo compito, dirò di più: a invadere il suo status?

3. I FIGLI ADOTTIVI.

I figli adottivi sono bambini che vengono accolti da una coppia, detta adottante, attraverso un istituto giuridico che permette loro di essere a tutti gli effetti – giuridici e amministrativi appunto – equiparati ai figli naturali. Ma per loro, anche giuridicamente, permane la dizione di “adottivi”, almeno nel momento del processo logico in cui si vuole delinearne la problematica e nella fase istruttoria del processo giuridico adozionale. La specifica, cancellata sul piano giuridico e amministrativo, cancellata cioè sul piano astratto della legge, permane però sul piano psicologico e affettivo, ovvero permane sul piano reale, perché neanche i migliori genitori adottivi possono cancellare il dato iniziale, in sé, dell’adozione di un figlio non nato da loro.

4. COSA CI SI PROPONE DI METTERE A FUOCO.

Qui invece si parla simpliciter di “figli” e di diritto ad « avere figli », senza alcuna distinzione tra i nati per processo naturale e quelli per interventi fecondanti esterni. Ma “figlio”, propriamente e strettamente, è l’individuo o creatura umana o persona avente un preciso legame di effetto e di generato rispetto a un padre e a una madre che ne sono i genitori e che per questo ne sono la precisa e unica causa: col seme il padre e con l’ovocita la madre.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome faranno emergere i casi avvenuti nel lasso di tempo che ci separa dalla sentenza della Corte, l’eterologa, essendo fecondazione contro natura, solleva enormi problemi di identità. Ma se si perde l’identità delle cose, come sa ogni buon giurista, si perde la legge. Oltre poi a sovvertire la logica, questo processo scriteriato, come ogni azione moralmente insana, opera direttamente a cosificare l’uomo, reificare la persona, e questa è, di tutte, come si vedrà, la più temibile, sciagurata e logicamente come umanamente inaccettabile sua conclusione.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta breve disamina illustrerà in primo luogo le questioni sollevate dallo stravolgimento della reale identità dei soggetti coinvolti, ontologicamente parlando, nel processo fecondativo, e, chiarito ciò, quelle connesse alla sopra detta reificazione (cosificazione) che ne segue della persona.

5. IL CONTRIBUTO DELL’ETIMOLOGIA.

L’etimologia di “figlio” propone due direzioni: il lat. filius da cui deriva discenderebbe, per alcuni, da FELLARE, succhiare (FELLATOR: ‘colui che succhia’), dunque, letteralmente, il poppante, l’allattato; per altri invece, confrontando il lat. filius all’antico gr. PHYS, PHYIA (il nato, la nata), si richiama alla radice gr. PHY, che ha il senso di essere, far essere, che trovasi nel verbo PHYO, produco, da cui poi il lat. fio, fis, factum sum, fieri: divenire, esser fatto, esser creato, e per costoro varrebbe il generato, il prodotto. Generato rispetto ai genitori generanti. D’altronde anche i termini “genitore”, colui che genera, che procrea, che dà la vita, padre, e “genitrice”, colei che dà alla luce, madre, si stringono intorno alla stessa nozione secca, essenziale (la causa formale resta Dio, che a ogni essere vivente così generato dona l’anima, forma del corpo): di essere gli uni la causa diretta, materiale ed efficiente di ciò che l’altro è diretto, puro, immediato ed evidentissimo effetto.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCome si vede, ancora una volta l’etimo ci porta al centro del problema, alla sua radice: “figlio” è quell’essere vivente “prodotto” dall’unione di due “genitori”, due esseri viventi ai quali sarà simile in tutto, ed essendo questi due persone umane, cioè due esseri viventi dotati di anima razionale, anche l’essere da essi generato sarà, come quelli, una persona umana, un essere vivente dotato di anima razionale. Ogni “figlio” è, per questo, un unicum: fin dal suo primo e più elementare stadio materiale – intendendo per “materiale” tutti gli ambiti che interessano la natura umana al di qua del campo spirituale occupato dall’anima: ragione, volontà psicologia, carattere, fisicità – ogni “figlio” è un essere umano irripetibile, speciale, straordinario, il cui rapporto con Dio e con il resto dell’umanità è identificabile, per bellezza e verità, unicamente in quel preciso individuo lì e in nessun altro.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTanto è forte la biunivoca relazione “genitori-figlio”, che essa a sua volta è matrice delle più disparate e immaginifiche figurazioni – i ‘figli di Dio’, i ‘figli del peccato’, il ‘figlio d’arte’, i ‘figli delle proprie azioni’ eccetera –, su cui non ci si dilunga. Resta che la sua origine – quell’origine che ha luogo dall’unione carnale, o coniugio, tra i due genitori – è talmente intima, è talmente profonda, da costituire in ciò una saldezza, una forza, un’indistruttibilità sostanziale da seriamente considerare, prima di intervenire e infierire con quelle che poi, tutto ciò riconosciuto, non potranno essere stigmatizzate che come del tutto gratuite e brutali violazioni di una realtà naturale – o legge naturale – assolutamente inviolabile.

6. QUAL È LA PIÙ CARATTERISTICA E SPECIFICA PROPRIETÀ
DEL RAPPORTO GENITORI-FIGLIO.

Cosa si intende dire con “intima”? Si intende dire una relazione tanto stretta che è impossibile che lo sia di più. Tanto profonda che come essa non ve ne sono altre. Tanto intensa da essere portatrice (conduttrice) di vita. Tanto forte che nessuno può spezzarne il vincolo senza brutalità, senza irragionevole e cieca violenza, senza avere la ragione ottenebrata da argomenti spuri, felloneschi, di sofistico raccatto.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa relazione generativa è la più intima relazione che si possa dare nell’universo. La chiamerei meglio “vincolo”, per rilevare la sua valenza originariamente legante: non è cioè una relazione di semplice congiunzione, come quella del coniugio, come quella dell’amore, come quella di due fratelli: tutte relazioni forti, fortissime, ma, se pur in diversa misura, tutte relazioni accidentali. Essa è piuttosto una relazione come quella tra una causa e un effetto, dove c’è un produttore o causa (i due genitori uniti nell’atto coniugale) e un frutto effettuato (il figlio), tenendo presente che però l’effetto non si esaurisce nel meccanico e materiale esito di un semplice zigote, ma, con questo, nell’immissione in esso dell’anima da parte di Dio, e con l’anima – sempre a partire dallo zigote –, nella formazione di una persona a tutti gli effetti – formazione spirituale parallela alla formazione materiale del suo apparato nervoso e di tutto il resto –: intelligenza, volontà, psicologia, personalità, fisionomia, sentimenti, affetti, tutte cose che con il patrimonio genetico dei due genitori hanno di certo una relazione di dipendenza, ma che contemporaneamente, per via della incomunicabilità dell’individuo, muoveranno il nato a rendersi lentamente ma inesorabilmente indipendente da quei suoi due genitori che l’hanno causato. Indipendenza necessaria, questa, giacché il compito del figlio è sopravanzare i genitori negli anni, a sua volta sposarsi, e avere a sua volta altri figli per dare a Dio nuovi adoratori di generazione in generazione, arricchendone ognuna di quella varietà che si sarà intuita, dovuta all’unicità, alla straordinarietà, all’irripetibilità di ogni individuo nato, in se stessa e nel rapporto che se ne instaura – altrettanto unico, straordinario, irripetibile, che fosse egli nato ai primordi dell’umanità o ai suoi antipodi – con il Cristo Figlio di Dio e, attraverso tale divino/umano esemplare Imago /Logos/Filius/Splendor, con la Maestà somma di Dio Padre nostro.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl vincolo genitori-figlio – un vero katéchon – materialmente è più forte di quello tra i due sposi, perché ha basi biologiche in quello del tutto assenti, ma, al contrario di quello, si deve spezzare presto in una successione di atti di indipendenza – a cominciare da quello del parto – che invece agli sposi non solo sono preclusi, ma che essi devono col tempo vincere e superare nella reciproca sempre più amorevole obbedienza e sempre più affettuosa sottomissione. 
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaSicché possiamo dire, per prima cosa, che tanto intima è questa relazione, questo vincolo genitori-figlio, che essa ha origine in un luogo tanto nascosto che si cela persino a chi la crea, ai genitori: neanche i genitori vedono dove germoglia il frutto del loro incontro. Non che essi non possano sapere dove e come avvenga la loro unione sponsale: devono anzi averne piena e felice coscienza. Ma non lo vedono.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa cella sponsale dove la forza maschile della vita, in un’estasi crescente e per certi versi primordiale, si incontra con l’armonia femminile dell’accoglienza, è un recesso talmente profondo, talmente interiore, che non riescono né possono vederla neppure i due amorosi protagonisti che vi si avventurano: essi vi si avventurano, sì, ma con gli occhi bendati, perché il luogo dove entrano è loro superiore, è luogo che non hanno costruito loro, che non hanno progettato loro, che loro non hanno nemmeno lontanamente congetturato.

7. PERCHÉ I GENITORI NON VEDONO DOVE SI UNISCONO
E DOVE NASCE IL LORO FIGLIO, NÉ SANNO SE NASCE, NÉ COME.

Non solo. Tanto è intima questa relazione, questo vincolo genitori-figlio, ancora, che la parte vedente e razionale dei due sposi, nel momento acme della loro unione, si perde in uno smarrimento della coscienza dell’atto, quasi un’estasi, si diceva, ma non è un’estasi, come ad assecondare, con la perdita di coscienza del come, la perdita appena vista del dove si raggiunge la stanza nuziale in cui avviene l’Incontro: l’intimità del rapporto che si origina tra i due genitori e il nuovo essere, il figlio, è tale che persino ai sensi dei due è preclusa la conoscenza di come essi stessi si stanno sposando.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaCerto, a posteriori, nelle fredde analisi anatomiche e di laboratorio, la scienza permette di inoltrarsi anche microscopicamente in quei territori, come d’altronde in ogni altro luogo dell’universo, ma qui si vuol far rilevare che i due genitori, in quanto tali, sono ciechi: non vedono nulla del luogo “sacro” dove a motivo precisamente e non altro che del loro sublime incontro viene ad essere nel mondo una nuova vita umana, una nuova persona, quell’unicum che si diceva.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaE non solo non vedono nulla, ma la prima volta che il loro amore li spinge in quelle terre, il forte dei due deve anche abbattere i portali che sbarrano la strada all’intruso, rompere il suggello che protegge l’origine della vita, ma che anche dà a quel luogo l’aura sacrale dell’incontaminazione necessaria al posto dove si trova lo scrigno della più sublime realtà.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaTutto questo, non solo perché in tale scrigno è approntato il corredo genetico atto alla formazione biologica della persona, ma specialmente perché con l’avvenuta fecondazione l’uomo chiama Dio a deporre in quei luoghi un’anima, l’anima che muoverà (“animerà”, appunto) quel corpo a partire dalla formazione dello zigote, prima cellula dell’embrione (e si dice “dallo zigote” perché tra esso e la formazione completa dell’essere umano, sistema nervoso compreso, non vi è in tutto il suo futuro processo di formazione altra significativa soluzione di continuità, dunque se a un certo punto dell’evoluzione dell’embrione inizia a formarsi nel feto il sistema nervoso e da qui il cervello, sede dell’intelletto, tale formazione ha certamente le sue basi ancora nella locupletata e inimmaginabile ricchezza degli elementi biologici riposti nello zigote).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPer non tralasciare nulla, a proposito dello “scrigno” va poi detto che ai genitori è nascosto anche il loro stesso patrimonio genetico, per quanto sia proprio esso a dar luogo al loro frutto, e anche questo nascondimento contribuisce a rendere intima, profonda, forte, la loro relazione, il loro vincolo col figlio che ne nascerà.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta è la natura, questa è la legge vincolante della natura, e che sia una legge, come è legge quella di gravità, lo prova la stessa natura: modificate, p. es., il numero dei cromosomi di una sola unità, e vedrete cosa succede.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaOltre poi a questa eccelsa e sacrale intimità, va considerata anche quest’altra caratteristica del rapporto genitori-figlio: la sua non-universalità, ossia il fatto che non a tutta l’umanità è dato dalla natura di raggiungere la potenza di essere genitrice: la natura preclude la strada ad alcuni, maschi o femmine che siano, per vari motivi che qui non si analizzano. Anche quest’ultima caratteristica mette in luce l’intimità del rapporto figlio-genitori, perché con ciò essa nasconde agli sposi non solo dove esso si realizza, non solo come si realizza, ma anche chi e quando lo realizza.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAnche il chi e il quando sono nascosti agli uomini, e lo sono sempre per lo stesso motivo degli altri due nascondimenti: per rendere intima e stretta al massimo la relazione, il vincolo, la legge che regola il rapporto tra genitori e figlio.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaPerché tutto questo? Per suggerire tutto ciò che si è visto fin qui: il carattere “altro” di questo vincolo, la sua forte valenza, diciamo così, sacrale, la sua emozionante discontinuità – e discontinuità di superiorità – con tutte le altre relazioni che lo circondano, per essere esso, in qualche modo, proprio andando a generare quell’unicum di “nuovo figlio dell’umanità” che si diceva, di tutte quelle la sublime origine.

8. PRIME CONCLUSIONI.

Ora, se la relazione “genitori-figlio” è stata configurata dalla natura con questa così chiara intimità, come qui si è descritta per le quattro prospettive che più la rilevano – dove, come, chi e quando –, con quale logica la si vuole intaccare? con quali argomenti la si vuole distruggere?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIn realtà, dovrebbe essere vietata non solo la fecondazione eterologa, quella cioè compiuta con l’aggressivo intervento di apporti estranei alla coppia genitoriale, ma anche l’omologa – l’insemizione artificiale, o assistita, di due coniugi, compiuta senza l’intervento di terzi (intrusivi) –, perché anch’essa violenta e distrugge il sacrario naturale appena visto con l’immissione di tecniche che alterano il rapporto sia tra i coniugi che poi tra essi e il figlio.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaUn conto è assecondare la natura e andare in aiuto a chi vorrebbe porre rimedio alla propria difficoltà a essere atto a ricevere da Dio il dono di un figlio – ad “avere figli” – con tutti quei processi e quelle tecniche che possono sbloccare situazioni patologiche nel rispetto dei dettami della legge naturale, altro è intromettersi con violenza barbara, come ciechi stupratori, in territori intorno a cui la natura saggiamente ha innalzato ab origine confini che, se pur tecnicamente accessibili, debbono restare però, in ordine alle scelte genitoriali, spiritualmente e materialmente vergini.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaI ragionamenti fatti portano a poter rispondere alle domande iniziali con risposta negativa: il nato da una fecondazione eterologa, ossia il frutto dell’apporto artificioso e contro natura del patrimonio genetico di soggetti estranei alla coppia e non dal patrimonio dei due coniugi risultante dal loro atto coniugale così come permesso e voluto dalla natura, perde, strettamente parlando, la definizione qualitativamente rilevante di “figlio”, perché il contributo genetico portato o da spermatozoi maschili nel caso di infertilità maschile, o da ovociti femminili nel caso di infertilità femminile, toglie ai due coniugi originali la pienezza della loro genitorialità, estromettendo in entrambi i casi ben metà del corredo cromosomico necessario alla generazione: in un caso o nell’altro uno dei due coniugi originali – padre o madre che sia – viene totalmente estromesso. Diviene così impossibile parlare di loro “genitorialità”, così come il nato da tali processi in tutto esogeni alla coppia non può dirsi loro “figlio”.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNon a caso si sono presto verificati casi giuridicamente scabrosi, proprio per i problemi di identità delle cose generati dalla perdita dell’identità primigenia. Ma l’identificazione delle cose – della realtà – è l’operazione preliminare a ogni giudizio: riconoscere le cose è il processo gnoseologico su cui è costruita ogni logica, da quella informe e acerba del bambino a quella matura e completa in ogni sua piega del giudice costituzionale. Ma se l’identificazione delle cose viene interrotta da una mancanza di definizione di anche uno solo degli elementi oggetto di giudizio, il giudizio, se non vuole essere inficiato, va sospeso fino a che non si trovi la definizione appropriata.

9. SE SIANO NECESSARIE NUOVE DEFINIZIONI DEI SOGGETTI
CHIAMATI AD ATTUARE IL PROCESSO PROCREATIVO ETEROLOGO.

Nel nostro caso, uno dei genitori non genera, e se non genera non è più genitore. Cos’è? E il nato dall’incontro causato artificialmente tra il fertile dei due e i geni di un terzo, maschio o femmina che sia, cos’è? Non è ‘figlio’. Non è nemmeno ‘figlio adottivo’, e neppure ‘figliastro’, con cui si designa il nato da un precedente matrimonio, o da una relazione illegittima, considerato dal punto di vista dell’altro coniuge (che ne è ‘patrigno’ o ‘matrigna’).
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl termine più aderente parrebbe semmai ‘figlioide’: un ‘quasi figlio’, come dice il suffisso nominale -oide, che definisce qualcosa in quanto somigliante o affine a qualcosa, ma non in perfetta identità, come umanoide, artistoide, metalloide.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNel nostro caso la mancanza di perfetta identità, o somiglianza per difetto, è dovuta alla mancanza di ben metà del corredo genetico originario dei due genitori, soppiantata da quella di un terzo genitore che fa le veci dello sterile. Tale somiglianza per difetto si fa evidente nella fisionomia, naturalmente, che non è altro che la risultanza visiva ed esteriore, ma non per questo meno significativa e influente, di analoga e totalizzante dissomiglianza interna: psicologica, caratteriale, razziale, genetica e altro.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaNaturalmente il termine ‘figlioide’ si limita a definire strettamente la natura del rapporto in sé “genitori-figlio”, e non affatto la natura in se stessa del nato, che certo non è per questo paragonabile a quella di un umanoide, essendo quella di un essere umano a tutti gli effetti, perché la fecondazione, almeno allo stadio attuale delle procedure, non altera l’apporto del corredo genetico. Sicché il nato sarà un normale bambino, poi un adulto come tutti. Quello che è alterato è il rapporto, si vuole sottolineare, di figliolanza, ed è per questo che esso è definibile come quello di un “figlioide”: nei limiti stretti per i quali il termine indica la relazione spuria con quelli che dovrebbero essere i suoi genitori naturali, ma che per metà non lo sono.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaQuesta perdita di identificazione si fa più patente nel caso della madre, ossia quando l’apporto genetico è materno, sicché i geni femminili vengono impiantati nel grembo della donna che porterà la gravidanza. Come già si è visto con i casi dell’Aquila, dove è avvenuto uno scambio di embrioni, il problema di identificazione della madre qui si fa drammatico e irrisolvibile: è ‘madre’ chi dona i propri cromosomi e con ciò l’inizio di una vita in una precisa identità, o chi porta l’embrione che segue fino al parto, con ciò dando un indirizzo ambientale, “culturale”, temperamentale, psicologico, affettivo, a quel primo dato genetico assolutamente decisivo e originale in quanto a determinare “quella persona lì”, “quell’individuo lì” che già è lo zigote?
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaIl dilemma è assurdo: come si è visto fin dall’analisi dell’etimologia di “figlio”, è madre sia ‘colei che dà l’essere’ sia ‘colei che allatta’, dunque sia chi dà il primo germe di vita (lo zigote che chiama l’anima) senza il quale non c’è alcun successivo sviluppo, sia chi nutre con le proprie viscere, con il proprio sangue, con il proprio calore quel primo grumo di cellule che è già essere umano, anima compresa (un unicum!), e la sentenza data è mostruosa, dividendo come spada il bambino in due impossibili e indivisibili entità: quella di lui che non potrà mai sapere da dove viene, e quella di lui che crede di saperlo, ma che non lo sa, perché ciò che vede è falso.

10. IN COSA CONSISTA IL PROCESSO DI COSIFICAZIONE
DELLA PERSONA UMANA.

Va chiarito brevemente prima di tutto cosa si intende per ‘cosificazione’. Essa è un attentato, una violenza all’integrità della persona, è la riduzione della dimensione personale di un individuo, vivo di vita intellettuale e volitiva, a mero oggetto, a ‘cosa’ appunto, privato delle qualità che gli danno libertà e capacità di scelta per la teleologica tensione di raggiungere o non raggiungere il Paradiso (tensione vissuta o non vissuta, non ha alcuna importanza, perché il “cosificatore” non può in ogni caso conoscere l’Io del “cosificato”): la cosificazione è sempre atea, ossia, come ogni peccato, presuppone un Dio lontano, se non inesistente, perché per i “cosificatori”, per coloro che prendono parte attiva cioè a un processo di fecondazione eterologa, il seme, il grembo, lo zigote e via dicendo non sono res portatrici di realtà spirituali come anima, grazia, persona eccetera, ma sono pure e semplici realtà fisiche, biologiche, chimiche: sono puri e semplici oggetti disintegrabili a piacere.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaL’uomo è ridotto a oggetti, e ciò si capisce bene quando si pecca, p. es., contro il sesto comandamento, allorché, concupendo una donna, in realtà l’uomo non ne considera affatto l’insieme olistico spiritualemateriale di ‘persona umana’ strettamente analogata alla Persona divina che l’ha creata, ma ne considera unicamente una qualche parte più o meno desiderabile del corpo, e a quella specifica parte riduce tutta la ricchezza attrattiva, tutte le qualità apprezzative di quell’unicum.
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaAnalogamente, nel processo di fecondazione artificiale avvengono le riduzioni che si vedranno nei singoli soggetti coinvolti, che dal sublime insieme spirituale-corporale delle loro persone vengono immiseriti negli oggetti inani dei loro corpi, e fin nelle loro singole parti più strettamente operanti.   

11. COSA COMPORTA LA COSIFICAZIONE
DEI SOGGETTI COINVOLTI NEL PROCESSO ETEROLOGO.

Qui è si fa palmare l’ultimo punto che si voleva rilevare con questa breve disamina della questione: la reificazione assoluta e annientante di tutti e quattro i soggetti coinvolti nel processo eterologico: 1), i due coniugi; 2), l’elemento “terzo” o “intruso”, maschio o femmina che sia; 3), il bambino; intendendo con ciò la riduzione fino all’annullamento della dignità che sarebbe loro propria di ‘persone’ e la disintegrazione della loro olistica integrità.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica1) Sono cosificati i due sposi, separati uno dall’altro proprio nell’atto che avrebbe dovuto unirli e nel prezioso frutto di quell’atto mancato. Tale doppia separazione li cosifica nello spostamento da ciò che dovrebbe essere, appunto, il naturale frutto del loro atto coniugale, alla materialità artificiosa – e ricavata con metodologie moralmente illecite – di un seme di terzi (nel caso di infertilità maschile), e, nel caso di infertilità femminile, a quella di tre embrioni, tra cui quello che dovrebbe attecchire in seno alla donna; i due sposi vengono cosificati poi nella materialità macchinosa e alienante del delicato processo di inseminazione, ottenuto con passaggi dove tanto essi sono trattati come “cose” che, sempre nel caso dell’infertilità femminile, i due embrioni che accompagnano volenti o nolenti quello che avrà attecchito saranno eliminati come meri oggetti; se vengono trattati come oggetti i due embrioni perdenti (i due piccoli esseri umani perdenti), perché mai si dovrebbe pensare che è trattato come persona il vincitore e chi lo accoglie?

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica2) È cosificato “l’elemento terzo”, l’intruso, il supplente il coniuge sterile, chiamato tanto universalmente quanto erroneamente “donatore” con termine però del tutto immeritato: il suo indegno “dono” è meglio chiamarlo ‘prodotto’, e l’autore ‘produttore’, perché il dono è gratuito, e ciò che è qui in gioco è invece oggetto di scambio economico, cioè è quantificato in moneta sonante: prima cosificazione;  in secondo, egli è cosificato perché, nel caso fosse un uomo, egli dà luogo a un seme, in primo luogo, con illecita masturbazione, e questa è già un’improponibile e peccaminosa cosificazione; poi, come visto, lo vende, riducendo gli elementi originali riproduttori della vita di un uomo a squallido prodotto commerciale con un suo prezzo e un suo mercato, e questa è una seconda terrificante cosificazione, immorale almeno quanto la prima; nel caso della donna, poi, prestando essa il proprio corpo alla gestazione di un embrione non suo, cosifica se stessa sia nell’uso di sé quasi fosse un’incubatrice, ma non lo è, sia nella mercificazione che ciò comporta nel dare a tale artificiosa prestazione un valore pecuniario; la cosa è particolarmente ripugnante se si considera che tale operazione non comporta solo un passaggio – dal grembo di colei che non si osa più definire “la madre”, ma unicamente “la gestante”, al nascituro che le è stato impiantato – di beni materiali come il sangue e ogni altro nutrimento utile allo sviluppo del piccolo, ma, con essi, di tutti quei beni spirituali cui si è già accennato, di tipo culturale, affettivo, psicologico, ambientale, che favoriscono nell’individuo nascituro quelle che saranno poi alcune sue specifiche caratteristiche, comprese le predisposizioni a certe patologie piuttosto che ad altre. Per tutti questi motivi, anche tale operazione contro natura è ovviamente del tutto e assolutamente immorale.

Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolica3) È cosificato il figlio, infine, nel suo essere ridotto a banale prodotto di un processo tecnico-economico farraginoso, ad alto rischio di imperfezione e di insana conclusione; e la sua cosificazione è massima, cioè triplice, per essere esso di suo un soggetto passivo e debole, trasformato poi in dissociato, e, tutto ciò essendo, non può immettere a nessun titolo e in alcun modo la sua volontà, prigioniero ab origine di un percorso verso la vita del tutto contro natura: alienante. Tanto più che egli non avrà mai genealogia, non saprà mai chi sia il suo padre effettivo, l’intruso da cui ha ricevuto ben metà del suo patrimonio genetico, e ciò genererà certo in lui gravi e irrisolvibili problemi di identità: la sua cosificazione di fatto è per sempre, giacché per sempre gli sarà tolta la possibilità di conoscere la propria genealogia, nascosta da quella dei genitori fittizi. Ma la genealogia di una persona è tanto importante per quella tale persona da collocarla nel luogo caratteriale, temperamentale, culturale e sociale che è suo e di nessun altro.

12. CONCLUSIONE.

Questa triplice cosificazione, ossia questa triplice depersonalizzazione e disintegrazione dei soggetti coinvolti nel processo della fecondazione artificiale, unita alla palmare perdita di identità degli stessi e delle loro azioni, nella non-genitorialità dei genitori, nel non-coniugio dei coniugi, nella non-donazione dei cosiddetti “donatori”, nella non-figliolanza dei figli, permette e anzi porta direttamente a dover concludere che tutto l’insano processo in oggetto è senza dubbio atto irrimediabilmente contro natura. E in quanto tale ne dovrebbe essere senz’altro proibita la più che peccaminosa sua realizzazione. 
Aurea Domus - Metafisica e teologia cattolicaLa sentenza della Corte Costitzionale, davanti ad argomenti che, come questi, dimostrano il carattere tutto contro natura del processo fecondativo artificiale che ne è l’oggetto, dovrebbe dunque essere al più presto ritirata. 

E. M. R.    


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